Una brutta storia estiva: parte quattordicesima

una brutta storia estiva

 

L’omicidio del segretario comunale pare giunto a un punto morto, ma forse qualcosa si muove. Il maresciallo della stazione dei carabinieri decide di andare a chiedere qualche informazione presso il vicino convento dei frati cappuccini…

Buona lettura.

Banti disse: «Quel frate che è morto qualche settimana fa. Era stato in missione in Kenia per quarantanove anni, poi si era ammalato e i superiori lo hanno spedito qui. I frati hanno una loro casa in località…»
«Ferriera. Mi ricordo.» Posò la lente, disse: «Chiama la moglie e chiedile se il marito negli ultimi tempi era diventato religioso. Io vado con Rossi da questi frati.»
«E a che serve.»
«A nulla. Ma quando non sai cosa fare, fai qualcosa.»
La Subaru arrivò a destinazione dopo una ventina di minuti. Il cartello che segnalava la casa dei frati cappuccini indirizzava a una strada sterrata, in salita, che si distaccava dalla provinciale. L’automobile si fermò sul piazzale, i due Carabinieri scesero.
L’edificio era un lungo parallelepipedo dalla facciata scurita dal tempo, con piccole finestre quadrate al piano terreno. L’ingresso aveva tre gradini che si fermavano a un portone di legno annerito, e con un pulsante che aveva al di sotto la targhetta: “Padre guardiano”.
Il maresciallo suonò. Attesero qualche istante, mezzo minuto, infine un minuto.
«Non ci sarà più nessuno?» Disse Rossi.
«Che sciocchezza.» In quel momento, scattò la serratura, i cardini cigolarono e con una lentezza da meccanica antica la porta si aprì.

(Continua…)


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