La libertà di non preoccuparsi (più nuovo sondaggio)

Marco Freccero logo

 

Cominciamo a dare la risposta al sondaggio che avevo proposto lunedì passato. Come forse ricordi, avevo chiesto di indicare dove è ambientata la storia lunga (o romanzo), che sto scrivendo. Adesso è giunto il momento di svelarlo! Prima di farlo: anche in questo post c’è un magnifico sondaggio con il quale chiedo dove finirà la storia.

Ma andiamo con ordine…

Più libertà

La storia si svolge a… Savona.
Lo so che non ti sorprende granché (o forse sì? Non era meglio “osare”?), ma qui non c’è molta voglia di ambientare le storie a casa del diavolo. Per quale motivo preferire qualcosa che si conosce poco, quando fuori dalla finestra hai tutto quello che ti serve? Quindi, esatto: buona parte della storia si svolgerà ancora a Savona, la città della Torretta.

risultato sondaggio

Posso anche aggiungere che oltre al centro storico (per esempio: via Mistrangelo; via Ratti), ci sarà spazio anche per il quartiere dell’Oltreletimbro. Be’, quando scrivo che ci sarà “spazio” non devi immaginare chissà cosa. Non si tratta di una guida turistica, sia chiaro.

In un commento al post precedente, lo scrittore Giovanni Venturi mi consigliava di non “esagerare”. Vale a dire di evitare certe affermazioni come “Questa storia non venderà nulla, o venderà ancora meno dei racconti della Trilogia delle Erbacce”. Che io ho appunto fatto la scorsa settimana.

Questo potrebbe essere controproducente, mi ha detto.
Vero, ma non me ne curo più.

Non mi curo più di marketing, e nemmeno di scervellarmi a pensare chi diavolo è il mio lettore, in modo da scrivere proprio come lui vuole, o meglio: avendo lui in testa.

Non l’ho mai fatto perché io in testa ho la storia e basta. Da quando ho capito che sono destinato a restare ai margini, sto meglio. Mi sento molto più libero.

Lo so che non dovrei fare così, perché allora non si capisce nemmeno il senso di un blog, e dei post… Be’, magari smetterò anche di aggiornare il blog, chissà. Dal momento che funziona solo quello che si piazza bene, che rassicura e piace alla gente che piace, mentre io me ne infischio… Forse il silenzio è la scelta migliore.

Ma adesso torniamo alle cose serie.

Di solito quelli bravi, che sanno fare marketing per intenderci, iniziano a scrivere un mucchio di cose interessanti per rendere ancora più simpatico e seducente il luogo dove la storia si svolge. Questo per aumentare a dismisura l’interesse del lettore per la storia che verrà.

Quelli bravi.

Poi ci sono io che bravo non sono e quindi: che cosa vuoi che ti dica? È una storia ambientata nella città del chinotto, fine. E si svolge tutta a Savona? Dall’inizio alla fine?

Ah! Ma allora tu sì che ci sai fare!

Come ho già scritto, quando mi è venuto in mente di raccontare questa storia, ho scoperto di avere tutto. Non solo l’ambientazione, ma persino la sinossi, il titolo e il finale.

Che non si svolgerà affatto a Savona. E così siamo arrivati a un’altra domanda del mio sondaggio.

Prova ad azzeccare dove si svolgerà il finale, e la settimana prossima rivelerò la risposta esatta.

33 thoughts on “La libertà di non preoccuparsi (più nuovo sondaggio)

  1. Come sempre, poni domande e sollevi interrogativi interessanti – nel caso specifico non mi riferisco ai sondaggi, che sono comunque divertenti, ma al tema centrale di questo post. Non so darti una risposta. Ti direi che scrivere è sempre una cosa buona, che anche se ci fosse un solo lettore che legge le nostre cose, e lo facesse con passione, il risultato sarebbe raggiunto… Ma capisco bene il desiderio di vedere riconosciuto il proprio lavoro. Per quanto possa valere il mio parere, tu sei uno scrittore che vale e che meriterebbe molta più visibilità… sarebbe un peccato se tu gettassi la spugna. Un abbraccio

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  2. Ha ragione Giovanni, che continuare a dire/scrivere che tu vendi poco, ti leggono in pochi, non ti interessa il marketing, non fa bene. Non tanto al marketing stesso (perché stai comunque facendo un’operazione di marketing, anche se con una strategia contraria alla media), quanto per il messaggio che rischi di dare a te stesso (se hai mai sentito parlare della PNL, non dobbiamo darci messaggi negativi). D’altro canto hai ragione anche tu: la libertà di pensare solo alla storia e a nient’altro ci rende liberi di scrivere al meglio. Tant’è vero che normalmente gli scrittori, quelli di “successo”, non si occupano di marketing. Quindi? Ah, boh, non lo so, che volevo dire? 😛 (a volte scrivo anch’io in maniera “frecceriana”)

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  3. Wah mi hai fregato. Davvero non pensavo facessi un sondaggio per ambientare le tue storie dove le hai sempre ambientate. Complimenti perché mantieni vivo l’interesse. Io avevo pensato addirittura di scrivere un articolo con recensioni negative inventate sui miei testi. In passato ho anche scritto perché NON leggere i miei libri, ma mi hanno detto che poi la gente mi prende in parola e alla lettera. I lettori si perdono per strada con una facilità allucinante e io sono sempre più preoccupato. Soprattutto per i tipi di romanzi che questo 2018 porterà al pubblico. Temi da brivido, insomma.

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  4. La libertà di scrivere quello che vogliamo è sacrosanta, così come quella di non preoccuparsi di chi deve leggere o se ci sarà qualcuno che leggerà. Secondo me il momento della scrittura va tenuto ben separato da quello del marketing. Un tempo per scrivere, un tempo per promuovere. Bisogna evitare che uno invada il campo dell’altro. Quando scrivi, ti preoccupi solo della storia. Quando pubblichi, ti preoccupi di far conoscere la tua storia. O anche no. Dio, sto diventando pure io frecceriana, sei contagioso 😀

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    • Io conosco Paolo Zardi (ma non personalmente: solo come autore), e ne sono felice. Non è nemmeno l’unico commento che ha fatto su questo blog.
      Credo tuttavia che una certa editoria sia da incoraggiare. Penso a Minimum Fax, o Adelphi per esempio.

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  5. Io sono dello stesso parere di Tuco nel film il Buono, il Brutto e il Cattivo. Tuco dice: quando c’è da sparare si spara, non si chiacchiera. E io penso che quando c’è da fare promozione la sia fa, ma non la si racconta ai lettori. I lettori vogliono una storia e delle emozioni da sentire da quella storia e non il modo secondo il quale dovrebbero convincersi a comprare un libro. Quindi sì, non parlare più di marketing e racconta delle tue storie.
    P.s.Ho votato Le Orcadi. E’ la meta più strana tra quelle indicate, però, è proprio dove vorrei andare io. 😉

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  6. In effetti certe tue affermazioni possono sembrare troppo negative, però capisco cosa intendi quando dici che ti senti più libero da quando hai smesso di arrovellarti su promozione e compagnia bella. Nessuno ha mai iniziato a scrivere con il sogno di vendere porta a porta, invece succede qualcosa di simile. Comunque il blog fa compagnia, al di là di tutto. Sennò, hai presente la bollicina dell’acqua Lete? 😉

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