Come scrivere la sinossi di un romanzo: l’esempio di Dostoevskij

trilogia delle erbacce

 

In un post intitolato “Di che parla la tua storia? L’esempio di Dostoevskij”, parlavo delle basi di un romanzo, e in effetti affrontavo l’argomento un po’ alla larga. Mostravo come lo scrittore russo fosse abile anche nel presentare all’editore la sua “merce”. In quel caso si trattava di “Delitto e Castigo” e Dostoevskij nella lettera al suo editore spiegava, con una frase sola, l’argomento affrontato da quel formidabile romanzo. E nelle righe seguenti proseguiva nell’esporre in maniera più che nitida il resto. Adesso vedremo come scrivere la sinossi di un romanzo, sempre con l’esempio di Dostoevskij.

Come Dostoevskij parla del suo romanzo

Una volta illustrato con poche parole di che cosa parlava il suo romanzo, Dostoevskij scende nel dettaglio.
Spiega infatti che l’azione si svolge “al giorno d’oggi”. Lo scrittore russo, che amava la discussione anche forte, lo scontro, traeva le sue storie dalla cronaca. Lì c’era un sacco di materiale che attendeva solo un poco di intelligenza e capacità per essere trasformato in una storia. Ed è quello che lui fa sempre. E in poche righe svela la trama. Il protagonista è un giovane studente che vive in condizioni di estrema povertà. E cade vittima di certe idee “informi” nella certezza che un colpaccio lo solleverà dalla situazione disgraziata in cui si è ficcato. E il colpaccio lo tirerà in testa a una vecchia usuraia stupida, cattiva, sorda, che maltratta la propria sorella. Che vive a fare un essere del genere? È una pustola, non serve a niente, mentre se sparisce dalla faccia della terra, Raskolnikov vivrà finalmente felice, sereno, e trascorrerà il resto della sua vita a fare del bene e a vivere degnamente. Pure sua madre e sua sorella, che vivono in povertà, saranno parte di questo quadro idilliaco.
Domandina: e questa sarebbe un’idea originale?

Non importa se sei originale, ma solo se sei bravo

Se guardiamo da vicino l’idea di Dostoevskij, non ci farà cadere dalla sedia. Spesso si dice e si ripete che si deve essere originali per attrarre l’attenzione del lettore. In realtà i nostri libri di storia non fanno altro che ribadire l’idea che frulla nella testa di Raskolnikov, e che possiamo riassumere così:

Perché non posso uccidere un miserabile essere umano quando i libri di storia celebrano i macellai?

Quello che convince il buon Raskolnikov ad agire è proprio questo. Giulio Cesare, Napoleone, Montezuma sono tanto celebrati, ma cosa hanno fatto? Hanno prodotto cataste di morti. E sono nei libri, spesso a loro sono intitolate piazze, viali, vie, e sulla loro figura si organizzano convegni, si scrivono libri e hanno schiere di ammiratori in ogni tempo e luogo.
Ma hanno ucciso.
Raskolnikov sceglie di uccidere perché dopo, trascorrerà la vita a compiere solo del bene. Il suo delitto non si può chiamare tale (scrive Dostoevskij nella lettera all’editore), perché cancellerà dalla faccia della terra un essere inutile. Napoleone, Giulio Cesare, hanno massacrato migliaia, decine di migliaia di persone che se fossero vissute avrebbero forse migliorato l’umanità.
Non è un pensiero nuovo, come si vede. I libri di storia dicono che certa gente può ammazzare cataste enormi di propri simili, ma il singolo se la deve vedere col codice penale, se uccide una vecchia. L’originalità? Be’, non mi pare che ci sia. Eppure…

Di che parliamo quando parliamo di originalità

In realtà col termine “originale” ci si dovrebbe riferire alle domande davvero importanti. Insomma, chi scrive dovrebbe (e il condizionale è davvero d’obbligo, perché poi ciascuno fa quello che preferisce), ricordare ai lettori appisolati davanti alla televisione (“Chi nomineranno all’Isola dei Famosi?”) le domande che contano sul serio.
Quindi è inutile che uno passi la giornata a scervellarsi a caccia di un’idea che nessuno ha mai avuto prima. Piuttosto, dovrebbe alzare il tiro e provare a formulare (ancora) quelle questioni che “nascono, provengono, cominciano” da quei giorni nella savana, quando smettemmo di essere scimmie…
La domanda “originale” di Raskolnikov è:

“Quella vecchia non serve a niente, perché dunque vive?”.

Come forse sai, Dostoevskij in origine voleva scrivere un romanzo sull’alcolismo. Di questo argomento resta traccia in “Delitto e castigo” (basti pensare alla figura di Marmeladov), ma da idea centrale, questa viene spinta via, da parte. E anche qui c’è un insegnamento non da poco. Vale a dire: cambiare idea non è una cattiva idea, anzi.

Le caratteristiche di una sinossi

Con un azzardo prendo in prestito quello che consiglia di fare il buon Stephen King (di partire cioè da una domanda: “E se…?). Quindi: E se un giovane imbevuto di strane idee, decide di ammazzare una vecchia usuraia avida e stupida?
Dostoevskij fa qualcosa del genere. Non formula esattamente il “E se…”, tipico di Stephen King. Sa però che l’editore è uno che deve vendere, e che lui stesso deve vendergli l’idea. Una buona sinossi parte da una questione; oppure dalla presentazione di un evento, o di un personaggio “strano”. Chi la legge (un perfetto estraneo), deve drizzare le orecchie. Corrugare la fronte e pensare: “Ma che diavolo…”.

Non è semplice. Ma se tu non sei in grado di riassumere in 2 righe, o anche meno, il cuore della vicenda, di fatto non sarai in grado di scrivere una sinossi. Scriverai di certo qualcosa, ne sono sicuro; ma non una sinossi.
L’idea è un profumo.
La sinossi è il fiore che emana quel profumo.

Attenzione. Dostoevskij spiega il suo libro in (se non ricordo male), un paio di pagine, e forse anche di più. Ma probabilmente tu sai perfettamente che una sinossi non può certo essere così lunga. Il cuore, meglio l’idea (il profumo), è quando lui scrive al suo editore che la storia è: “Il resoconto psicologico di un delitto”.
Il che attira l’attenzione. Poi si dilunga un po’ troppo, ma l’altro nocciolo della questione è quando lui presenta il giovane protagonista, malato, soggetto a certe idee che andavano per la maggiore, e dalle quali viene travolto. Una buona sinossi dovrebbe fermarsi qui.

“Un giovane studente, povero e malato, vittima di certe idee che girano, decide di uccidere una vecchia usuraia, cattiva e inutile. Davvero dopo riuscirà a essere libero e felice? Oppure i demoni del rimorso lo travolgeranno, e la speranza di redenzione arriverà da un essere che nonostante tutto, è rimasto puro?”.

Alla prossima.


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6 thoughts on “Come scrivere la sinossi di un romanzo: l’esempio di Dostoevskij

  1. Mi hai fatto molto riflettere con questa tua analisi. Sicuramente il tema di “Delitto e castigo” è uno di quelli che scuote nel profondo.
    Comunque, potrebbe essere interessante provare a impostare la sinossi lasciando emergere il più possibile la domanda che è alla base del nostro romanzo. Proverò a farlo senz’altro.
    Riguardo all’originalità, è un discorso su cui mi interrogo più spesso di quanto vorrei, senza aver trovato ancora una risposta.

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    • Credo che la sinossi sia uno degli elementi più importanti, al quale si possa attingere anche quando non si sa più come e se procedere con la scrittura della storia. Non dico che debba essere la prima cosa che dobbiamo curare, ma di certo rappresenta uno dei pilastri sul quale si basa la storia. Soprattutto perché prima o poi ci toccherà spiegare (a un editore?) di che parla! E Dostoevskij è stato in quel caso esemplare. Poi si potrebbe anche aggiungere che questa sua “precisione” nell’individuare il cuore della sua storia sia frutto della scarsa liquidità che per anni lo ha tormentato. Se ho bisogno di soldi, e devo piazzare la mia merce (la mia storia), devo per forza presentarla in un certo modo, oppure non avrò nessun anticipo!

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  2. A proposito di sinossi, quando ho spedito la mia ad alcune case editrici presentando il mio romanzo, mi ero ben documentata su come scrivere e cosa scrivere per colpire l’attenzione. Essere originali, scegliere la frase d’effetto, quella che fa dire “è lei!” non è facile e anche uno scrittore che dovrebbe nutrirsi di fantasia spesso si trova spiazzato. Eppure io una domanda me l’ero posta, ma forse…non era quella giusta!
    Delitto e castigo: letto a 14 anni. Un po’ presto? Io l’ho amato!

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    • Io l’ho amato tantissimo, ma ci sono arrivato un po’ dopo a “Delitto e Castigo”. Anzi, il primo incontro fu con “I Demoni” e fu un trauma. Anni dopo ho preso proprio “Delitto e Castigo” e da allora Dostoevskij è uno delle 3 divinità del mio Olimpo letterario.
      Per la sinossi: se non viene, forse bisognerebbe avere qualcuno di fidato capace di leggere qualcosa di quello che abbiamo scritto, e che sia pure in grado di estrarre la “chiave” della nostra storia. Non è semplice, e mi rendo conto che come consiglio non è molto utile. O forse, bisogna tornare a quando l’immagine, il personaggio è apparso all’improvviso: cosa si è pensato allora?

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  3. Domandona, altro che domanda delle 100 pistole. La sinossi non la so scrivere, mi spaventa e ho paura di ridurre troppo e impoverire il tutto. Non l’ho ancora affrontata, perciò aspetterò il momento.

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    • Fossi in te inizierei a farlo subito, ma senza paura o apprensione. Col sorriso sulle labbra. In fondo devi presentare una tua “creatura” agli altri, e devi essere convinta, determinata e… serena. Già scrivere spesso è una faccenda dura, che ti tiene lontano dagli altri. Almeno la sinossi si dovrebbe scovarla lasciandosi guidare dalla felicità: grazie a essa gli altri conosceranno la nostra storia!

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