Le mie letture – Niente trucchi da quattro soldi


A volte non so come andrà avanti la storia. Mi stupisco di leggere quello che ho scritto. Leggo e penso: “Ah, interessante, cosa succederà adesso?”

Ci sono molti modi per scrivere ma per scrivere con onestà? Non è un caso se questo libricino edito da Minimum Fax ha come sottotitolo un eloquente: “Consigli per scrivere onestamente”.
A scriverli Raymond Carver, a metterli in fila con un’introduzione di Marco Cassini, la casa editrice che in Italia per prima intuì che cos’era Carver.

Uno scrittore? Si capisce.
Uno straordinario artigiano della parola? Anche.
Un umile autore che mai è salito in cattedra a insegnare, ma che è stato allievo della vita sino alla fine dei suoi giorni? Pure.
Un uomo che non temeva di condividere quello che sapeva con i suoi allievi? Certo.

I frammenti di questo libro provengono da interviste e saggi che l’autore forse più frainteso del Novecento ci ha lasciato. Frainteso perché? Quell’etichetta di “minimalista” è ridicola quanto le brache sui nudi di Michelangelo nella Cappella Sistina. L’America che ci viene incontro attraverso la penna di Carver è l’unica che ha diritto di cittadinanza a questo mondo. Perché genuina, fatta di uomini e donne che nessun rotocalco o reality ha costruito.

Con questo libro si ficca il naso dietro le quinte. Un po’ come “Il mestiere di scrivere” (editore Einaudi), però rispetto a quello, questo ha il profumo della bottega dell’artigiano. Il profumo: strano vero?

Il bello è che non c’è nulla che si possa copiare, perché in letteratura non è possibile. C’è invece l’idea di Carver a proposito delle parole, del loro peso, del potere che nascondono. Soltanto lavorando duro (riscrivendo e riscrivendo), si ha la possibilità di scatenarne davvero l’energia.

In un momento in cui tutti scrivono, dove la parola allaga, sfonda gli argini e travolge (perdendo per strada il suo valore, la sua efficacia), leggere Carver, leggere questo piccolo libro costringe a osservare con occhi più prudenti i propri scritti. Da una parte, si sente tutta l’inadeguatezza a sostenere l’impegno che la scrittura pretende.

Dall’altra però ecco uno scrittore morto appena cinquantenne, che incita, incoraggia a prendere sul serio la parola. Non è il professorone, il grande nome che lustra le piume sotto i riflettori. È l’uomo che ancora adesso si china all’orecchio di chi legge le sue storie, le sue interviste o saggi: e chiede onestà.

Minimum Fax. Traduzione di Riccardo Duranti.

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