Le mie prossime letture (in attesa di staccare la spina)

trilogia delle erbacce

Lo so che non importa niente a nessuno. Però questo blog bisogna pur riempirlo di contenuti, e per questa ragione scrivo post di questo genere. Per mostrare che questo raccontastorie che risponde al nome di Marco Freccero, be’… Mi prenda un colpo! Legge!

Perché leggere?

Io leggo soprattutto digitale. È comodo e spesso (non sempre), è anche economico. Sul mio iPad mini (vecchiotto ma fa bene il suo lavoro), ho accumulato un bel po’ di ebook.

Lasciamo perdere i soliti Dostoevskij, Tolstoj e Dickens che ovviamente fanno la parte del leone, e che ho già letto. Anche se ho intenzione di rileggere “L’idiota” e poi anche “La morte di Ivan Ilic”. Ho un paio di ideuzze per il mio canale YouTube e queste due opere potrebbero essermi utili.

Poi c’è qualche opera di autori nordici. Ma di questi forse parlerò prossimamente, ma non so se qui o sul canale YouTube.

Alzi la mano chi conosce “Controcorrente” di Joris-Karl Huysmans. Francese, mi pare tra i fondatori del premio Goncourt, vicino ad ambienti satanisti prima di convertirsi al cattolicesimo. Non ho la più pallida idea di che cosa aspettarmi.

“L’agente segreto” di Joseph Conrad. Lui è una certezza, chissà di che cosa si tratta (ha a che fare con il terrorismo, ma non so altro).

“Vento rosso” di Raymond Chandler. Il sublime Chandler. Dopo aver letto “Il grande sonno” e “Addio mia amata” (magnifici), ho acquistato pure questo, ma è mia intenzione andare a esplorare un po’ tutta la sua produzione.

“Kristin figlia di Lavrans” è il romanzo più celebre della scrittrice norvegese Sigrid Undset, Nobel delle letteratura e una delle poche a schierarsi contro il nazismo prima che svelasse al mondo il suo volto. Per questo fuggì dal suo Paese e attraversò la Svezia, la Russia sino al Pacifico e da lì s’imbarcò alla volta degli Stati Uniti dove rimase in esilio per tutta la durata della Seconda Guerra Mondiale.

L’osteria volante di Gilbert K. Chesterton. Non so. Non è il primo Chesterton (ho letto “L’uomo che fu giovedì”), e quell’opera non mi ha convinto moltissimo. Vedremo se stavolta questo romanzo riuscirà a compiere il miracolo.

La donna che scriveva racconti di Lucia Berlin. Tanti ne hanno parlato molto bene, chissà come sarà.

E anche Massimiliano Riccardi e il suo “Joshua”.

Ho in programma la lettura di alcuni autori che si autopubblicano: Grazia Gironella col romanzo “Cercando Goran”; Giulia Mancini e “Fragile come il silenzio”.

E poi ce ne sono altri, si capisce; ma nei prossimi mesi credo proprio che mi concentrerò su questi nomi. Il bello è che avevo deciso di leggere di meno quest’anno, ma temo che il mio proponimento andrà a farsi benedire.

Eppure io credo fortemente che non sia necessario leggere, dopo una certa età. Alla fine, si può tranquillamente decidere di smettere. Non solo di scrivere (quello forse è abbastanza semplice); ma appunto, di leggere. Quanti libri avrò letto? Non so rispondere. Un migliaio? Duemila? Di più, oppure di meno? Be’ di sicuro sono un bel mucchietto. Insomma, già adesso posso affermare di aver svolto il mio dovere. Non mi hanno reso migliore (ma non potevano); forse per certi aspetti mi hanno reso peggiore.

Perché non dovrebbe essere possibile piantarla con la lettura? Se voglio leggere, allora posso tranquillamente decidere di NON leggere più, e dedicarmi ad altro. Che cosa? Ippica, alpinismo: le alternative, ben più interessanti non mancano affatto, come vedi.

Alla mia veneranda età posso affermare che “chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato“, e non esiste la possibilità di cambiare radicalmente. Le “rivelazioni” sono spesso cercate e costruite dall’individuo, mosso da una determinazione quasi feroce. Ma poi, certe rivelazioni: a che servono?

A un certo punto il bisogno di leggere si affievolisce. Non è ancora il mio caso ma credo che arriverà. Io non lo faccio per lavoro. E come ho già previsto di chiudere tutte le reti sociali (mica crederai che abbia voglia di condividere fino alla fine dei miei giorni, vero?), credo che verrà il momento, prima o poi, di staccare la spina della lettura.

nuova copertina non hai mai capito niente


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27 thoughts on “Le mie prossime letture (in attesa di staccare la spina)

  1. Ciao. Con gli anni leggo di più, forse perché sport estremi non li farò. A parte gli scherzi, leggere mi appaga e durante quest’anno, forse a causa di tanti momenti in sale d’aspetto, ho letto molto. Bè, almeno per me. Per altri sarò un lettore debole, ma bisogna vedere il tempo che uno ha. Anche poco, leggo tutti i giorni. A volte capitoli interi. Per ora seguo il flusso e i libri sospesi, non potrei programmare perché ho più di un libro sulla libreria che è aperto. Buona lettura a te e ai tuoi lettori che passeranno di qui.

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  2. Cotrocorrente l’ho letto quando ero giovane, fine liceo. Non lettura scolastica. Un libro strano ma a suo tempo mi affascinò, Un esteta, Huysmans, direi. Di Chandler credevo di aver letto tutto, anche perché non ha scritto molto ma questo “Vento rosso” mi giunge nuovo. Romanzo o racconti?

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  3. Direi che ti sei programmato una bella sfacchinata. Come dicono i “fini dicitori” 😀
    Straquoto Conrad e Chandler, Per quello che concerne “La morte di Ivan Ilic”, leggere quel testo mi aiutò a comprendere alcune cose durante il periodo in cui scrissi la mia tesi infermieristica intitolata: La comunicazione nell’assistenza al malato terminale. Sembrerà assurdo ma è così.
    Per il resto, ti ringrazio di avermi inserito tra gli autori auto pubblicati ma non è così (poi il mio editore si offende) Per come tira l’aria non è improbabile che presto raggiunga anche io la schiera degli auto editori come te. Non fosse altro per raccogliere direttamente, e non le misere percentuali, i frutti dell’impegno che tutti noi mettiamo nell’attività di scribacchini. Buon lavoro e buona lettura, attendo le novità del tuo canale you tube che seguo con piacere.

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      • Ebbene sì, direi che c’è attinenza visto l’argomento scelto per la tesi. La lettura mi ha confortato sopratutto in merito al tabù legato alla parola morte, alla negazione di chi sta intorno al malato, parenti, amici, operatori. Scoprire da giovane studente che dall”800 a oggi poco è cambiato,Spesso il paziente ha invece bisogno di parlarne, in qualche modo e con meccanismi più o meno profondi. Nel raccontone si parla anche del desiderio di allontanamento in coloro che sono intorno a Ivan Ilic, come se la malattia e la morte fossero contagiose, ecc. potremmo parlarne per ore ma non è la sede e non voglio annoiarti oltre. Ripeto c’è attinenza. Il fatto che tu, come altri, trovi sorprendente la cosa forse è legato allo stereotipo che il cittadino comune ha dell’infermiere. Purtroppo. La professione è arrivata alla laurea, ai master, ai corsi di specializzazione, ma purtroppo molti riconducono la figura infermieristica al cambia padelle alle dipendenze del medico. Non importa, la mia non è l’unica professione misconosciuta e poco valorizzata. È anche vero che è soltanto da un paio di decenni che è iniziato il percorso di emancipazione, quasi nessuno sa che siamo entrati a pieno diritto nelle università, e che addirittura per certe specificità siamo noi a insegnare ai medici (vedi il triage, che da codice civile è nostra competenza). Non volevo tediare, ma alla fine ci sono riuscito lo stesso, sorry 😀

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      • Ebbene sì, direi che c’è attinenza visto l’argomento scelto per la tesi. La lettura mi ha confortato sopratutto in merito al tabù legato alla parola morte, alla negazione di chi sta intorno al malato, parenti, amici, operatori. Scoprire da giovane studente che dall”800 a oggi poco è cambiato,Spesso il paziente ha invece bisogno di parlarne, in qualche modo e con meccanismi più o meno profondi. Nel raccontone si parla anche del desiderio di allontanamento in coloro che sono intorno a Ivan Ilic, come se la malattia e la morte fossero contagiose, ecc. potremmo parlarne per ore ma non è la sede e non voglio annoiarti oltre. Ripeto c’è attinenza. Il fatto che tu, come altri, trovi sorprendente la cosa forse è legato allo stereotipo che il cittadino comune ha dell’infermiere. Purtroppo. La professione è arrivata alla laurea, ai master, ai corsi di specializzazione, ma purtroppo molti riconducono la figura infermieristica al cambia padelle alle dipendenze del medico. Non importa, la mia non è l’unica professione misconosciuta e poco valorizzata. È anche vero che è soltanto da un paio di decenni che è iniziato il percorso di emancipazione, quasi nessuno sa che siamo entrati a pieno diritto nelle università, e che addirittura per certe specificità siamo noi a insegnare ai medici (vedi il triage, che da codice civile è nostra competenza). Non volevo tediare, ma alla fine ci sono riuscito lo stesso, sorry 😀

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  4. Secondo me non staccherai la spina tanto facilmente, tu sei una persona curiosa e ciò credo influisca sulla voglia di leggere, questo è almeno quello che succede a me…
    I libri che hai in elenco di lettura mi sembrano tutti molto interessanti (non parlo del mio anche se, ovviamente, sono ben felice se vorrai leggerlo, spero che ti piaccia).

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  5. Ti aspetto al varco… non ci credo tanto che smetterai di leggere, ma naturalmente è possibile. Quasi possibile. Chi può dirlo? Io veramente sono qui che spero di invecchiare con gli occhi buoni per poter leggere tranquilla. (Grazie per la prevista lettura! 🙂 )

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  6. Ultimamente faccio fatica a leggere dal tablet, mi bruciano gli occhi. Se un giorno dovessi smettere di leggere, credo sarebbe la triste conseguenza di un problema di vista, in quel caso mi attrezzerei subito con gli audio libri. Penso che una vita non basti per leggere tutto quello che vorrei. Tu Marco, sei molto oltre, hai letto per tre vite,

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  7. Io sto avendo difficoltà a leggere, nel senso che non sono capace di trovare un testo che mi faccia fiondare nella storia con la voglia di non lasciarlo più. “La giuria” di Grisham non è tanto bello, fatto pure coi piedi l’e-book che ti manda il cervello in confusione perché a casa Mondadori si sono scordati l’ABC dell’editing, ovvero che quando si cambia scena si DEVONO separare le due scene con uno spazio tra l’ultimo paragrafo della scena precedente e il primo paragrafo della nuova scena. E se a loro non piace lo spazio un bel trio di asterischi al centro tra i due paragrafi risolve la questione. Non comprerò mai più un e-book Mondadori. Giuro. Mi hanno davvero rotto le scatole e gli farò una recensione coi fiocchi. “Delitto e Castigo”, invece, merita molta pazienza. Sarà che mi sono abituato a leggere belle cose e appena mi capita un testo che dà di meno o che va preso con più attenzione mi annoio, soprattutto se ho poco tempo per leggere. Sigh.

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