Nella scrittura a volte basta solo spostare


Come sanno tutti coloro che hanno una pallida idea di cosa sia la scrittura, non è sufficiente spostare. Però in questi giorni leggo (con  lentezza) il racconto di Raymond Carver “Una cosa piccola ma buona”, nella versione di “Principianti” e “Cattedrale”.
Più avanti ne parlerò in maniera più articolata (nessuno si aspetti chissà cosa però).

Per adesso dico questo: a volte (non sempre) eliminare un aggettivo, cambiare un verbo, mettere un punto dove prima c’era una virgola, rende una frase più incisiva.
Nel mio racconto breve “L’intervista” si legge questa frase:

Squillò il cellulare, e sentì i passi di Inga in cucina che si fermava

Innanzitutto è perfetta per spiegare la differenza tra efficacia e correttezza. Possiamo definirla corretta? Certo, ci mancherebbe, almeno quello.
Efficace? No, per nulla. Come si fa però a capire che non va bene?

Non è difficile. Basta lasciar passare il tempo (qualche settimana, meglio ancora qualche mese: l’ho pubblicato a gennaio). E dopo averlo riletto con cura, riscriverla in questa maniera.

Squillò il cellulare. In cucina Inga si alzò da sedere

Non è da Nobel. È più o meno la medesima frase di prima, e in fondo non significa molto (bisognerebbe proseguire la lettura, lo farete tra qualche mese spero), e neppure accade chissà cosa. Uno squillo, una donna dallo strano nome che in cucina fa qualcosa. Nella prima stesura si ferma, nella seconda si alza da sedere.

Ho pure l’impressione che il punto messo a sostituire la virgola abbia un maggiore impatto; come tutti i punti certo. Però se leggo la prima versione la frase scivola via, si perde, come un rubinetto guasto. Nella seconda ha una compattezza, una vivacità che si fissa nella memoria di chi legge. Almeno mi pare.

Insomma, ha un sapore diverso; migliore? A me pare di sì. Mi spingo a scrivere che ha acquistato ritmo, suona meglio.
Il lettore non se ne rende nemmeno conto, ma lo gradisce. In fondo si tratta di dettagli che pochi notano, la maggioranza legge e prosegue.

Scrivere è costruire una storia di cui tanti apprezzeranno solo la superficie. Non importa.

6 commenti

  1. Le due frasi però sono diverse. Nella prima dai l’idea che Inga stia andando da qualche parte, ma si ferme perché sente il cellulare. Tutto questo è visto da un’altra persona (sentì).

    Nella seconda, invece, c’è solo Inga. La frase dopo il punto però contiene un’informazione inutile (da sedere) e differisce dalla prima perché Inga non è più in movimento.

    Secondo me devi scegliere cosa vuoi mostrare.

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    • Su “da sedere” credo che tu abbia ragione: anche Morena consiglia di togliere. L’intenzione era creare una sorta di stacco, spostando l’attenzione dentro la casa. Dopo in realtà ho aggiunto dell’altro (non molto), per definire meglio questa Inga. Adesso mi rendo conto che la donna assume un rilievo un poco maggiore rispetto a prima. Se ritocchi, cambia sempre tutto: questo me lo devo ricordare 🙂

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  2. A volte, solo per cambiare una parola ripetuta con un sinonimo, ho dovuto cambiare verbo. Ma il verbo me lo ritrovavo ripetuto due righe dopo, allora cambiavo la frase ma cambiando la frase, dovevo cambiare anche la precedente e a volte le due successive. Finiva che dovevo riscrivere il paragrafo.
    Ma, per fortuna, spesso mi accorgevo che c’erano molte parole inutili e finivo per togliere tutto.
    E via di Vorpal.

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    • È vero. E che dire quando tre parole di seguito iniziano con la stessa lettera, e questo è il risultato della riscrittura? Viene quasi da piangere. Poi sfoderi l’ascia e quello che ne esce è migliore.

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