Una brutta storia estiva – Venticinquesima parte


una brutta storia estiva

Siamo arrivati alla fine.

Buona lettura!

«Ancora pochi pochi minuti e tutto sarà chiaro». Disse il maresciallo. Prese un fazzoletto dalla tasca dei pantaloni, lo passò sul collo forte, sulla fronte: sudava. La porta finestra era chiusa, il sole inondava la stanza.
Strizzò gli occhi, proseguì. «Frate Vincenzo è stato un suo paziente? L’ha visitato nella sua celletta? Io ci sono stato. E forse lì lui le avrà parlato di che cosa è successo in Kenya. Di cosa ha fatto suo figlio. Chissà come avrà reagito, dottore. Forse pensava di poterlo tranquillizzare, di raccontargli qualcosa per tenerlo buono. Lei sapeva che aveva poco tempo, e una volta morto…». Rimise il fazzoletto nella tasca.
Ebbe l’istinto di camminare sino alla porta finestra, di aprirla. Invece disse: «Cosa succede una sera? Che frate Vincenzo si sente male. Viene chiamata un’ambulanza, e via verso l’ospedale. E a bordo chi c’è? Proprio lui: il segretario comunale, che è pure volontario della sede della Croce Rossa locale. Che cosa succede a bordo non è chiaro. Forse il frate pensa di essere alla fine e si lascia scappare qualcosa. Rivela tutto, oppure tanto. E il Pittaluga drizza le orecchie. Pensa: “Ma qui abbiamo qualcosa di interessante”. Il frate si salva, la crisi per il momento rientra, e nei giorni seguenti il Pittaluga riesce a far visita al frate: prima in ospedale, poi quando viene dimesso, alla casa in località Ferriera. Il frate pensa che voglia aiutarlo, e quindi vuota il sacco, come si dice. Il Pittaluga magari si offre di fare da tramite: ci proverà lui a convincere il giovane a confessare e a costituirsi. Ma in realtà i suoi piani sono diversi, vero dottore?».
L’uomo adagiò la schiena alla poltrona, chiuse gli occhi. Aveva sul volto un pallore spaventoso. Solo le sopracciglia folte spiccavano, parevano dipinte.
Il maresciallo disse: «Ecco perché le fa visita così di frequente: in cinque settimane, tre volte. Non conosceva il figlio, ma conosceva lei. Il suo era un ricatto. Pagatemi o vostro figlio finisce dritto in galera. Lei non sa che fare, e ne parla a suo figlio. Che probabilmente le dice: “Ci penso io, papà”. Sappiamo bene come ci ha pensato».
«Lei non ha idea di cosa siano le prigioni in Africa». Disse la donna.
«Marzia. Lascia perdere». Disse il dottore. Aprì gli occhi. Guardò il maresciallo: «E ora?».
«Dovete venire in caserma con noi».
L’uomo si alzò, ebbe un capogiro ma si riprese. «Siamo in arresto?».
Il maresciallo prese il cellulare, osservò lo schermo: «Hanno fermato vostro figlio».
Il dottore annuì, fece un sospiro. Guardò le pareti, la libreria, le mensole con le piccole ceramiche, i quadri. Si passò la lingua sulle labbra: «A che è servito tutto questo?».
«Andiamo». Disse il maresciallo.
Il dottore lo osservò per qualche istante con stupore, come se quella parola contenesse una brutalità inaudita, che lui dopotutto non meritava.
Infine sospirò, disse: «Certo».
Uscirono.

(Fine)


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