Porsi delle domande


Nel materiale inedito che è inserito in fondo al libro “L’amore dell’ultimo milionario”, sono compresi anche gli appunti di lavoro di Scott Fitzgerald. Ci sono alcune domande a proposito di un paio di personaggi, le risposte. Frammenti che poi sarebbero stati sviluppati e inseriti nel libro (o forse no). Considerazioni. Appunti.

Ecco perché preferisco leggere i romanzi, e scribacchiare racconti. Chi vuole cimentarsi con un’opera del genere dovrebbe prima di tutto fare un giro nell’officina di chi scrive per rendersi conto del lavoro che richiede.

Uno dei miei errori, dalle conseguenze catastrofiche, e che ho coltivato con amore per anni (anni), è stato di pensare che se hai un’idea, allora puoi scrivere un romanzo. E che il romanzo si scrive così: inizi da A, passi a B, arrivi a C e chiudi a D.
No.

Questo non è un romanzo, ma la lista della spesa:

 

1) Macellaio

2) Drogheria

3) Lavanderia

4) Panetteria

 

Che cosa ho fatto? Un viaggio? Sono forse un esploratore? No; si trattava della spesa appunto.
Non è affatto una questione di quantità, ma soprattutto (e sempre) di qualità.  Ma questo è evidente a chiunque, o dovrebbe esserlo. Quello che in realtà sfugge, è che un’idea deve essere lavorata per bene, perché altrimenti non ha sufficienti mezzi per arrivare da qualche parte.

Affermare: “Desidero mostrare gli effetti della crisi su una famiglia-tipo, situata nel centro Italia”, non è un’idea, ma un proclama. Purtroppo un sacco di persone faranno a gara per complimentarsi, perché apparirà “forte” e “genuina”.

In realtà non è niente del genere; che poi piaccia, o che trovi il suo pubblico e persino un editore è un’altra questione. Le storie funzionano solo se ci sono personaggi, non le loro idee. Per arrivare ai primi, occorre mettere da parte le proprie idee e lavorare bene su quello che li rende almeno interessanti.
Come sempre, da qui in avanti non ci sono altre indicazioni disponibili. Purtroppo è una faccenda del tutto personale, per questo sarebbe bene diffidare di corsi di scrittura che dicono “come fare”.

A mio parere, i migliori sono quelli che dicono “come NON fare”.

Naturalmente, visto che viviamo nell’età del “Come diventare ricchi in poche mosse”; “Come cambiare vita in tre giorni”; tutto quello che richiede impegno (quindi: me la devo cavare da solo), viene visto come raffinato espediente per tenere alla larga scritture geniali. Non è così. Ci vuole proprio impegno.

In questo arcipelago chiamato “Impegno” esiste anche la fase (forse la più importante) che prevede il porsi le domande. Pare una banalità, ma di solito lo evitiamo sempre; soprattutto quando si scrive.
Buona parte degli scrittori utilizza questo espediente: “E se?”. A volte quello più efficace è “Quindi?”.

“Desidero mostrare gli effetti della crisi su una famiglia-tipo, situata nel centro Italia”

 

Quindi?
Che vuol dire: “Scendi dal pero, e dicci qualcosa di concreto. Mostraci la polvere, il sudore, la fatica. Il resto sono chiacchiere.”
Già.

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