Altro racconto inedito di Marco Freccero

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Ecco un altro racconto inedito. Il titolo è “San Valentino” ed è leggermente fuori tempo massimo, ma non me ne importa molto.
Ah. Ovviamente è un racconto frecceriano. Quindi non aspettarti cuoricini o dichiarazioni d’amore.

Buona lettura.

San Valentino

 

 

L’uomo se ne stava al posto di guida della Fiat Panda Cross, in una via laterale di corso Tardy e Benech: una cinquantina d’anni, lungo e ben messo, con un giaccone scuro. Era un sabato mattina. Tamburellava le dita sulle razze del volante al ritmo della musica che trasmetteva la radio. D’un tratto la spense e sbadigliò, diede ancora un’occhiata in giro alla ricerca di un parcheggio libero. Infine disse: «Ma quanto ci mette».

Squillò il cellulare, sbuffò. Infilò la mano nella tasca sinistra dei calzoni di lana, si slacciò la cintura di sicurezza e disse: «Chi è il rompipalle?». Lesse il nome sullo schermo e mormorò: «Il profeta dovevo fare».

«Dimmi amore».

Ascoltò per qualche istante. «Sì ci sta mettendo tanto. Però… Aspetta che prendo carta e penna, dammi un attimo». Li recuperò e prese a scrivere: «Latte, zucchero, farina, caffè, savoiardi… È scoppiata la guerra? Ah giusto, domani è domenica. Ci pensiamo noi. Tranquilla. Lo sai che la Premiata Ditta Padre & Figlia non perde mai un colpo. Ciao, ciao».

La portiera lato passeggero si aprì. «Eccomi» disse la bambina.

«Era ora. Pensavo che ti avessero rapita».

«E saresti venuto a salvarmi?».

«Che domande. Io e il mio amico Rambo. Lo stavo per chiamare». Le strizzò l’occhio.

Lei rise; posò sul tappetino una borsa di carta. «La sua mamma non voleva più farmi andare via. Le dicevo che c’eri tu che mi aspettavi però continuava a parlare». Fece roteare i grandi occhi azzurri.

«Allacciati le cinture di sicurezza che si parte. Dobbiamo fare un po’ di spesa. La Grande Capa ci manda in missione».

«Dove? All’iper?».

«Si capisce». Mise il moto.

Lei disse: «Però dobbiamo parlare, papà. Prima di partire».

Lui la guardò, la mano sulla leva del cambio. «Come?».

«Che giorno è domani».

«Domenica. Viene sempre dopo sabato».

«No. Papà. Domani è San Valentino».

Lui sollevò la mano dalla leva. «Quindi?».

«La mamma ci tiene tantissimo».

«Non dire stupidaggini. Non gliene è mai importato un fico secco. Queste sono mode della televisione. E della Perugina».

«No no. L’ho sentita piangere. E parlava proprio di domani, alla Lucrezia. L’ho sentita al telefono ieri sera prima che tu rientrassi».

«Piange per i denti. Le ho detto un mucchio di volte di mollare quel dentista e cercarsene un altro davvero bravo. Quelli economici non sanno lavorare».

«Papà. Lei vuole festeggiare San Valentino». Si mordicchiò le labbra, ci pensò su. «Una cena come si deve. Romantica. Con le candele e tutto il resto. Anche il violino».

Lui si schiarì la voce. «Signorina. Quanti anni hai».

«Dieci papà. Lo sai».

«Ecco. A dieci anni devi fare la bambina. Queste sono cose da adulti che non ti devono mai riguardare. A dieci anni devi avere la testa solo per il gioco e per i libri. Gli occhi solo per i libri. I pensieri solo per i libri. E giocare tanto. E invece?».

Si grattò la testa, proseguì. «Io lo so perché succede questo. Da dove vengono queste sciocchezze. Dai tuoi compagni di classe, e gli insegnanti non ci fanno niente. A questo punto, si cambia».

«Papà».

Rifletté per qualche secondo. «Le scuole pubbliche non sono più serie. Il prossimo anno alle medie cambierai scuola. Una scuola seria, privata ecco. Lì sono ancora come una volta. Si studia, si gioca, e certe idee stanno fuori».

«Papà. San Valentino…».

«Ma quale San Valentino. C’è il tiramisù da preparare. Tua madre già inizierà a scalpitare».


 

8 thoughts on “Altro racconto inedito di Marco Freccero

  1. E’ particolare il tuo racconto, minimal con sfumature agro amare. A proposito del vezzo dell’uso dell’interrogativo ballerino, a me destabilizza e non mi convince come nel caso “Quanti anni hai.”

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  2. Un bel racconto breve ma esauriente. Non credo che l’uomo abbia molta voglia di romanticherie, visto che a qualificato con rompiballe la moglie.
    Più sensibile è la figlia ma non è riuscita a smuovere la montagna.

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