Cosa ti serve per aprire un blog?


(Post modificato nel luglio del 2018).

Aprire un blog: che risorse ti servono? Questo è un post che non vuole affatto dissuadere gli autori indipendenti dall’aprire un blog; anzi. Da anni non faccio altro che parlare dell’importanza del blog nella strategia di chi si autopubblica, perché a parere mio solo questo mezzo permette di creare, mese dopo mese (col tempo), una piattaforma di lettori. I propri lettori. Ma siccome sono certo che molti lo aprono, e non tengono in conto dell’impegno che pretende, è facile che dopo qualche mese si decida di mollare. Meglio sapere sin da subito che cosa ti aspetta.

Che cos’è un blog?

Forse credi di sapere la risposta: si tratta di un CSM (acronimo di Content Management System ovvero Sistemi di gestione dei contenuti) e di solito la scelta è tra WordPress (come quello che ospita il mio blog), e Blogger (che appartiene a Google).
Io credo che questa risposta sia un po’ troppo semplice. In realtà il tempo passa e sono sempre più certo che col termine di “blog” ci si debba per forza riferire ai lettori (ai tuoi lettori), interessati alla tua voce. L’aspetto tecnico è solo una cornice (importante): ma tu come autore indipendente non puoi aprire un blog se non hai ben chiaro in testa che userai questo mezzo per raggiungere i lettori. Che poi diventeranno, appunto, i tuoi lettori. Sono loro (o meglio: la conversazioni che col tempo riesci a generare con essi), la vera misura del successo di un blog.

Leggi: Creare un blog a cosa serve?

La regola principe: semplicità

Il blog deve veicolare i tuoi contenuti. Quindi un design sobrio, come semplice deve essere la formattazione. Tutto deve avere come unico obiettivo non la “bellezza”; ma la leggibilità dei tuoi contenuti.
Ormai i contenuti vengono letti moltissimo su smartphone oppure tablet: quindi credo che sia inutile raccomandare l’adozione di una soluzione responsive (vale a dire capace di adattarsi al dispositivo sul quale sarà visualizzato).

Blog gratis o a pagamento?

Sia Blogger che WordPress offrono una versione “base” gratuita. Di solito un po’ tutti scelgono proprio questa, e anche io (se sei agli inizi e ovviamente non puoi vantare grossi numeri) credo che per il primo anno tu possa tranquillamente evitare di spendere per la versione “Pro”. Ma devi seriamente pensarci, mettere in conto il “salto di qualità”, appunto. D’altra parte un autore indipendente SA che a un certo punto deve mettere mano al portafogli, e spendere. Per esempio per realizzare una buona copertina per i suoi libri; per l’editing della sua opera. O ancora per passare a una versione “Pro” del blog, certo. I costi? Per chi usa la piattaforma WordPress SiteGround sembra una delle scelte migliori. Economici, professionali, da qualche anno hanno aperto in Italia una filiale e forniscono assistenza nella nostra lingua (sono statunitensi). Di fatto pensano a tutto loro, a un prezzo abbordabile. Quando il tuo blog inizierà a “ingranare” dovresti iniziare a guardare a loro (ma non sono gli unici, ovviamente).

Meglio una piattaforma proprietaria?

Alcuni però non amano queste soluzioni troppo “simili”, e prediligono ignorare sia WordPress che Blogger e puntare la loro attenzione su piattaforme proprietarie. Come puoi ben immaginare (se questa è la tua intenzione), qui devi mettere mano al portafoglio per davvero. Credo che sia praticamente impossibile spendere meno di 1000 euro (in media), ma a questa cifra devi aggiungere anche altri elementi (meglio concordare tutto prima che avere brutte sorprese dopo). Quali? Il costo per il dominio (qualcosa come: http://www.tuo.nome.cognome.com oppure .it) che deve essere essere rinnovato ogni anno (altrimenti lo perderai: anche se scegli SiteGround o qualcosa di simile ogni anno dovrai rinnovare hosting e dominio). Il costo per aggiornare i plugin e tutte le operazioni che rendono efficiente il tuo blog. Anche qui meglio concordare prima col professionista, ma è da ipotizzare una spesa media (annua) di almeno 200 euro. Ecco perché molti prediligono le soluzioni gratuite; oppure quelle come SiteGround.

Leggi: Cosa aspettarsi da un blog?

Pensare una strategia per il tuo blog

Sì, io ho iniziato questo blog senza pensare ad alcun calendario editoriale né, a quei tempi, mi sono mai messo a riflettere su cosa scrivere, come farlo nel modo migliore, o sulla necessità di scrivere titoli e post per i lettori, e quindi per Google. È un errore? Col senno di poi posso dire di sì, ma so anche che buona parte delle persone che hanno aperto un blog, e poi lo hanno visto crescere a dismisura, agli inizi lo hanno fatto per… Caso. Oppure perché lo facevano un po’ tutti, e hanno seguito la corrente.

“Strategia” è la tecnica per individuare i tuoi obiettivi, e i modi e i mezzi per conseguirli.

Anche per via della mia esperienza credo che sia bene avere una strategia sin dall’inizio e per una ragione piuttosto semplice. Risparmierai tempo. Non dovrai affatto ripartire, modificare la tua “rotta” mentre sei già in cammino.

Io per esempio ho sbagliato parecchio nella gestione di questo blog. Proprio perché non avevo definito una strategia, ma procedevo “a occhio”. Quindi chi giungeva su queste pagine non capiva chi diavolo ero: scrivevo storie? Oppure ero un esperto di contenuti che forniva la sua esperienza (o almeno ci provava), ad altri autori indipendenti? Quale delle due era la mia attività principale? L’intestazione che ho fatto realizzare da una grafica credo che abbia alla fine eliminato parecchi dubbi e perplessità. Sono un raccontastorie (quindi: scrivo racconti, romanzi), e condivide con chi passa da queste parti alcuni insegnamenti e lezioni che gli errori commessi mi hanno impartito.

Spunti per creare la tua strategia

Io ignoro quale possa essere la tua strategia perché ignoro per esempio il genere di storie che scrivi; e non è un dettaglio da poco, in verità. Se hai gettato un’occhiata ai link presenti in questo post avrai scoperto che per me il metro per misurare il successo di un blog NON è il numero di visitatori giornalieri: bensì i commenti. Scopo di un blog è conversare, ed è la conversazione che semina. La raccolta avverrà dopo quando cioè la tua opera apparirà e sarà autopubblicata: e quelle conversazioni, le persone che hanno stabilito con te un legame, una conversazione appunto, volentieri metteranno mano al portafoglio.
Comunque, ecco i miei spunti:

Usa Google Trends. È lo strumento gratuito che Google mette a disposizione di chiunque per capire che cosa  le persone cercano sul Web (i “Trend”, appunto). Ti permette di capire se quello che hai in mente ha oppure no un seguito e un interesse (e di quale misura). Ricorda che non puoi evitare di capire che cosa vuole il lettore, e per fare in modo che diventi il tuo devi andare a cercarlo dove si trova.

Usa Google. Il miglior mezzo per  trovare spunti e “annusare” da che parte tira il vento, è il motore di ricerca Google. Non limitarti però ad agire come tutti, digitando qualcosa nel campo di ricerca e osservando poi i risultati. Ricorri invece agli operatori di ricerca.

Leggi: Perfezionare le ricerche sul Web.

Sii sociale. Cosa voglio dire? Se trovi un contenuto buono, condividilo. Se un post ti ha colpito: commenta (ma solo se il commento è sincero e soprattutto se “serve” ad ampliare la conversazione). Un autore indipendente non può davvero pensare (all’inizio della sua avventura, ma anche in seguito), di agire da solo e di badare esclusivamente a sé stesso, ignorando gli altri. Gli orsi, i solitari, gli arroganti realizzano il vuoto attorno a loro; e tu invece hai bisogno di? Esatto: creare conversazione attorno al tuo nome, renderlo riconoscibile, per far emergere la tua voce. E agli inizi per raccogliere le prime visite i commenti sono un buon mezzo per farsi conoscere (ma ripeto: commenta solo se hai qualcosa di intelligente da dire. “Bel post!!! Passi dal mio blog????” NON è strategia. Ma spam).

Sii costante. Questo è l’aspetto più difficile, soprattutto agli inizi. Non vedrai risultati e il desiderio di mollare sarà forte. Forse per mesi non vedrai niente. Credo che sia un periodo “necessario”, perché effettua la cernita tra quanti scrivono per passione (e terranno duro, e alla lunga vedranno dei risultati), e chi invece lo fanno perché… Boh! Se fai parte della prima categoria: sii costante. Per tutti gli altri: arrivederci.

Autopubblicazione e blog: quale strategia?

La sfida più difficile: trovare il tempo

Prima di tutto devi trovare il tempo per realizzare i tuoi contenuti. Lo so: è un problema. Non so quante volte ho sentito ripetere che non è possibile lavorare, vivere, scrivere (nei ritagli di tempo), e poi anche creare buoni contenuti per un blog. Me ne rendo conto. E ovviamente non puoi certo delegare la gestione del tuo blog a terzi: ci devi pensare tu.

Quello che io posso consigliare è molto banale: trova il tempo. Taglia via la televisione e le tue serie preferite (questo è un consiglio che arriva anche da Stephen King). Se vuoi essere un autore indipendente, e aprire un blog diventa a quel punto quasi inevitabile, devi trovare il tempo. Non ci sono scappatoie.
D’altra parte ho già scritto su queste pagine che non è necessario scrivere uno o più post al giorno. L’obiettivo non è ammorbare i lettori; ma offrire contenuti fuori dall’ordinario. Quindi anche un post alla settimana può andare bene.


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6 pensieri su “Cosa ti serve per aprire un blog?

  1. Migliaia di accessi dopo un mese è impossibile in Italia. Non ci sono i numeri per fare quegli accessi, specialmente se sei solo tu a scriverci.

    Il mio ha sei mesi e ho la media di 140 accessi al giorno. Su quello delle recensioni dei libri, che ha 3 anni e mezzo, ne ho quasi 600 al giorno.

    La storia della morte dei blog mi ha stufato, è una cosa che viene tirata in ballo ogni anno. Qualcuno pensa anche di migrare su Google+ e abbandonare il suo blog… ottima pensata, così se Google – che ti sta dando un servizio gratuito – decide di chiuderlo, tu ti ritrovi ad aver perso tutto quello che hai scritto.

    Il blog richiede passione e tempo, certo. A me diverte scrivere, tanto che ho in progetto di aprirne altri, in collaborazione con amici.

    Anche secondo me ha senso aprirlo se serve. Però, se sei un professionista, secondo me è impensabile non averne uno.

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    • Sono d’accordo praticamente su tutta la linea. Il bello è che i discorsi su fare i soldi, aumentare gli accessi con strategie, trucchi, eccetera eccetera, continuano ad andare alla grande. Non capisco perché le persone non seguano appunto le loro passioni, ma forse non en hanno nemmeno una. Sarebbe terribile secondo me.

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