A margine del Vatican Bloggers Meeting


Attenzione, non è un resoconto, e neppure la cronaca di quello che è avvenuto lo scorso 2 maggio in Vaticano (ci sto lavorando, e non so quale forma prenderà).
Si tratta di una sorta di riflessione su quello che rappresentano per noi le nuove tecnologie, e l’uso che ne fanno gli altri. 

Esiste una realtà sotto gli occhi di tanti (che pochi colgono): l’informazione (quella dei giornali, delle televisioni, delle agenzie di stampa, eccetera), viene “creata” in poche capitali del Nord del mondo. Ecco perché se 15 tornado colpiscono l’Oklahoma, io italiano lo so, ma se bruciano 15 ettari di bosco ligure, dall’altra parte dell’oceano non lo sapranno mai.

Cosa c’entra questo coi blog e il Web? La peculiarità liquida delle reti sociali, capaci di aggirare le maglie della censura dei regimi totalitari, e accelerarne la caduta, esalta la determinazione delle persone a usare le nuove tecnologie per condividere il sapere.

Per immaginare scenari differenti, o confrontarsi con realtà che sui mezzi di comunicazione tradizionale non si vedono; e non si devono vedere. C’è un bisogno viscerale di raccontare a noi come stanno le cose. Di far sapere che ci sono milioni di uomini e donne che sanno indicare terapie, e diagnosi: e vivono nel sud del mondo. Perché noi ragioniamo per stereotipi.

La rete mobile in Africa, sta esplodendo, e di recente si è verificato il sorpasso sull’Europa. Qualcuno ne ha parlato? No, ovviamente, perché l’informazione che ci racconta dei 15 tornado in Oklahoma, non desidera offrire un’immagine dinamica dell’Africa. Lì è tutto fermo, immobile, e aspettano il nostro aiuto: questo è ciò che le persone in Italia e non solo, pensano di quel continente.

Le nuove tecnologie non sono solo un’opportunità per noi, bensì per coloro che non hanno mai avuto i mezzi per far sentire la loro voce. L’Africa è passata al mobile saltando l’analogico (le linee telefoniche tradizionali, non hanno mai coperto in modo uniforme larghe porzioni di quel continente). Adesso, desidera essere ascoltata. Stanno imparando a usare Twitter, blog e e-learning meglio di noi.

Sul palco già ora c’è un nuovo attore con cui sarà indispensabile fare i conti; rovesciare prospettive, cambiare opinioni e idee. Scrivo questo perché esiste il rischio che ci si senta proprietari esclusivi delle tecnologie del Web, e di sapere esattamente cosa farne. Gli altri si devono sedere, e imitarci.

La Rete, sbriciola il centro, non esiste più il modo giusto (manco a dirlo: occidentale), per affrontare i problemi. Vivere nella parte del mondo che ha creato blog o Twitter non ci regala alcun diritto particolare; al massimo, ci impone di ascoltare, e creare ponti. Se non ci avvicineremo all’altro con la volontà di imparare, o almeno di ascoltare, alla fine, come si dice dalle mie parti: ce la canteremo e la suoneremo. Però da soli, e sarà noioso.

I rischi non mancheranno: è il mondo nuovo, bellezza.

P.S.
So che non è esattamente un post in linea con l’argomento che di solito tratto (scrittura); o forse sì? 

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