Umano fino alla punta delle unghie


Esistono dei criteri, diciamo generali, per rendere i personaggi di una storia in maniera efficace? In modo cioè da evitare la caricatura, oppure il dileggio? Immagino di sì. Quando si scrive, ci ricorda il buon Anton Cechov, occorre essere umani fino alla punta delle unghie.
Accade?

Spesso chi scribacchia tende a usare la scrittura come un mezzo per cercare e ottenere una piccola vendetta. Usa perciò il personaggio per i suoi scopi; ne coglie i difetti e li amplifica per strappare il consenso (o la risata) del lettore. Qui invece sarebbe indispensabile comprendere questo.

Il personaggio è libero di fare quello che desidera, ma chi scrive no. Se si prende la libertà di dileggiare, quasi certamente avrà il consenso del pubblico, che spesso è una bestiola che adora mettere alla berlina le manchevolezze altrui.
Ma avrà fornito un pessimo servizio alla letteratura. Mi rendo conto che in questo periodo storico, dove chiunque insegue il successo, affermare cose del genere strappa… il sorriso.

Ma strappiamolo questo sorriso.
Qui è in gioco il senso della letteratura. Pura rappresentazione della vita per sollazzare i lettori; oppure celebrazione del mistero dell’essere umano. Alla fine diventa necessario decidere e scegliere cosa combinare con le parole. Mi sembra ovvio che (semplificando un po’ troppo, forse) esistono due modi di fare la letteratura. Quello facile, e quello difficile.

Se non vedi il prezzo da pagare, probabilmente stai dalla parte sbagliata, quella facile appunto. Il che non significa affatto che non avrai successo, anzi. Sei l’olio lubrificante di un meccanismo (anche editoriale) che cerca di rassicurare.
Vale a dire: è tutto semplice e chiaro, e quello che adesso ci sfugge lo raggiungeremo tra poco. Abbiate fiducia, orsù.

Però la vera fiducia non nasce da un infantile innamoramento del progresso, o della scienza, che avrebbero lo scopo di spiegarci ogni cosa. La fiducia è nella compassione, il resto sono chiacchiere. E per me compassione vuol dire scendere dal piedistallo, e fare il cammino assieme al personaggio, senza giudicarlo.

Non è semplice, ma quello che ha a che vedere con l’umano non lo è affatto. L’essere che qualche migliaio di anni fa è sceso dall’albero e si è alzato in piedi, ha scelto la complessità; senza esserne consapevole, certo. Questo significa che ogni etichetta, o definizione, è quasi perfetta per gli animali, ma scivola via dalla schiena dell’animale uomo. Il mezzo più efficace per raffigurarlo è seguire il consiglio di Cechov: umani fino alla punta delle unghie.

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