La Follia del Mondo – Estratto #1


Copertina La Follia del Mondo

 

È trascorso oltre un anno dalla pubblicazione del terzo capitolo della Trilogia delle Erbacce (era il 2 dicembre del 2016). Vale a dire: “La Follia del Mondo“, esatto.
“E allora?” ti chiederai.
Allora ho deciso di pubblicare gli incipit di alcuni dei racconti racchiusi in quella raccolta: uno alla settimana. Siccome sono 15 in tutto, dovrebbero prendere 15 settimane; ma non escludo di alternarli con post, se e quando mi verrà in mente qualcosa di decente da condividere.
Mi pare, tra l’altro, di non aver fatto nulla del genere per “La Follia del Mondo”. Si inizia col primo racconto dal titolo: “Intelligenza”.

Buona lettura.

Intelligenza

 

Arianna rientrava a casa verso le dieci tutte le sere, tranne la domenica. Il supermercato dove lavorava chiudeva alle otto, ma lei non aveva una famiglia e poteva restare a fare le pulizie. Per mille euro al mese, si fermava oltre l’orario di chiusura per passare nelle corsie con la macchina pulitrice. Anche i cessi erano compito suo. Lo straordinario non le veniva pagato.

Il capo, un uomo sui sessant’anni, vedovo, attendeva in ufficio che finisse. Inseriva in un Aiwa impolverato una delle tante musicassette di liscio romagnolo che teneva tra i faldoni piazzati su uno scaffale di metallo, alle sue spalle. Intanto controllava le fatture e le bolle di accompagnamento dei fornitori, gli scontrini.

Quando aveva terminato, Arianna bussava alla porta dell’ufficio e diceva: “Io avrei finito”, perché forse c’era ancora qualcosa da fare, ed era meglio usare il condizionale. Succedeva, a volte. Magari le chiedeva di guidare la Mercedes sino in fondo alla via dove c’era il self-service della stazione di servizio dell’Eni, e metterci cinquanta euro di benzina. Lei non aveva la patente, lui le aveva insegnato come fare.

«Però sei intelligente» le aveva detto quella volta.

Oppure c’era da lavare il pavimento dell’ufficio, fare un po’ d’ordine. Lei si era domandata più di una volta come il suo capo riuscisse a fare il suo lavoro in quel caos. Per lei chi comandava doveva essere ordinato, preciso, e vestire in un certo modo; ma lui, dopo la morte della moglie, girava con la stessa camicia per una settimana intera, e i pantaloni anche di più.

Altrimenti, se non c’era altro da fare, salutava, infilava sul camice azzurro la giacca di jeans che usava sia d’estate che d’inverno, e camminava sino alla fermata dell’autobus. Non c’era quasi mai nessuno a bordo, e lei si piazzava alle spalle dell’autista. Dopo una ventina di minuti il mezzo sbucava dalla galleria e attraversava il quartiere dai marciapiedi sbriciolati, l’asfalto bucato, e ai lati palazzi di edilizia popolare come penitenziari.


 A questo punto potrei iniziare a descrivere minutamente come è nato; spiegare se è autobiografico (no); il come e il perché eccetera, eccetera.
Niente del genere. In parte perché ho già illustrato come nascono (di solito), i miei racconti. In parte perché i lettori vogliono leggere le storie. Spero che qualcuno lo abbia fatto.

16 pensieri su “La Follia del Mondo – Estratto #1

  1. “La follia del mondo” l’ho letto e lo consiglio vivamente a tutti i lettori del tuo blog. Racconti riuscitissimi. Della trilogia mi era piaciuto immensamente anche “Cardiologia”.

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  2. Sono un lettore negligente! Cioè è un anno che l’ebook è dentro il mio kobo?! Devo sbrigarmi! Nel frattempo ho terminato La cattedrale di Carver e…bah, si salva qualche paginetta. Secondo me a lui manca l’ambientazione di Savona e si sente! 😉

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