Gabriel Garcia Marquez: che cosa puoi imparare da lui?


L’incipit è tutto, si dice, perché è l’elemento con cui si “aggancia” l’attenzione del lettore: se sbagli quello, rischi di perdere un’occasione d’oro.

In realtà, non ne farei una questione di vita o di morte; ho letto romanzi o racconti con incipit tranquilli, quasi sonnacchiosi, eppure si sono dimostrati ottimi.

Ma è vero che spesso rappresenta un biglietto da visita, e come ogni parte di una storia, più o meno lunga, è necessario dargli l’importanza che merita. Senza esagerare, né sottovalutarlo.

Non esiste una “ricetta” per costruirne uno efficace, e nemmeno è mia intenzione spiegare come costruirne uno che conquisti il lettore.
Siccome però occorre imparare dai migliori, meglio leggere l’incipit di “Cronaca di una morte annunciata” di Garcia Marquez.

Il giorno che l’avrebbero ucciso, Santiago Nasar si alzò alle 5,30 del mattino per andare ad aspettare il bastimento con cui arrivava il vescovo.

Lo scrittore sudamericano spesso confeziona degli incipit da manuale. Basti pensare a quello di “Cent’anni di solitudine”.
In una riga o poco più, Garcia Marquez ci svela il destino del protagonista (anticipato dal titolo, ma l’autore quasi non soddisfatto, insiste su questo aspetto).

Ci svela la sua identità, a che ora si alza, e per quale motivo: per andare ad attendere il vescovo.

E’ un bel rischio questo modo di procedere. Molti affermano che svelare, mostrare già quale sarà il cuore della storia (un assassinio nel nostro caso), vuol dire affidare troppe carte in mano al lettore, col rischio di vedere la sua attenzione scemare.

Se conosco la sorpresa contenuta dentro il pacco incartato, col suo bel fiocco rosso, che sorpresa è?

Questo modo di proporre la storia è in realtà frutto della sua attività giornalistica.

Chi scrive per un giornale, sa bene che per prima cosa deve indicare il nocciolo della questione; e in seguito sviluppare il resto, spiegare.

Molti dimenticano questo aspetto di Garcia Marquez: è stato prima giornalista, poi romanziere. E ha fatto tesoro di questa esperienza.

La lezione che si può trarre dal suo modo di narrare è: ogni storia ha le sue leggi e regole, e il talento permette di osare, sperimentare, adottare soluzioni che “tradizione”, “buonsenso” e “leggi” sconsigliano. E poi, non temere di svelare la sorpresa che vi è racchiusa. Dichiara subito quello che vuoi fare, e credi nella forza della parola. Se non vacilli, riuscirai a costruire una storia interessante. Ma devi credere nella parola.

Credere.

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