Perché non provi a cambiare le cose?


Qualche settimana fa ho letto l’ebook di Mauro Sandrini “Elogio dell’ebook” (di cui ho scritto una specie di recensione). Bisogna leggerlo perché:

  1. non promette di diventare ricchi con il libro elettronico;
  2. non svela trucchi o strategie di alcun genere;
  3. cerca di dimostrare che la posta in gioco è qualcosa di più del vendere, vendere, vendere.

Già per questo meriterebbe di essere acquistato. Ma qui non è di questo che desidero parlare.

È un piacere scoprire che la mia ideuzza di scrittore che conversa (che deve imparare a conversare); e quella, altrettanto stramba di scovare la nicchia, forse hanno una qualche possibilità di radicarsi nel tessuto della società.

In fondo, molti si dicono disgustati di come funzioni l’editoria. Libri di ricette che scalano le classifiche; bravi autori che non riescono a emergere, oppure vengono bruciati dall’editore ingordo.
Case editrici che si barcamenano perché puntano sulla qualità, e i lettori sono quelli che sono. Librai che “spingono” i soliti titoli.

Perché allora tu, non provi a cambiare le cose? Se sei persuaso che la situazione è più o meno quella descritta, per quale ragione cercare di ottenere un contratto proprio da uno di quegli editori brutti, sporchi e cattivi? Cambia le cose.

I cambiamenti non avvengono entrando nella stanza dei bottoni, oppure mettendoci i nostri amici; bensì svuotando di senso e valore quelle stanze. Un esempio banale.
Nel Medioevo, il cuore della conoscenza era custodito nelle abbazie; una funzione importante, perché al di fuori di quelle istituzioni c’era ben poco.
Poi un uomo ha unito varie “tecnologie” già presenti, e ha offerto al mondo la stampa. Parlo di Gutenberg.

Non è diventato monaco per cercare di rendere il mondo migliore; ha fatto qualcosa di differente.

Ha reso la conoscenza più democratica, svuotando le abbazie del ruolo di depositarie del sapere, e rendendolo accessibile a una fascia di popolazione maggiore. Pur restando importanti, quegli edifici da centro del sapere, sono diventati periferia, o se non vogliamo usare un termine così forte: hanno assunto “un” ruolo, importante, ma perdendo “IL” ruolo che avevano.

Adesso hai il Web. Piattaforme di blogging come WordPress. Reti sociali come Twitter oppure Meemi (che è pure italiano). E tutto quello che desideri, è un contratto con un editore?
Non sei un tipo ambizioso.

2 commenti

    • Vero, se non c’è il proprio nome e cognome stampato da qualche parte (e deve essere stampato su carta), non sei nessuno. Quello che sorprende è la mancanza di volontà nel comprendere le opportunità di conversazioni che ciascuno ha, e che dieci anni fa, venti anni fa nemmeno esistevano nella più sfrenata fantasia. Però occorre lavoro, avere qualcosa da dire, e su questo in tanti inciampano e cadono rovinosamente a terra.

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