Le mie letture – Belli e Dannati


Tutto l’odio maligno che alberga nel cuore pazzo di febbraio si era infiltrato nel gelido vento che, desolato, imperversava crudelmente per Central Park e lungo la Quinta Avenue.

Doveva essere bella la vita a New York negli anni precedenti la Prima Guerra Mondiale. Qui troviamo Anthony Patch, nipote del ricchissimo (e vecchio) Adam, che trascorre le sue giornate senza fare niente di particolare. Se lo può permettere. Perciò cene, teatro, balli, frequentazione di amici e bottiglie, di ragazze, qualche discussione sulla letteratura, e basta.

Finché incontra Gloria, una giovane donna non molto dissimile da lui: cene, teatro, frequentazione di uomini e bottiglie, balli… Contro tutte le previsioni (soprattutto di loro due), si innamorano e si sposano. La vita prosegue uguale. Che si tratti di California o della costa Est degli Stati Uniti: cene, balli, ricevimenti, amici, teatro, festicciole dove si alza il gomito. Di tanto in tanto l’idea di combinare qualcosa. Cercarsi un lavoro: magari corrispondente al fronte di qualche quotidiano (nel frattempo la guerra in Europa è iniziata)? O scrivere un libro?

Ma lo splendore di quella vita è troppo forte per non sentirne il fascino, ed è uno splendore che nasconde il vuoto dell’esistenza, e l’unico modo per sfuggirgli è godersela.
Purtroppo le persone non sono puro spirito, ma hanno a che fare con cose materiali. Conti da pagare, affitto, poi screzi, qualche lite. La vita matrimoniale comincia a avere qualche scricchiolio: non importa, basta divertirsi di più.

Finché una sera il nonno ricchissimo (pure moralista, adesso che è vecchio), irrompe nella casa di campagna dei due giovani, impegnati con altri a divertirsi. Osserva, gira sui tacchi e se ne va. Farà due cose: riscriverà il testamento, e con un tempismo di rara efficacia si metterà a letto e tirerà le cuoia.
Anthony e Gloria che avevano cullato con amore i germi della loro rovina, avranno così l’occasione per iniziare un declino in piena regola, e… impugnano il testamento.

Il romanzo di Francis Scott Fitzgerald intitolato “Belli e dannati”, ha tutte le caratteristiche per far uscire dai gangheri il lettore. Qualunque cosa Anthony decida, non la porterà mai a termine; c’è sempre una bottiglia o una festa dove andare a divertirsi, ci penseremo poi… Quando si arruola, riesce a finire in prigione.
Gloria rompe gli indugi per darsi al cinema, ma è ormai troppo tardi.

Però è una gran storia che riserva alla fine pure una sorpresa, e anche se tutto è perduto e corroso, non importa.
NON consiglio l’edizione ebook di Newton e Compton (che ho acquistato io): per due motivi. La traduzione è datata (si legge “nepote” tra le tante cose), ma soprattutto ci sono troppi refusi. Esempio:

Di lui si diceva che. se non fosse arrivato (…)

Nel 1909. quando si laureò (…)

insieme con lui. compiendo (…)

Ciò lo divertiva e. in segreto (…)

Nel corso dell’anno che. da allora, trascorse, (…)

alla temperatura dell’acqu si rilassò (…)

Eccetera eccetera.
Non solo. I protagonisti prendono in affitto una casa a Marietta, che dopo qualche pagina diventa Manetta, torna a essere Marietta e finalmente si decide, e assume il nome definitivo di Manetta.
Secondo Google Maps esiste la prima, non la seconda.

Eppure. Nonostante i difetti dell’edizione, è un gran ritratto di una coppia incapace di normalità. Mentre gli amici si “sistemano” in qualche maniera, cercando di dare un senso “profondo” alle formalità con cui rimpinzano le loro giornate, Gloria e Anthony perseguono i loro obiettivi con una tenacia che ha dell’assurdo. Basta gettare un’occhiata alla deriva che imboccano, abitando case sempre più umili.

Alla fine, si prova simpatia per il loro modo di concepire la vita, non perché sia giusto, ma perché è sincero. Sono deboli, detestabili, ma odiano l’ipocrisia che li circonda, condannata certo, per essere in seguito adottata in fretta e furia perché “il tempo passa”.

Scott Fitzgerald forse non è al suo massimo: fantastico quando descrive la discesa, la vita quotidiana che rincorre il nulla, la leggerezza sfrontata di Gloria.
Di tanto in tanto il suo giudizio sulla coppia trapela (forse era lui che si metteva sul banco degli imputati?), e se evita di essere crudele, ci riesce perché è un grande autore, e ne è consapevole. Ma poteva fare un passo indietro e evitare una certa retorica. Non ha ancora affinato la capacità di rendere sobria la narrazione, che troveremo in altre sublimi opere; e per questo a volte “abbonda”.

Ma riesce a scrivere una convincente storia americana dove il protagonista è il declino. Respinto, rinviato, annegato nell’alcol, esorcizzato dalle cene, dai soldi, dalle feste; ma inevitabile. Abbracciato con foga (dai due protagonisti), o rimandato (dagli amici) sognando orizzonti di gloria nelle trincee dell’Europa, o nella letteratura o nel cinema.

“Belli e dannati” è un ritratto cupo dell’anima vera degli Stati Uniti. Al di là delle luci e dell’orgia di gioia e piaceri, gli USA si trovano da sempre a recitare una parte muscolosa e gagliarda, per trovarsi poco dopo a piangere inginocchiati e insanguinati. Questo fa imbufalire i patrioti ma è la realtà, e “Belli e Dannati” colpisce nel segno.

Belli e Dannati (The Beautiful and Damned). Editore Newton & Compton. Traduzione di Pier Francesco Paolini. Introduzione di Massimo Bacigalupo.

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