Una brutta storia estiva – Parte ventiquattresima

una brutta storia estiva

 

Siamo quasi all’ultimo atto. Ormai tutto è (quasi) chiaro. Il maresciallo dei Carabinieri inizia a narrare una storia accaduta distante, e che ha trovato il suo strano epilogo in un piccolo paese dell’entroterra ligure.

Buona lettura

«Non vogliamo sederci?». Disse il dottore.
«Faccia pure. Io preferisco restare in piedi». Disse il maresciallo; Banti e il Rossi lo imitarono.
Poi riprese a parlare: «La vacanza in Kenya. Fila liscio finché qualcuno organizza una festa. Probabilmente inizia bene, prosegue, e finisce male perché ci scappa un morto. Anzi, una morta. Una giovane ragazza del luogo. Era una cameriera? Oppure l’avevano conosciuta magari sulla spiaggia e poi l’avevano invitata? Non si sa. Però adesso è morta. E che si fa? Be’, uno degli amici di vostro figlio non è una persona come le altre, vero? Dice: “Non preoccupatevi”. E infatti dopo qualche ora invece di essere in una stazione di polizia, i tre ragazzi, tra cui vostro figlio, sono a bordo di un aereo diretto in Europa».
Il maresciallo fece due passi, le mani dietro la schiena. Osservò prima il dottore, poi la moglie; immobili, tesissimi.
Disse: «Tutto sembra andare a posto. Tutto sembra essersi risolto. Sì, c’è una morta, una giovane ragazza di 20 anni. Ma è laggiù, in Kenya. Nessuno lo saprà mai. E invece? Invece c’è un frate cappuccino che si mette a indagare. Perché lui conosceva quella ragazza. Forse era della sua parrocchia, chissà. Certo, non è un investigatore. Però si dà da fare. Magari fa, male, quello che la polizia avrebbe dovuto fare bene e velocemente. E dopo mesi di tentativi, di domande, di proteste qualcuno, forse mosso da compassione, gli fa 3 nomi, con tanto di cognomi, naturalmente!». Fece un sorriso. Poi il maresciallo abbassò la testa.
«Ma a quel punto salta fuori la malattia. Le condizioni di salute del frate sono compromesse e i suoi superiori decidono di farlo rientrare in Italia. L’ordine dei cappuccini ha molte case nel nostro Paese, ma l’aspetto buffo, strano, incredibile, decidete voi la definizione, è che la scelta cade sul nostro comune, dove c’è appunto una casa. E dove risiede uno dei 3 ragazzi italiani che in Kenya ha fatto quello che ha fatto. Per il frate, frate Vincenzo, è un segno che Dio è con lui. Vuole giustizia».
«Io non capisco proprio». Disse la donna.

(Continua…)


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