A caccia del talento


Alcuni affermano che la facilità di scrittura, sia un sintomo della presenza di talento.

Sì, e no.
Esistono un discreto numero di autori che scrivevano pagine e pagine di ottima qualità (non è proprio così, ma facciamo finta che lo sia). Nel loro caso, ci troviamo davanti alla prova di un talento straordinario, però questo non basta. Siccome ciascuno di noi è un essere unico, allora ciò che vale per Caio, non vale per Sempronio.

Sia il racconto, ma soprattutto il romanzo, sono una macchina narrativa complessa, che richiede applicazione, disciplina e la caparbietà di un maratoneta. Una buona partenza è solo una buona partenza, anzi questa può persino essere controproducente.

Ammesso che esista, dopo dobbiamo capire se abbiamo intenzione di accettare la sfida e l’impegno che comporta. In pratica, significa riorganizzare la nostra vita attorno a lui, e togliere dalla nostra quotidianità qualcosa che sino a poco prima era importante, o molto importante.
Scrivere ogni giorno può essere seducente in principio: dopo dieci giorni comincia a trasparire una certa stanchezza. L’urgenza che ci divorava, adesso pare meno aggressiva.

Certo, può essere solo “stanchezza”, è normale avere dei momenti nei quali si vorrebbe fare dell’altro. Secondo me, è meglio farlo. Per quel poco che so, dietro le quinte le parole continuano a elaborare, è una specie di fucina che non dorme mai. Perciò quando dopo ci si siede alla scrivania, ricominciare è più semplice. Anzi non è nemmeno un ricominciare: è una continuazione.

Forse se non sentiamo il “rumore” della fucina che lavora anche quando siamo al cinema, se gettiamo un’occhiata alla fornace e il fuoco è spento, allora questo potrebbe essere un indizio. La scrittura forse non fa per noi. Il talento magari c’è, ma gli manca quella urgenza che fa apprezzare un buon film, ma la scrittura è meglio.
Si tratta di un insieme di ingredienti, e alla fine c’è sempre qualcosa di diverso che fa la differenza.

Quindi sono necessari:

  • Disciplina. Credo di averlo già scritto in passato: non si tratta solo di scrivere un’ora al giorno. O due. È un educare se stessi a piegare i sensi a quello che è genuino, reale, e far sì che sia reso in modo efficace;
  • Ossessione per la scrittura. Diventa quasi impossibile “staccare”. Non esistono vacanze o ferie perché il cervello è sempre con la tastiera in mano (lo so che il cervello non ha mani, non sapevo come rendere il concetto), e scrive;
  • pazienza (questa poi in quantità ciclopiche);

e forse tutto questo, e altro, contribuiscono a rendere il talento una specie di fuoriserie.
Ci sono invece una serie di ingredienti di cui l’autore esordiente non ha affatto bisogno. Sono:

  • Gli incoraggiamenti. Li cerca, li trova, ma dopo dodici secondi netti si ripeterà che sono solo chiacchiere, “Dicono così per farmi contento. Sono una scarpa usata, e nient’altro!”;
  • Le critiche. Le cerca, le trova. Dopo dieci secondi netti le ignora. O perché sono troppo severe, o perché non lo sono abbastanza;
  • I paragoni. “Ho letto quello che hai scritto, mi sembrava di avere tra le mani un racconto di… (aggiungere qui il nome di uno scrittore). Se le persone si rendessero conto del dolore (piccolo, uno spillo che trafigge il palmo della mano, niente di mortale come si può immaginare) che provoca una tale affermazione. Fa piacere, ma per due secondi. In alcuni casi, l’autore non ha la più pallida idea di chi sia lo scrittore al quale viene paragonato. In altri, lo sa bene, e questo lo precipita nello sconforto. Chi scrive non è una persona normale, e di certo penserà: “Allora sono solo una copia! Non ha il coraggio di dirmelo, ma pensa che ho copiato!”. La mancanza di un viadotto nelle immediate vicinanze impedisce il gesto estremo.

Alla fine di questo post, non c’è una conclusione. Desideravo solo mostrare quanto sia complesso capirci qualcosa, per poi arrivare alla fine ed essere costretti ad ammettere che sul talento, non è possibile fissare un’etichetta con l’elenco di tutti gli ingredienti. Se li possiedo, allora ce l’ho. No.

Meglio diffidare di quanti affermano di saperlo definire; e starei alla larga anche da questo post…

9 pensieri su “A caccia del talento

  1. Stanchezza di scrivere tutti i giorni? Scherzi? 🙂
    Magari potessi scrivere 10 giorni di fila. Mi pesa fermarmi il sabato e la domenica. Fosse per me eviterei ogni forma di vita sociale, comprese le persone care (anche il mio ragazzo! ops…), per settimane, pur di scrivere in maniera costante un certo numero di parole al giorno. Certe volte sento che le altre cose (o le persone) mi sono d’intralcio, perché voglio scrivere. La capacità di scrivere aumenta più scrivo e, se l’interruzione diventa lunga (anche solo due giorni), sebbene muoia dalla voglia di farlo, di fatto riprendere è più difficile, quando mi metto davanti al foglio bianco, perché quell’emozione di due giorni prima è volata via e riprenderla è impossibile. Devo trovarne una nuova e questo mi fa incavolare.
    Vorrei stancarmi di scrivere per godermi qualche giorno di vacanza senza rimorsi, ma non ci riesco. È come una droga 🙂
    L’unica soluzione è finire di scrivere quello che sto scrivendo, presto. Non avrò pace fino ad allora.

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  2. Io difficilmente posso scrivere tutti i giorni, ma è una cosa che mi fa soffrire molto. Fosse per me non farei altro! Ma non sempre si può…

    La frase migliore del post secondo me è: “Chi scrive non è una persona normale”.
    E lo dico da scrittrice. Siamo tutti un po’ “anormali”, ma nel senso buono del termine!
    Sono d’accordo sul fatto che il cervello scrive sempre, anche quando fa altro!

    Bellissimo post, anche se ci sono alcune cose che non condivido. Per fare un esempio, secondo me le critiche sono molto importanti per crescere!

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    • Le critiche sono utili, è vero. Ma chi scrive è un tipo strambo, un momento le apprezza (e si deprime magari perché colgono nel segno), un momento dopo le ignora (perché non colgono nel segno). Flannery O’Connor diceva: “Sono aperta alle critiche ma solo nell’ambito di quanto cerco di fare; e non c’è verso di convincermi a fare diversamente”. Credo che sia questo il modo giusto per accoglierle.

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  3. Pingback: A caccia del talento « My scrapbook

  4. Ciao, vengo dal blog di Romina e leggendo il meglio del mese di Settembre, non potevo non leggere questo tuo post. Hai ragione, quello che vale per Caio non vale per Sempronio ma in genere se hai talento alla lunga vien fuori. Dando per scontato il dono del talento, quello che fa la differenza è la disciplina. Scrivere e scrivere e scrivere ancora. Se potessi smetterei di lavorare per scrivere, convinta come te che, una volta diventato un lavoro, comincerei a scalpitare di nuovo. Non escludo con minore foga, però. E’ che quando l’urgenza si assopisce, resplode quando meno te lo aspetti, perchè è sempre lì in attesa di emergere.
    A presto
    Raffaella

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