Se ci sono i guru è perché servono. O no? O boh?

trilogia delle erbacce copertine

Quei 50/60 lettori di questo povero blog sanno che su queste pagine si prendono un po’ in giro i guru. Ma senza acrimonia, sia chiaro! (Uso “acrimonia” in modo da far capire ai nuovi arrivati che qui hanno a che fare con un tizio che insomma: usa pure “acrimonia”!). Lo faccio perché mi diverte; perché effettivamente dicono delle sciocchezze nel 90% dei casi (e non lo dico io: io mi baso sui FATTI. Vedi per esempio Harry Potter e la trilogia Millennium che NON dovevano avere successo, secondo loro).

Però…

Provaci. Fallisci. Riprovaci…

Però credo che a volte abbiano pure ragione. Sul serio. Alcuni “guru”, pochissimi in realtà, hanno parecchio da insegnare: però quelli che io ho trovato utili non hanno a che vedere affatto con i libri. E ti dirò di più: non sono nemmeno guru.

Uno di questi è un imprenditore. Si chiama Guy Kawasaki ed è stato per anni evangelista Apple.

Un po’ di anni fa ha pubblicato un piccolo libro intitolato “L’arte di chi parte (bene)”. Adesso è fuori catalogo. Era dedicato a chi aveva idea di fare l’imprenditore, e provava (secondo me con successo) a far fuori un bel po’ di sciocchezze e di banalità che pure adesso vanno per la maggiore.

Per esempio: non avere paura della nicchia. E questo ha a che fare con la scrittura? Sì. Tutti pensano a Stephen King, Ken Follett, Andrea Camilleri e compagnia cantante; lasciali perdere. Non è il tuo obiettivo, quello. È una specie di specchietto per le allodole, perché pochi, una manciata soltanto arriveranno a quei livelli. Meglio perciò scovare un piccolo ambito (una nicchia appunto) da costruire e coltivare con determinazione e passione. Microsoft (diceva lui in quel libro) ha iniziato così. Ma (aggiungo io); non aspettarti di diventare Microsoft!

Il mio problema è che non riesco più a uscire dalla nicchia dove mi sono infilato: ma questo è un altro problema.

Anche se il tuo prodotto è imperfetto (diceva ancora), vendilo. Lancialo sul mercato e miglioralo. Il che è pericoloso, me ne rendo conto. Dappertutto si scrive e si ripete di NON muoversi finché non hai la copertina perfetta, l’incipit perfetto, il finale perfetto, eccetera eccetera. Può darsi. Però credo che quello di Kawasaki sia un consiglio meno folle di quanto sembri a prima vista. Potrai sempre migliorare quello che hai fatto, alzare l’asticella della qualità. Paura che la gente ti critichi, ti stronchi? Tranquillo: è quello che accadrà comunque. Una volta che diventi visibile, è inevitabile che qualcuno ti attacchi. Tu vai avanti.

Non tutti i suoi consigli si possono utilizzare per chi racconta storie, ovviamente; e poi come ho scritto, si tratta ormai di un libro introvabile. Ma è stato interessante (non posso definirlo “utile” perché non sono stato in grado di tradurre in pratica alcuni dei suoi consigli. Per responsabilità mia, però).

In fondo se tu credi davvero in un certo tipo di scrittura faresti bene, invece di aspettare la “chiamata” dell’editore (che probabilmente non arriverà mai), a muoverti. Vale a dire a immaginare quello che vuoi fare non come una missione che là fuori le persone attendono con trepidazione.
Non gliene importa un accidente dei tuoi scritti, sul serio. Hanno già tutti i libri che desiderano, e tu sei solo uno dei tanti che scrive.

Uno

Dei

Tanti.

Chiaro vero?
Invece di immaginarti luce e araldo che va nel mondo a portare la luce: fatti la domanda giusta.

E allora?

La domanda giusta è appunto:

E allora?

Ed è presa dal libro del buon Kawasaki. Lui si riferisce a quando un imprenditore presenta la sua idea, oppure prepara una presentazione con le diapositive. E invita a immaginarsi un tipo che dica:

“E allora?”.

Che tradotto in soldoni significa: “Dove sarebbe l’eccezionalità della tua impresa? Perché dovrei spendere dei soldi per il tuo prodotto? Il tuo servizio? Perché il tuo, e non quello di un altro?”.
E se ci pensi bene sono domande che anche chi racconta storie dovrebbe farsi.

“E allora? Dove sarebbe l’eccezionalità della tua storia? Perché dovrei spendere dei soldi per il tuo libro? Perché il tuo e non quello di un altro?”.

Giusto.
Io potrei rispondere mostrando le recensioni raccolte da “Non hai mai capito niente”.
Oppure potrei proporti di leggere il mio racconto “Resurrezione”, per dimostrare che qui si scrive, e solo di tanto in tanto si pubblicano questi post.

Ma sfuggirei alla domanda.
Il punto è che (forse) hai bisogno di un blog e di mostrare che hai un cervello sul collo. E col tempo, forse (forse)… Riuscirai ad avere una nicchia grazie alla quale, una volta all’anno, coi soldi ricavati dalla vendita della tua opera, potrai andare a spendere e a spandere in una pizzeria.

L’errore che molti compiono quando si avvicinano a questi libri; ed è l’errore sul quale campano tanti “guru”, è pensare di poter applicare certe ricette o modi di fare, al libro. E che queste ricette possano valere per tutti, e per tutte le storie.
No.
(Il No è abbastanza chiaro, vero?).
È evidente che il romanzo è una cosa, e i racconti sono un’altra. Un romanzo fantasy è una cosa, e un romanzo ambientato nella Bassa Padana è un’altra. A volte leggo certe interviste ad autori che hanno sfondato, ma nella maggior parte dei casi: sbadiglio.

I loro consigli funzionano con loro, o con quelli che decidono di essere una copia di loro. Fine.
Restiamo nel campo dell’impresa: dove sarebbe l’innovazione se tutti, sistematicamente, facessero sempre la medesima cosa? C’è innovazione quando qualcuno NON fa quello che fanno gli altri.
Dimenticarsi di questa regoletta, è grave. Queste persone, questi autori che dispensano consigli dovrebbero dire:

“Non ho la più pallida idea di che cosa è successo. A un certo punto: Bam! Sì, è vero, ho tenuto duro, ma so di gente che ha tenuto ugualmente duro e non è arrivata dove sono io. E non ci arriverà mai”.

Questa è la sola verità che dovrebbero annunciare loro, e i guru. Ma è come una sedia sfondata: scomoda.

E comunque: “Non hai mai capito niente” è in vendita a 2,99 euroFate vobis.

nuova copertina non hai mai capito niente


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21 thoughts on “Se ci sono i guru è perché servono. O no? O boh?

  1. In merito ai guru, mi sono già espresso in un tuo post precedente. Diciamo che c’è attinenza con la flora intestinale, con il riequilibrio, scambio ed eliminazione delle sostanze 😀
    Per quello che ti riguarda, già un paio di anni fa ti dissi che scrivi bene e che secondo me sei uno di quelli veri. Devi avere pazienza, purtroppo.

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    • Ah, ma io pazienza ce l’ho. Però adesso sei tu quello che ti sminuisci troppo. Io non mi sognerei mai di ambientare una storia (anzi 2, anzi forse 3 giusto?) negli Stati Uniti. E questo secondo te che cosa significa? Che ci sai fare parecchio. Che c’è talento.

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  2. In realtà non è detto che i consigli dei guru funzionino con chi vuole essere la loro copia, anzi, potrebbero non funzionare con gli stessi guru in un momento diverso. La verità è che alla base del successo c’è il tempismo, che a sua volta è governato perlopiù da una cosa chiamata fortuna. Certo, seguendo certi consigli si può provare ad aiutare la fortuna e ciò per un po’ può anche funzionare, ma ricordiamoci che lei è cieca e che l’unica legge universale che vale sempre è quella di Murphy. E allora meglio provare nuove vie, scaturite dalla nostra fantasia, per sfidare la dea bendata. Almeno, se poi non funzionano, ci siamo divertiti.

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  3. aggiungere qualcosa alla ricetta? Non credo di avere parole adatte. Quindi taccio. Scrivere per me è un diletto, poi se qualcuno – incautamente – compra qualcosa di mio, lo ringrazio.
    OO.T. avevo capito che andavi in letargo come gli orsi d’inverno ma forse ho letto male le tue parole. Lietissimo invece che tu abbia deciso di pubblicare nuovi post.

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  4. Ben detto, dalla prima all’ultima parola! Dalle lezioni dei guru – del tipo di guru che intendi qui – si possono trarre spunti utili, ma non basta trarre conclusioni dalle esperienze (proprie e conosciute) perché quelle conclusioni siano “la Verità”. Nel tempo ho imparato a scartare senza remore quello che non mi si adatta. Hai perfettamente ragione: il successo succede (!), ma come succeda non è affatto così chiaro come mostrano poi le varie analisi. Scrivere credendo che esista una formula magica per avere grandi risultati non solo è credere nelle favole, ma rischia di essere la lapide sulla voglia di scrivere. Però ci sono discorsi interessanti in giro, e ogni tanto si coglie qualcosa di buono. Va bene così. In fondo perché dovrei essere io ad avere successo, o tu? Ce ne sono di bravi raccontastorie e di belle storie… eppure riusciamo a trattenere l’attenzione di qualcuno, a regalargli emozioni. E’ grandioso, a pensarci. 🙂

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  5. Ma se la Kawasaki non c’è nemmeno al moto GP quest’anno?!
    Ah no, scusa, ho sbagliato post… 😛
    Però…e se ci fosse da imparare dai motociclisti?
    Al mio segnale, scatenate l’inferno, gas a martello e su il piedino!

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      • Il problema è che sono seria! Pensa ai motociclisti: sono pochi quelli che arrivano a correre moto gp e moto 3, anche superbike, tutti gli altri gareggiano in corse minori, se hanno la fortuna di trovare uno sponsor e che non debbano pagarsi loro corsa, moto e team! Di Valentino ce n’è uno, e anche lui non è detto che guadagni più con la gara vera e propria che né con le interviste, le pubblicità, le serate, ecc. Eppure, tutti loro continuano a salire in sella e via… Chi glielo fa fare? La moto. Non potrebbero vivere senza?
        Chi te lo fa fare? Non potresti vivere senza? 😉

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