La bussola dell’aspirante scrittore: vincere la materia


Questo post dovrebbe essere la parte seconda di questo. Avvertenza: non pretendo di fornire direttive ferree, mi limito a esporre i problemi che la scrittura crea o impone, e le strategie messe in atto per vincerli.
Si tratta solo di indicazioni.

Dicevo: mi sono trovato ad affrontare un ostacolo che non era la mancanza di idee, altrimenti detta “la sindrome della pagina bianca”. Ma non ho voglia di ripetermi: c’è appunto il post che spiega la faccenda.

Ne sono uscito (forse: non si può mai dire se ne esci davvero; oppure ne esci ma la prossima volta si ripresenterà sotto altre forme, e la soluzione dovrà essere diversa), lasciando spazio al piccolo protagonista.
Senza svelare troppo. C’è un bambino a un certo punto, ma lo affrontavo da adulto. Invece di permettergli di emergere, restavo inchiodato sull’adulto, e accanto a lui (meglio a lei), c’era questa piccola appendice.

L’ho scritto in passato. Se fai entrare un personaggio nella storia, o gli dai profondità e spessore, oppure affrettati a eliminarlo. Nel mio caso, continuavo a dare spazio all’adulto, e niente al bambino che al contrario, reclamava una parte che non fosse superflua.
Ho riletto quello che avevo scritto; accetta, bisturi, tutto senza anestesia. Più fa male, meglio è.

Ho sfoltito le parole, ho tentato di renderle più forti, e allora mi sono reso conto del mio errore. Il personaggio (il bambino di 5 anni), era una noce vuota. Mi sono chinato su di lui, e l’ho accudito, esattamente come avevo fatto con l’adulto.
Sono soddisfatto? Nemmeno un po’.

Anche se ho già usato la mia amica ascia, so che la userò spesso, in avvenire. Persino quello che adesso mi pare buono, tra due settimane sarà spaventoso quanto il graffiare con le unghie la superficie di una lavagna. L’essenziale è educarsi a abbracciare con lo sguardo ogni personaggio, non solo uno.

La materia non ha dignità: se ne sta lì a fare nulla. O ci metti le mani e le dai un’anima, un corpo, oppure resterà informe e pesante a sporcare le pagine. Devi quasi farci a pugni, e questo capita praticamente con ogni dettaglio, cosa o personaggio. Non è sufficiente che ci sia; ci deve essere per una ragione (anche solo estetica), valida.

Oltre a suscitare interesse (o a impedire che declini), è necessario che sia efficace. So che non è possibile mantenere il massimo livello di qualità sempre; se non ci riescono i grandi, ci dovrei riuscire io?
Scrivere non è arrivare alla fine della storia, o riempire di parole la pagina. È dare identità alla materia, renderla unica, riconoscibile…

2 commenti

    • A parer mio i dilettanti sono però troppi, poi ciascuno faccia quello che vuole, come ripeto spesso. Un “dilettante” che eseguisse operazioni chirurgiche sarebbe arrestato. Non pretendo tanto per chi sceglie di scrivere, ma almeno la consapevolezza della fatica, dell’impiego che pretende. Nemmeno quello…

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