La parola picchia duro


Il sogno di chi scribacchia è quello di starsene in un posto tranquillo, silenzioso, senza che nessuno lo disturbi. Siccome non accade mai qualcosa del genere, costui si lamenta di essere angariato in mille modi da un destino cinico e baro. Di essere boicottato.
Niente di più sciocco.

Ciò che sta alla base di questa considerazione, è l’idea che tanto lavoro produca buon lavoro. È chiaro che se produco viti e bulloni è meglio che siano in grande quantità.

Però qui parliamo d’altro.

Prendiamo a esempio la poesia; un genere che non frequento in quanto capra. Chi la pratica con amore, e devozione, sa quanto sia importante la virgola. Quella parola e solo quella. Non è importante riempire la pagine, ma al contrario liberarle di tutto quello che intorpidisce e confonde, per arrivare al cuore. Che si nasconde sempre in basso, molto in basso.

Chi invece scribacchia racconti o romanzi ha lo stesso problema ma non lo sa. Deve arrivare al cuore, e crede che sia possibile solo se attorno tutto si ferma. Il buon Raymond Carver scriveva nei ritagli di tempo, e non è stato certo l’unico.
Se si è pressati, è meglio.

Dostoevskij scrisse “Il giocatore” in un mese, sotto la tagliola di un contratto-capestro di un editore maramaldo. Situazioni che si verificavano solo nell’Ottocento, vero?

Per qualcuno si tratta di un’opera minore dell’autore russo; io pagherei oro (che non ho) per averla scritta.

La verità è più semplice: è tutto dentro di te. La storia, il talento, non si nascondono là fuori, in una bizzarra alchimia di elementi e comportamenti che, guarda caso, non si verificano quasi mai.

Inutile crearsi alibi: quello che ti serve ce l’hai a portata di mano: nella testa, nel cuore.

Il tempo è poco? Impara a usarlo al meglio. Non è semplice. La scrittura non è un’attività tanto semplice, né benvoluta, soprattutto di questi tempi.

Il silenzio è indispensabile quanto il respiro, ma questo serve per vedere con maggiore chiarezza, e solo dopo, grazie a esso, ci si può avvicinare alla pagina con la giusta forza per affrontare la sfida. Non sembra, ma la parola picchia duro.

 

6 commenti

  1. Sia scrivendo un romanzo a puntate, sia partecipando al NaNoWriMo, ho capito quanto sia vero che siamo in grado di scrivere (molto e pure bene) anche se apparentemente non abbiamo il tempo di farlo. Quello che serve è uno stimolo, come una scadenza o un certo target giornaliero, un impegno preso con se stessi e dichiarato agli altri. Una volta preso, il tempo e l’ispirazione si trovano.
    In questo 2012 ho scritto qualcosa come 122 mila parole (mi riferisco solo a prime stesure, quindi, se conti le revisioni, sono molte di più), di cui 100 mila negli ultimi 6 mesi, praticamente lo stesso tanto dei 3 anni precedenti e, a guardar bene, in questo anno ho avuto molto meno tempo, perché ho pubblicato 3 libri e sono stata impegnata con mille faccende personali. E l’anno non è ancora finito. Conto di aggiungere almeno 5 o 10 mila parole, se non di più.
    Sembra magia, in realtà tutto nasce dall’impegno preso con gli altri, prima che con me stessa.
    Senza ombra di dubbio devo ammettere che scrivere tanto in qualsiasi condizione è possibile. E io ero una di quelli che si lamentavano di avere poco tempo per scrivere! Poi ho imparato a scrivere, senza sprecare tempo a lamentarmi.

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