Romanzo a quattro mani: Da dove arrivano i personaggi?

copertina l'ultimo giro di valzer

 

Da dove arrivano i personaggi?
Domanda all’apparenza banale – tutti o quasi risponderebbero che provengono dalla testa dello scrittore -, ma che potrebbe aiutare a capire come si sviluppa la costruzione di un romanzo.
Dunque, noi (perché noi? Ma perché parlo del romanzo a quattro mani, che io ho scritto con Morena Fanti!), abbiamo portato a termine la nostra opera, abbiamo scritto un romanzo compiuto, con inizio, storia e fine. Spesso, però, quello che si crede concluso, continua per vie misteriose a interrogarci. Prendiamo per esempio i personaggi, ma anche la trama.
Alcuni scrittori affermano che la trama è razionale, ma i personaggi sono emotivi. C’è qualcosa di vero in questa affermazione?

Il consiglio del Re

Quando abbiamo iniziato a ragionare sul nostro romanzo, lo abbiamo fatto partendo come sempre da una domanda, che in questo caso era:

E se due donne che si conoscono solo virtualmente decidessero di incontrarsi e una delle due scoprisse che…?”

I più importanti scrittori – anche Stephen King – consigliano di iniziare proprio così, con il “Cosa succede se…” e poi procedere. È necessario pensare a grandi linee all’elemento che fa deflagrare tutto, e alle prime reazioni del personaggio. Ma poi ecco il personaggio!
In effetti, occorre riconoscere che la trama, la sequenza degli eventi che costringono il protagonista ad agire o reagire, deve essere razionale. Oppure, può essere irrazionale ma anche in un caso del genere deve esserci una logica al suo interno, una razionalità.

Se i protagonisti vivono su un mondo dove tutti saltellano su una gamba sola, benissimo: però occorre costruire un sistema di vita attorno a questo fatto, capace di essere convincente.
Il protagonista, invece, deve essere una persona, non solo un personaggio. E si sa che le persone sono imprevedibili. Nessuno, nemmeno lo scrittore, sa bene come il suo protagonista agirà, come sarà il finale. Spesso lo scoprirà mentre la scrittura procede. In fondo la storia procede su dei binari, ma cosa succeda in quel vagone è impossibile prevederlo.
Quindi, all’inizio si presenta questa persona e a volte ci sembra che debba agire in un certo modo. Durante la narrazione, con il modificare degli eventi, il suo modo di fare cambia: a volte diventa più decisa, più matura, altre volte potrebbe diventare insicura e scansare gli altri personaggi, anche se all’inizio sembrava un tipo con un carattere ben differente.
Il dovere di un autore è accompagnare l’evoluzione delle sue creature durante il percorso della storia. O meglio: usare le migliori parole per mettere in mostra, in maniera onesta, quello che succede non solo nella storia; ma al personaggio!
Perché si scrivono le storie? Ma perché accade qualcosa che rompe la routine. A volte può essere una catastrofe, a volte un evento piccino, una robetta da nulla. Ma per il personaggio ha la forza di un terremoto.
Una domanda interessante potrebbe essere: “Dove vanno i personaggi quando l’autore smette di interessarsi a loro?”. Buona domanda, ma per stavolta ci fermiamo qui.

La domanda delle 100 pistole

Secondo te, dove vanno a finire i personaggi quando la storia finisce?


Scopri cosa dicono i lettori del nostro romanzo: clicca qui.

P.S.: Questi post appaiono perché stiamo preparando qualcosa

19 thoughts on “Romanzo a quattro mani: Da dove arrivano i personaggi?

  1. Mi piace immaginare che la loro vita prosegua in altre avventure. Forse per questo quasi sempre che i finali sono siano del tutto conclusivi ma che lascino aperta una porta verso diverse prospettive, in modo che possa essere il lettore a chiedersi che cosa accadrà poi e regalare ai personaggi altre vite.

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  2. Dipende dai personaggi. Potrebbero avere ancora parecchio da dire e quindi riapparire in uno o più seguiti. Chi lo sa. Penso che in genere bisogna capire dove vogliamo andare a parare prima di iniziare un testo, anche solo vagamente, dipende. Io in genere so prima dove voglio concludere, altre volte per sommi capi e, come dici tu, mentre scrivi si definisce in maniera precisa, però mi spaventa non sapere dove concludere perché si corre il rischio di intraprendere una lunga lunga storia e di avere poi molta difficoltà a sistemarla, correggerla. Il finale lo penso sempre prima. A volte cambia perché i personaggi lo impongono, questo pure è vero.

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  3. I miei personaggi proseguono con la loro vita o, almeno, mi piace pensarlo. Sono d’accordo che spesso si parte da un’idea su uno o più personaggi e poi si prosegue quasi trascinati dalle loro azioni. Con i miei personaggi è successo spesso, cominciano quasi a vivere di vita propria, ma forse è questo che li rende veri.

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  4. Per non distaccarmi da un personaggio che avevo amato molto, ho trasformato il racconto in cui era nato in un romanzo. Alla fine il distacco è inevitabile e anche necessario, un po’ come con i figli, un bel giorno ti salutano e cominciano la loro vita lontano da te.

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