Ecco 2 cose che la magnifica scrittrice Irène Némirovsky può insegnarti


copertina capolavori némirovsky

 

 

di Marco Freccero. Articolo rivisto e ampliato nell’aprile del 2019.

 

 

 

 

Sì: Irène Némirovsky, scrittrice francese (una delle voci più maestose della letteratura di quel Paese), può insegnare 2 cose a te che vuoi scrivere. In realtà può insegnarti parecchio di più, ma concentriamo la nostra attenzione sulle 2 cose che può insegnarti.

Vale a dire: la democrazia; e le scelte di chi scrive. Sei confuso? Non capisci dove voglio andare a parare? Ti capisco benissimo.

Perché ti sembrano argomenti che non hanno nulla a che vedere con la scrittura. Ma sbagli, e anche tanto. Raccontare storie ha sempre a che vedere con:

  1. la democrazia
  2. le scelte da compiere

Ecco perché ho deciso di scrivere questo articolo: per aiutarti a conoscere queste basi della scrittura.
Per esempio…

L’oggetto di questa indagine un poco speciale è il racconto “La preda”, nell’edizione della casa editrice Newton e Compton. Qualcosa mi dice che quelle di Adeplhi sno migliori, ma lasciamo perdere e concentriamoci su 2 avvenimenti che si trovano in questo racconto.

Un viaggio in automobile (ovvero: le scelte da compiere)

I due personaggi della scena salgono in automobile e si dirigono verso Parigi. Come affronta la faccenda la Némirovsky? Meglio lasciar parlare lei.

Fece salire in macchina suo fratello e partirono.

In realtà nel file (ho la versione digitale dell’opera), c’è un refuso; “macchia” per “macchina”, ma lasciamo correre (anche se…).
E dopo? Il viaggio come si sviluppa? Incontrano qualcosa di particolare? Il paesaggio com’è? C’è traffico? Dei carri trainati da cavalli (il racconto è ambientato nel 1938), o da muli? No, niente. Non c’è assolutamente nulla. Per quale motivo?

È sempre pericoloso (o meglio: poco produttivo. Forse) cercare di indagare le scelte di un autore; ma è anche divertente. Un sacco di persone probabilmente avrebbe preferito spezzare questa parte del racconto con almeno qualche dettaglio su quanto accade al di là del finestrino. Lei, no, ma è abbastanza comprensibile il motivo. Si tratta di descrivere i pensieri di un personaggio nei confronti del proprio fratello. Inframmezzarlo con descrizioni di paesaggi, contrade attraversate lungo il tragitto per la capitale, significherebbe creare dei potenziali elementi di disturbo. Oppure: distogliere l’attenzione dal cuore della storia.

Naturalmente so bene che esiste almeno anche un’altra possibilità. La Némirovsky ha fatto questa scelta perché le andava; oppure perché non aveva voglia di descrivere cosa succedeva attorno, mentre l’automobile viaggiava verso la capitale francese. Oppure non ha nemmeno pensato di descrivere quello che accadeva attorno. È quindi possibile che io veda “cose mirabolanti” là dove non c’è nulla. E che se lei fosse viva potrebbe tranquillamente dirmi: “Guarda, lascia perdere. Sei proprio fuori strada”.

Ricorderò sempre quello che dichiarava lo scrittore Ignazio Silone. Un giorno raccontò di aver ricevuto una lettera da un gruppo di lettori (operai, se ricordo bene). Chiedevano a lui di chiarire un passaggio di un suo romanzo, perché essi erano arrivati quasi a litigare, a proposito dell’interpretazione da dare a un certo passaggio. E lui confessava di aver scritto quel paragrafo, che aveva suscitato emozioni così forti, quasi senza pensarci…
Questo per ricordare (e ricordarmi) che forse sto scrivendo delle sciocchezze. Ma Chi desidera raccontare storie deve per forza interrogarsi, cercare di capire perché, per esempio, è così quella scena, e non cosà. Sempre rammentando che un autore spesso scrive certi dialoghi o paragrafi (che a noi paiono “formidabili”), a sua insaputa.

Ma torniamo al viaggio.

Attenzione. Non significa affatto che questo è “IL” modo giusto o migliore o unico per affrontare certi snodi narrativi. Forse è sbagliato. Forse uno sguardo oltre l’abitacolo poteva essere una buona idea. Di certo questo è uno dei modi di scrivere, e di affrontare determinate scene. Non è però il solo. E quale scegliere è un problema di chi scrive. Deve pensarci lui. E deve ricordarsi che a volte, è meglio non offrire al lettore alcun elemento di distrazione. In fondo, si tratta di un viaggio, un particolare che nell’economia della storia, non ha molto valore. Ma (forse), l’assenza di “sguardi all’esterno” può invece significare la presenza di una tensione tale, ancora latente, che non permette ai 2 protagonisti di guardarsi attorno. Lo farebbero se tra di essi ci fosse armonia?
O forse: i miei sono soltanto vaneggiamenti.

La democrazia dell’autore

Si dice che un autore deve essere democratico, e se fa entrare un personaggio nella pagina, lo fa perché serve, non perché c’è spazio, né perché c’è dello spazio da occupare. Anche se Alexandre Dumas veniva pagato a righe, quindi lui sì, occupava lo spazio!
Ma diamo uno sguardo a questo brano.

La bambinaia svizzera, che indossava una blusa bianca, cuciva sotto la lampada.

Stop. Nient’altro. Non spiega che faccia avesse, se era bionda o nera di capelli, come li pettinasse. Niente del genere. Offre le informazioni essenziali. C’è questa persona, ci dice che è svizzera (forse la Némirovsky aveva avuto una bambinaia di quel Paese, e la “omaggia” in questa maniera?), indossa una blusa bianca, e cuce alla luce di una lampada. Il resto è faccenda di chi legge. Hai presente quando si dice che chi scrive deve lasciare spazio al lettore? Ecco, appunto. Poco oltre:

La padrona del bar, una donna dai capelli bianchi che incorniciavano un viso allegro e rubicondo, venne a prendere l’ordine e, dopo aver servito da bere si ritirò lasciandoli soli.

Pure qui il personaggio è tratteggiato. Mica ci racconta per filo e per segno cosa indossa, se aveva tutti i denti o gliene mancavano un paio, che mani avesse o la dimensione delle orecchie.
In questo caso, il fulcro dell’azione non è la padrona del bar. Quindi si agisce in modo da renderla ben viva e protagonista, ma sempre con uno sguardo al cuore della scena. Dove non c’è lei, ma i due personaggi.

In narrativa non esiste alcuna regola (a parte quelle grammaticali e di sintassi!); si tratta di indicazioni. Tocca a chi scrive leggere, e studiare come un autore o un’autrice affrontano la faccenda. E toccherà sempre a lui o a lei, tirare le conclusioni; che potrebbero però essere sbagliate! Non è magnifico?

E buon Natale.


Leggi l’anteprima di Cardiologia in PDF su Dropbox.

15 pensieri su “Ecco 2 cose che la magnifica scrittrice Irène Némirovsky può insegnarti

  1. “Il ballo” m’è piaciuto, ma “David Golder” di più 🙂
    Anche io ho questa versione, e anche altri classici della Newton. La quantità di refusi e di brutte traduzioni, ahimè, è imbarazzante 😦

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    • David Golder è magnifico!
      Questa traduzione è discreta: quella di “Belli e Dannati” era un pianto. Minuscole dopo il punto, punti al posto di virgole, cittadine che cambiavano nome… Un orrore.

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  2. Sempre interessante leggerti. Mi piace come condividi con gli altri, a piccole dosi e senza risultare pesante o tedioso, il tuo modo di vivere la scrittura. Finora ho letto poco di quest’autrice, ma intendo rifarmi… David Golder mi attira parecchio, ma prima darò la precedenza a “I cani e i lupi”, visto che è già in pila con altri sul comodino.

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    • David Golder è un gran racconto. “I cani e i lupi” non l’ho ancora letto, e non tutto della Némirovsky è eccelso (ma questo è inevitabile). Di certo è una scrittrice che, a mio parere, giganteggia nella letteratura francese del Novecento.

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  3. Della Nemirovsky ho letto quasi tutto e l’ho trovata sempre grandissima nello scrivere le sue storie. Un po’ meno nelle conclusioni, che ho trovato sempre affrettate e poco incisive.
    Cosa ho apprezzato di lei? L’abilità nel fare parlare i suoi personaggi, nello scavare nella loro psicologia.
    Di sicuro Suite francese – il primo che ho letto di lei – è una spanna sopra il resto della produzione, seguito dal racconto David Golder.
    Però fare classifiche è sempre antipatico.

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