Scrivere zen – Considerazioni finali


Ho terminato di leggere “Scrivere zen” di Natalie Goldberg. Si tratta di una lettura da consigliare? La risposta è: sì.
Non sono d’accordo su alcune cose, e mi pare di averne già scritto in un post passato. Soprattutto, non mi convince l’idea che la scrittura possa risolvere, in un certo senso curare. Come se possedesse un potere taumaturgico; non è così o almeno, raramente riesce in questo intento. Di scrittori  finiti “sotto la ruota” per alcol, droga, e via discorrendo, la letteratura è piena.

Ma a parte questo giudizio (in fondo ha a che fare con la mia idea di scrittura, perciò criticabile), il libro è interessante. Grazie al suo modo di affrontare il tema, concreto ed essenziale. Americano, esatto.
Vuoi scrivere? Scrivi, ma per favore non tirare fuori scuse sul luogo, il tempo, l’ambiente, eccetera eccetera.

Hai il blocco dello scrittore? Scrivi. Del frigorifero, del cibo, della tua vacanza, del vicino di casa. Non accampare giustificazioni; fai qualcosa. Agisci. Prendi in mano la penna (o la tastiera del computer), e datti da fare.
Troppo semplice?

Un po’ l’ho pensato anche io. Quando si leggono i tormenti del buon Dostoevskij a proposito de “Il sosia”, si è portati a considerare questo tipo di consigli come perfetti per gli scrittori della domenica.
Però ho compreso che non era proprio così.

Per prima cosa, non ci sono regole, mai, e queste offerte nel libro, in realtà sono riflessioni. Spunti, o consigli che dir si voglia. Non ci sono affatto esercizi su come scrivere un racconto, un romanzo, o come contattare editor o casa editrice. Niente di tutto questo, per fortuna.
È un cammino il cui fine è preparare la mente ad accogliere la parola.

Come si capisce dal titolo, l’autrice pratica lo zen. E questa filosofia si sposa bene con la creatività, perché invita la persona a individuare l’obiettivo, e poi a procedere con determinazione e coraggio, eliminando quello che c’è di superfluo.
La “semplificazione” che si respira in queste pagine, a volte è eccessiva (secondo me), ma indica alla persona come comportarsi per avvicinarsi alla scrittura senza alibi.

La scrittura resta fatica, e anche se si riesce a praticarla con regolarità e discreti risultati, spesso non si arriva da nessuna parte.
Credo sia un buon testo per chi ha sogni di gloria, e pensa di riuscire a raggiungere successo con la scrittura. “Scrivere zen” dimostra come sia possibile raccontare storie, padroneggiare la scrittura, senza conseguire altro nella vita. Eppure, si raggiunge una limpidezza, una forza, che non può essere liquidata come “robetta”.

Questo in parte contraddice quanto da me scritto in apertura di post, sulla capacità di “curare” che le parole possiedono. È vero, ma non ci posso fare niente. Resto della mia idea, ma socchiudo la porta ad altre possibilità.

7 pensieri su “Scrivere zen – Considerazioni finali

    • Alla fine, anche se troppo ottimistico, è una lettura da fare. Credo infatti che la sua autrice grazie alla scrittura (o anche alla scrittura?) abbia raggiunto un equilibrio di cui giustamente è fiera, e ne rende partecipe gli altri.

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  1. Pingback: Scrivere zen – Considerazioni finali | Certi racconti sono un tiro …

  2. Io ho appena finito di leggerlo in inglese, Writing down the bones. Ho scritto alla Goldberg proponendole la traduzione ma mi ha risposto che era già stato fatto nel lontano 1987.
    Io l’ho trovato incredibilmente stimolante. Forse è per via della lingua.

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    • È uno di quei libri che continua a vivere, attraversa gli anni senza mostrare l’usura del tempo. Se si vuole gettare un’occhiata a cosa sia la scrittura, credo che rappresenti un buon punto di partenza.

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