Cosa ho imparato leggendo “L’obelisco nero”

copertina romanzo l'obelisco nero

 

Un sacco di gente dice che ‘sti scrittori da quattro soldi, sì insomma, ecco, proprio quelli lì: gli autoeditori, non leggono mica. Non leggono, e pretendono di scrivere, ah! Ah! Ah!
Ma qui si legge, signore e signori.

“L’obelisco nero” è un romanzo dello scrittore tedesco Erich Maria Remarque, in Italia pubblicato dall’editore Neri Pozza. Non metto il link perché sai benissimo che esiste Google, quindi basta che tu inserisca la stringa di testo nell’apposito spazio, poi premi “Invio” e voilà.
Credo che sia poco apprezzato e conosciuto in Italia, e spero che in Germania abbia migliore fortuna.
Si trattava della sola opera di Remarque che non avessi mai letto. Mi conquistò con “Niente di nuovo sul fronte occidentale”, e in questo romanzo ho trovato…

Cosa c’è dentro “L’obelisco nero”?

Già, cosa ho trovato?

Innanzitutto, i “soliti” temi di questo autore tedesco. Il romanzo è ambientato tra le due guerre. I protagonisti sono dei giovani che sono sopravvissuti alla Prima Guerra Mondiale, e che hanno sviluppato una visione disincantata della vita. Ma al di sotto di questo “strato” esiste e persiste una vigorosa fame di vita, di felicità.

Accanto a questo, la grave crisi economica che consegnerà la Germania al partito nazista, l’antisemitismo che cresce. E ancora, la relazione senza speranza del protagonista, Ludwig, con un’acrobata, Gerda, che finirà per… accasarsi. E l’amore di Ludwig per Isabelle, che in realtà si chiama Genevieve. Costei (ma dove lo trovi un blog che usa “costei”?), è ricoverata in un manicomio perché affetta da schizofrenia. Quando guarirà non ricorderà nulla di prima; dei discorsi con Ludwig anzi: nemmeno riconoscerà più Ludwig. Rientrerà nella sua bella casa, nel suo ambiente agiato, distante dalle miserie e dagli orrori che uccideranno il popolo tedesco.

Questo, a grandi linee, la trama. Ma che cosa ho imparato?

Che cosa ho imparato io

“Imparato” è un po’ un parolone, se lo accosti al sottoscritto. Diciamo che ho trovato degli ottimi motivi di riflessione.
Ebbene. A me pare che la capacità di Remarque di affrontare gli argomenti senza mai essere pedante o maestrino, sia eccezionale. I protagonisti spesso passano le serate al ristorante, in birreria, eppure non si limitano a spassarsela, a ordinare ottimi vini e gustosi piatti.

Parlano.

Sembra facile costruire i dialoghi, vero? Peccato che non siano il sistema per “allungare il brodo”; ma per svelare il cuore dei personaggi. la loro visione del mondo, degli altri. E costruire questo genere di dialogo, non banale, ma spesso e volentieri profondo (più di una volta Ludwig incontra, nel manicomio, il prete cattolico, e sono sempre discussioni sulla presenza di Dio in questo mondo, Dio che sembra non battere ciglio davanti alle trincee, ai soldati mutilati o gasati), non è da tutti.

Non è da me, insomma.

Per questo l’ho letto. Chissà che alla fine non riesca davvero a ficcarmi qualcosa in testa…

La domanda delle 100 pistole

Conosci Erich Maria Remarque?


Lo sai che sono su Goodreads? Clicca qui.

17 thoughts on “Cosa ho imparato leggendo “L’obelisco nero”

  1. Stessa esperienza di Giulia, ai tempi della scuola, ma ahimè ricordo ben poco… dovrei riprenderlo. Per come ne hai parlato, per tutte quelle riflessioni su Dio, mi piacerebbe però leggere L’obelisco nero…

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  2. certo che sì! Remarque un autore dimenticato e riscoperto solo da poco ma grandissimo secondo me. Ha avuto notorietà molti anni fa, troppi. Il tono anti militare delle sue opere, compreso il primo, ebbero effetto negativo sulla pubblicazione dei suoi testi.
    Del suo primo libro ‘Niente di nuovo sul fronte occidentale’ ho l’edizione Mondadori Medusa, quella con la copertina verde.
    Dovrò rileggerlo e comprare qualche altro testo.

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