Perché Prime Reading di Amazon dovrebbe darti una svegliata (se autopubblichi)


È sbarcato ufficialmente anche tra di noi il servizio di Amazon Prime Reading. È ovvio che quando il colosso di Seattle si muove, il suo “movimento” non è certo indolore e nemmeno passa inosservato. È il pregio di essere il primo della classe, e di essere un colosso di dimensioni globali che fa un po’ quello che gli pare. E tu, autore-editore o che ti autopubblichi; oppure autore indipendente: che fai? Come reagisci? Reagisci oppure ti lamenti?

Che cos’è Prime Reading di Amazon

Per spiegare che cos’è questo nuovo servizio di Amazon potrei adesso scrivere un mucchio di belle parole. Oppure consigliarti di leggere il post della scrittrice Maria Teresa Steri “Prime Reading Amazon: Considerazioni a caldo”. Lì troverai un mucchio di informazioni utili; poi se hai voglia di tornare a leggere questo post, te ne sarò grato.

Perché Prime Reading di Amazon dovrebbe darti una svegliata

Ehilà! Hai fatto in fretta a leggere, i miei complimenti.

A quanto pare le persone, alcune almeno, non hanno gradito questa novità di Amazon. Si tratta di autori che si autopubblicano, e che si sentono “colpiti” perché il colosso di Seattle fa gli affari suoi. Prego notare l’ultima parte della frase precedente.

fa gli affari suoi.

Quindi dove sarebbe il problema? O il dramma? È chiaro che un’azienda come Amazon pensa agli azionisti, e non si preoccupa troppo se con le sue novità schiaccia o stritola qualcuno. Ma invece di lamentarsi, forse conviene darsi una mossa. O una svegliata: cosa preferisci?

Ti ricordo che hai deciso di auto-pubblicarti, e questo non significa premere il celebre pulsante “Pubblica” su Amazon e attendere il miracolo. 

Hai deciso di essere imprenditore di te stesso. 

Vendi storie. 

Devi trovare il tuo pubblico, e vendergli le tue storie.

Le mie storie sono, per esempio, la Trilogia delle Erbacce;

trilogia delle erbacce

La scrittura è difficile;

la scrittura è difficile banne

Un romanzo a 4 mani.

copertina ultimo giro di valzer

 

Sì, ho fatto pubblicità a quello che scrivo. È il mio spazio questo, e se non lo faccio qui, dove lo farò?

Ora, dal momento che tu hai deciso di essere l’imprenditore delle tue storie, che vuoi fare? Mettere i dazi? 

Tornare a prima, quando si stava peggio però si stava tanto meglio?

Sventolare il pericolo della Cina? 

Invocare il ritorno della Lira?

Nessuno te lo ha chiesto, tu lo hai scelto, e devi muoverti. Non puoi star lì ad aspettare ‘o miracolo, ma devi cercare di combinare qualche cosa. 

Ma cosa? 

Adesso ti spiego quello che farò io (e che ho già iniziato a realizzare). 

Aggiornare i vecchi post: perché serve?

Io come vedi ho un blog (infatti ci stai sopra e leggi queste frasi). Quindi ho iniziato un’opera un po’ complessa. Prima di ogni altra cosa: eliminare i post che realizzano poco o nessun traffico. Ma prima li ho salvati sul disco rigido del mio computer: magari torneranno in una nuova forma. Ci sono post che non avevano alcun senso. Che non erano letti nemmeno per sbaglio. Avevano a malapena realizzato un po’ di traffico 3, 4 anni fa, e poi basta. Non avevano alcun senso: via. 

Questo lavoro durerà nelle settimane prossime, non è affatto completato. Inutile? Al contrario: se qualcosa non porta traffico, non serve. E per adesso si elimina. Poi, come detto, se in quei post c’era qualcosa di buono forse torneranno in una forma completamente nuova, o quasi. Altrimenti: addio. 

Non solo questo, però.

Ho dato un’occhiata ai post che invece continuano a ricevere traffico. Per esempio:

Ecco i libri per imparare a scrivere.

Questo post, e altri, li ho aggiornati. Ho segnalato l’aggiornamento, mettendo persino la data. Anche quest’opera di aggiornamento è ben lontana dall’essere conclusa e mi prenderà un po’ di tempo come puoi comprendere. Per quale motivo? 

Il blog è il cuore della mia attività di racconta-storie. Lo deve diventare sempre di più. Deve racchiudere pochi (relativamente pochi!) post ma dannatamente utili. Non so, ovviamente, se questa mossa avrà i risultati che spero: un incremento delle visite senza aumentare i post. 

Si tratta di un esperimento. E non ho idea di come risolvere il problema più grosso. Vale a dire:

Come scrivere un racconto – Raymond Carver

e

Come scrivere un racconto – Greenleaf di Flannery O’Connor.

Si tratta (nel primo caso) di oltre 20 post, nel secondo mi pare oltre 25. Tutto questo materiale è sì presente sul mio blog, ma di fatto invisibile. Non realizzano traffico. In parte perché hanno tutti il medesimo titolo, e questo penalizza i post e di fatto tiene lontani i lettori.
Ovviamente non ho la più pallida idea di come risolvere l’inghippo. Potrei (per cominciare), fondere 2 post in uno e individuare in ciascuno di essi il “tema forte” e su quello costruire un titolo capace di trascinare sin qui i lettori? Può darsi. Ma come puoi intuire: è un lavoraccio. 

Devo vedere se ha senso e immaginare come tradurre questo “senso” in qualcosa capace di portare traffico.

Prime Reading Amazon e la lezione da apprendere

Ormai non serve più esserci. Non serve a un tubo dire: ehi, ho scritto un libro. Non fa impressione. Io considero queste mosse (vale a dire Prime Reading Amazon), un segnale d’allarme: o mi muovo, oppure esiste davvero il rischio, tra un anno, di non realizzare nemmeno le vendite che sono riuscito a conseguire con la Trilogia delle Erbacce. Perché se tra un anno, o più, quando cioè pubblicherò il mio romanzo, non avrò incrementato notevolmente i lettori di questo post; se non sarò riuscito ad ammaliare i lettori, facendo loro capire che non sono un genio incompreso della Letteratura, ma uno che racconta storie.

Di fatto non avrò “mantenuto le posizioni”.

Bensì avrò battuto in ritirata…


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18 pensieri su “Perché Prime Reading di Amazon dovrebbe darti una svegliata (se autopubblichi)

  1. Sei bravo a star dietro ai tuoi post più letti, io me ne disinteresso completamente, comunque magari più avanti ci guarderò. Prime reading di Amazon è una grande novità e si sa che Amazon ha il comando, bisogna adeguarsi.

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  2. Non fonderei i due “come scrivere un racconto” in uno solo, ma: la pagina che li riassume (c’è per Carver ma non per O’Connor?) dovrebbe essere strutturata meglio, con l’indice per esempio di tutti i 21/25 post, e ad ognuno di questi cambierei il titolo mettendone uno più esplicativo dell’effettivo contenuto (Introduzione, Autobiografia, Incipit…). Al termine di ogni post metterei il link alla pagina con l’indice. Ognuno di questi li indicizzi sui motori con chiavi diverse, lasciando in qualche modo il riferimento a Carver/O’Connor. A Google piacciono gli articoli lunghi ma anche ben strutturati. 😉

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  3. Grazie per aver nominato il mio post!
    L’idea di rinverdire i vecchi post è ottima, sopratutto perché di materiale interessante ne hai ed è un peccato non trovare il modo per portarlo alla luce. Penso comunque che sia anche un impegno non indifferente, io mi ero riproposta di rimettere mano ad alcuni miei vecchi post con lo stesso intento, ma di fatto non ho mai trovato il tempo e la voglia.
    In merito al resto, continuo a vedere il problema Prime come un non-problema, nel senso che non è la gratuità dei testi secondo me a costituire una minaccia per chi pubblica. Però indubbiamente è giusto rimboccarsi le mani e fare del nostro meglio per farci conoscere.

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    • ecco la risposta al tuo post che non sono riuscito a pubblicare
      Ho l’opzione Prime ma non ho scaricato nulla né visionato nulla, né ascoltato nulla. Pigrizia? No, mancanza di tempo. Ho sul Kindle e sul Sony (per gli epub) una lista lunghissima di cose da leggere che forse non leggerò mai. Inutile ingolfare il Kindle con altro, anche se Amazono un giorno sì e uno sì mi manda una mail per ricordarmi che sono ub cliente Prime.
      Credo che per gli autori , soprattutto indie, sia un’opportunità, perché potrebbe invogliare a comprare altri titoli, se quello letto è interessante. Spesso non si fa perché l’autore non è conosciuto.

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  4. Apprezzo molto la tua capacità di rimetterti costantemente in discussione, che sento anche un po’ mia. Mi nasce una domanda: non ci sono degli svantaggi nel rimuovere post, dal punto di vista della visibilità, del SEO eccetera? Avevo sentito dire che Google si adombra quando vede che si vanno a rimaneggiare i vecchi articoli.

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    • I post che ho rimosso non facevano alcun traffico da anni: zero assoluto. Dubito che Google si accorga di qualcosa che non smuoveva nulla. Rimaneggiare i vecchi post che fanno traffico: io ho sempre saputo il contrario. Aggiornarli non fa che rendere più interessante il blog, anche perché certi articoli di fatto non sono più utili perché contengono affermazioni o dati superati. Se li aggiorni le persone continuano ad arrivare, e a leggere e ad apprezzare. Vedremo cosa succederà nei prossimi mesi…

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      • Ahhhh, Marco statti fermo, non cancellare i post per nessun motivo. Grazia ha ragione.
        Non mi occupo di seo da almeno cinque anni. Quindi le mie competenze saranno obsolete. Però credo che il fattore base google lo consideri ancora.
        In pratica se tu cancelli i post in maniera indiscriminata, cosa succede?
        Facendo un site, in questo momento Google ha indicizzato 1510 pagine del tuo blog. Se tu cominci a cancellare i post, lui ritornando a controllare le pagine con lo spider, comincerà a non trovare più le pagine che aveva indicizzate. Per Google, indicizzare le pagine è un lavoro mostruoso, a livello mondiale saranno miliardi di miliardi. Quando trova pagine non più attive, lui le elimina. Ma in questo momento, i tuoi post, a seconda delle parole chiave sono posizionati nel suo indice. Se lui comincia a registrare che i tuoi post iniziano a sparire dalla sera alla mattina senza alcun motivo, metterà un alert sul tuo blog, ovvero potrebbe considerarlo non più affidabile. O che comunque gli causa rogne. E Google fra tutte le conseguenze del suo lavoro, in cui cerca di dare risultati pertinenti, non può permettersi di mostrare nelle ricerche siti o blog le cui pagine possono sparire da un momento all’altro. Quindi preferirà penalizzarti e rimuovere parzialmente o per intero le tue pagine dalla ricerca. Ha indicizzati milioni di siti, per lui è più rapido potare che assecondare un sito o un blog che per lui potrebbe anche funzionare male o che forse sta per chiudere. Chissà come interpreterà la cosa. Sono algoritmi.
        E per esperienza personale, nelle penalizzazioni è facile entrarci, praticamente impossibile uscirci. Almeno io non ci sono mai riuscito nei miei casi disgraziati.
        Se sul serio vuoi operare quest’opera di pulizia, dovresti riuscire a impostare gli articoli da rimuovere come no follow. Dipende se il comando è previsto dal tuo tool seo di wordpress. E poi andare a segnalare le url da rimuovere nel search console. Una volta che lui avrà validato la cancellazione dall’indice, potrai cancellare l’articolo.
        Ma ne vale la pena tutto questo lavoro? Anche se un articolo porta una visita l’anno, una è meglio di zero. Consiglio da amico, poi valuta tu.
        Ah… vero, c’era da commentare anche su Amazon Reading. Vabbè quello lo commentiamo un’altra volta. XD

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      • Ormai ho già fatto tutto. Ho eliminato circa 200 post, molti dei quali non avevano traffico da almeno 2 anni: zero, nada. Per adesso non vedo variazioni: sempre pochi lettori. Vedremo nelle prossime settimane…

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  5. bella iniziativa la tua. Amazon Prime? Può essere un’opportunità, dipende da quello che metti, o amazon mette, nel catalogo. Se è roba buona può essere un buon veicolo pubblicitario, altrimenti è un boomerang

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  6. Amazon Prime Reading è solo un mezzo per convincere chi si pubblica da sé ad affidarsi solo ad Amazon in esclusiva per un vantaggio che dura molto poco. D’altra parte in qualche modo devono giustificare i 36 euro che chiedono per l’abbinamento Prime. Hanno aggiunto anche Prime Music. 🙂 Se solo Apple si desse una svegliata…

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      • Secondo me cosmetica, purtroppo. Diverso tempo fa lessi che Apple dava più visibilità ai self-publidher, ecco perché mi feci un account direttamente con loro, ma non ho mai capito cosa volesse dire avere più visibilità da Apple e ancora non lo capisco. Forse erano chiacchiere da bar che passarono su qualche sito ufficiale e mai messe in pratica. Ricordo che Jobs disse che era assurdo leggere i libri sui dispositivi elettronici. Ti parlo di tantissimi anni fa. 🙂

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      • Me lo ricordo quello che disse Jobs. Al momento iBooks Store è un puro nulla. Adesso hanno presentato un rifacimento dell’interfaccia, ma ne devono fare di strada se vogliono combinare qualcosa. Ma credo che non sia nel loro interesse. Preferiscono investire in altri contenuti.

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