Romanzo a 4 mani: dove ambientare la storia?

copertina l'ultimo giro di valzer

Dove ambientare la storia?

Se la domanda ti sembra bizzarra, ti ricordo che il sottoscritto, con Morena Fanti, ha scritto un romanzo: a quattro mani, mica cotica! E queste quattro mani abitano in città diverse. E uno dei problemi, delle sfide, è appunto scegliere o decidere dove questa storia avrebbe mosso i suoi passi. Emilia Romagna, oppure Liguria? Se vuoi saperne di più, devi per forza continuare a leggere questo post.

Emilia Romagna

Di sicuro una storia ha bisogno di un posto, un luogo, una città appunto, dove i personaggi si muoveranno; il che, me ne rendo conto, non è di sicuro qualcosa capace di farti cadere dalla sedia.
Costoro avranno una casa, delle strade da percorrere, dei negozi nei quali entrare per fare la spesa, magari dei ristoranti, bar o pub dove entrare per mangiare, prendere un caffè o altro ancora.

Il nostro romanzo è ambientato in Emilia Romagna, a Bologna e a Reggio Emilia.
La scelta è stata abbastanza semplice: uno dei due ha proposto la storia e l’altro, con entusiasmo, ha accettato. Si poteva scegliere tra due regioni, e noi ne abbiamo scelta una.

Domanda: perché il ligure (per i distratti: il sottoscritto), non ha proposto, neppure per un istante, Savona? Se devo essere sincero non mi ricordo (sono passati un po’ di anni da quando iniziammo l’avventura del romanzo a quattro mani). Ma immagino che avessi bisogno di cambiare aria. A me non piace viaggiare, lo considero per quello che è: una seccatura immane.
Ma viaggiare con le storie è comodo. Quindi ambientare un romanzo in un’altra regione mi è sembrato un bel sistema per conoscere qualcosa di Reggio Emilia e Bologna senza muovermi da casa. E ho pure risparmiato un sacco di soldi (Si sa: gli emiliani sono ricchi, e tutto dalle loro parti è carissimo. I liguri, si sa, sono poveri).

Qualcuno potrebbe osservare che è stata una soluzione un po’ comoda. Sì insomma: non ho discusso, ho accettato e basta. È questo il cuore della scrittura a quattro mani? Uno propone e dispone, mentre l’altro obbedisce?
No.

La faccenda non è affatto così. Per uscire dall’impiccio, e soprattutto per avere ben chiara la posta in gioco, occorre sempre ricordare che si scrive per la storia, per il suo bene. A me a quel punto poteva anche andar bene ambientarla a Mendrisio o a Lugano. Mi piaceva un sacco la storia, e per me l’ambientazione, pure importante, non era essenziale. Ribadisco: era importante, ma non era essenziale, perché quello che meritava di essere raccontato era una sfida da cogliere. Mentre discutere su dove ambientare il tutto, era in realtà un falso problema.
Che importanza ha, il luogo dove accadono i fatti? È solo lo sfondo della nostra storia, si potrebbe dire; cambierebbe poi molto se fosse ambientata a Roma?

L’importanza dell’ambientazione

In una storia, se c’è qualcosa (un gatto; un asino che raglia), c’è per un motivo, e il motivo non può essere: “Perché è un romanzo, e un romanzo deve contenere un mucchio di cose”. E l’ambientazione non può affatto essere uno sfondo senza spessore né luce. Credo di averlo già scritto in passato, in qualche post: l’ambientazione deve essere trattata come un personaggio. È il luogo dove i personaggi si muovono, e dove sono cresciuti, dove sono stati plasmati; se sono in quel modo proprio perché sono nati lì. Lì hanno i loro punti di riferimento.
I personaggi, anche se nel corso della storia moriranno, oppure li abbandoneremo al termine della storia, hanno creato la loro personalità muovendosi in quelle vie, in quelle campagne. Lavorano lì. Amano quel sole, o quella nebbia (be’, forse la nebbia la detestano un po’). L’ambientazione è un discreto ma importante personaggio all’interno della storia. E “discreto” qui non ha il significato di moderato, bensì di chiaro, ben visibile.
La città o il paese che ha visto muovere i nostri primi passi, resta conficcato in noi spesso per sempre. La luce, gli odori, certi ricordi, ci accompagneranno finché avremo respiro.
Quando si affronta una storia a quattro mani, i luoghi si devono vedere e toccare. Sentire. Il lettore, almeno un certo tipo di lettore, vuole un mondo plausibile quando inizia la lettura di un romanzo. Un mondo onesto direi, rubando un termine a Raymond Carver.

Non è un problema?

Quindi: nessuna lite sulla scelta dell’ambientazione de: “L’ultimo giro di valzer”? No, niente del genere. Io ero ben contento di misurarmi con nuovi luoghi, cittadine e città mai viste. Adesso però qualcuno potrebbe chiedere:

Ma non conoscere i luoghi, non esserci mai stato fisicamente, non è un problema? Un handicap?

Buona domanda. Potrebbe essere materia per un altro post.

La domanda delle 100 pistole

Hai mai ambientato una tua storia in un luogo dove non sei mai stato?


Scopri cosa dicono i lettori del nostro romanzo: clicca qui.

P.S.: stiamo preparando qualcosa…

9 thoughts on “Romanzo a 4 mani: dove ambientare la storia?

  1. Il mio giallo è ambientato tra Bologna e Napoli, ma a Napoli non c’ero mai stata, per fortuna a giugno ho colmato il gap e sono stata a Napoli 4 giorni, il secondo episodio del Commissario Sorace trarrà vantaggio da questa bella esperienza di viaggio.

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  2. Bologna e Reggio Emilia le conosco, Savona no. I liguri non sono poveri ma solo finti poveri. Lo sto leggendo in contemporanea con Le follie del mondo, Poi ti dico.
    Il vantaggio di ambientare una storia in un posto che si conosce è duplice. Si evitano degli orrori ambientali e si va sul reale.
    Lavori ambientati in posti che non si conoscono? Certo ma è stata una faticaccia dovermi documentare sul luogo.

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  3. Succede spesso, ma cerco di dare ai miei personaggi buoni motivi per essere in qualche altro posto del vasto mondo, e altrettanto buoni motivi a me stessa per scriverne. Di Bologna, però, che è stata la mia città fino a nove anni fa, ho parlato in un romanzo. Sarei a casa anche nel vostro. 🙂

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  4. Salgari ha scritto 80 romanzi, senza mai muoversi dalla penisola! Il problema di ambientare un testo in un luogo che non si conosce è che occorre molta più documentazione, ma nell’epoca odierna è decisamente più semplice effettuare ricerche tramite la rete. Ho ambientato il secondo racconto di Pàtton (un personaggio inventato che si inserisce in altri romanzi) nel museo del Louvre de Il codice da Vinci senza essere mai stata a Parigi, per esempio. Oppure La fabbrica di acciottolato è ambientata in un paesino inventato ma dentro le Lowlands in Scozia, e in tempi passati, quindi ho dovuto fare altre ricerche. E in fondo cercare materiale in un luogo è un po’ come viaggiarci attraverso. 😉

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