Bruce Marshall scrittore scozzese

candele gialle per parigi copertina

Una delle mie prossime letture

 

Pochi conoscono, o ricordano, lo scrittore scozzese Bruce Marshall. La sua attività di scrittore ha almeno 2 elementi che possono esserci molto utili, e adesso cercheremo di vederli assieme. 

Piccola digressione: mai definire “inglese” chi abita in Scozia. La reazione che potrebbe avere può essere imprevedibile. Vale a dire molto spiritosa (al minuto 3:10 di questo vecchio filmato), oppure meno spiritosa. Anche perché uno scozzese non abita la Scozia: è scozzese. Viceversa, l’italiano abita l’Italia: nel senso che vi si è accampato (come scriveva lo scrittore Ennio Flaiano). E questo atteggiamento spiega un mucchio di cose, vero?

Il successo di Bruce Marshall

Negli anni Cinquanta e Sessanta (e anche un po’ dopo), lui ebbe un grande successo in tutta Europa, e anche negli Stati Uniti. Da un paio di suoi libri furono tratti dei film. “La sposa bella” (con Ava Gardner e Vittorio De Sica), ambientato durante la Guerra Civile in Spagna. E “Danubio rosso” con Angela Lansbury (“La signora in giallo”) e Walter Pidgeon (in Italia conosciuto per aver lavorato con Totò nel film “I due colonnelli”).

Durante la Prima Guerra Mondiale perde una gamba. Partecipa alla Seconda nelle file del servizio segreto inglese. Terminata la guerra, inizia a scrivere e decide di trasferirsi in Francia, a Biot, un centro celebre anche per la produzione di ceramiche. Lì muore e immagino che sia sepolto nel cimitero di quella cittadina della Riviera francese.

La prima lezione che si può trarre? Puoi avere successo, vendere tanto, vedere i tuoi libri trasformati in film da Hollywood. E poi essere dimenticato. Adesso la sua produzione è finita nel dimenticatoio. Anche in Scozia, a quanto ne so, sono ben pochi coloro che lo citano.

Eppure sono certo che per lui non è un problema. Aveva un talento, e lo ha usato al meglio. Quello che succede dopo, oppure mentre si vive, non è importante. 

Se hai un talento lo devi usare: punto e basta. Ma se hai un talento lo devi addestrare ferocemente: leggendo.

In questo è molto vicino allo scrittore delle isole Orcadi George Mackay Brown, che in un’intervista dichiarava di non curarsi se la sua opera sarebbe stata ricordata, oppure no. Per lui era essenziale aver fatto buon uso del talento ricevuto.

copertina biografia george mackay brown

La scrittura secondo Bruce Marshall

Nell’introduzione al romanzo “Candele gialle per Parigi” viene riportata una sua dichiarazione. È rivolta a chi desiderava scrivere, e quindi si tratta dei suoi consigli.

Alla larga! Ma se proprio dovete scrivere, prima imparate il latino, immergetevi nelle profondità degli abissi o praticate la pirateria e sarete capaci di scrivere e avrete qualcosa da scrivere.

Che cosa intendeva dire Bruce Marshall? Innanzitutto afferma quello che io da un bel pezzo provo a ribadire su questo blog: scrivere non è affatto semplice. Per questo bisognerebbe sempre cercare di dissuadere le persone dal farlo (“Alla larga!”). Certo, uno sforzo inutile (ci penserà la vita a fare tabula rasa di tanti autori). Ma chi scrive conosce la verità: scrivere è difficile e non può che ribadirlo ogni volta che ne ha l’occasione.

Ma davvero è necessario conoscere il latino e praticare la pirateria per raccontare storie?

Immagino che questo scrittore scozzese desiderasse in realtà puntare la sua attenzione non tanto su ciò che occorre fare per scrivere. Ma volesse ricordare a chi desidera scrivere che raccontare storie (lunghe o brevi) non è sfuggire la realtà; ma entrarci con tutte le scarpe. Lui alla realtà aveva lasciato un gamba, durante la Prima Guerra Mondiale. E non ha mai usato la scrittura come un mezzo per sfuggire a essa, per ritagliarsi un’oasi dove rifugiarsi. Al contrario: ha sempre cercato di arrivare alla realtà perché questo è lo scopo della letteratura. E forse qui troviamo anche la ragione della sua eclissi che dura da parecchio tempo.

Qualcuno ha affermato (ma non ricordo chi), che la letteratura ormai tende a spiegare all’essere umano come dovrebbe essere, invece di ricordargli quello che è. Bruce Marshall è uno di quegli autori che ha usato la parola per arrivare alla realtà, non per offrire una via d’uscita al lettore. 

Anche nel breve filmato che ho indicato all’inizio di questo post lui ribadisce che un autore deve sì avere le sue idee; ma non sbandierarle. Non le deve usare per rendere migliore il mondo (inutile: il male è una scelta consapevole dell’individuo, non una mancanza di informazioni da risolvere con maestrini e maestrine); o per salire sul piedistallo e arringare il popolo. 

Però mi domando pure perché un autore sì (per esempio: Flannery O’Connor; Graham Greene), e un altro no (Bruce Marshall). Vale a dire: per quale ragione alcuni sono sempre celebrati, e altri no.

copertina sola a presidiare la fortezza

Forse perché alcuni sono meno bravi, e altri più bravi? È possibile, peccato che un simile metro di giudizio dimostri un evidente problema. Non perché non esistano dei criteri oggettivi per giudicare gli autori e la qualità dei loro scritti. 

Ma perché entrano in gioco una serie di variabili che modificano eccome il giudizio sul destino delle loro opere.

Per esempio. Essere uno scrittore di una potenza mondiale (Flannery O’Connor), ed essere scrittore di una Nazione (la Scozia) che molti nemmeno considerano tale: ha un certo peso. Avere uno stile grottesco (come si diceva di Flannery O’ Connor), e costruire storie dove la violenza entrava come un treno nella vita dei protagonisti. E non avere uno stile del genere. (Prova a leggere “La schiena di Parker” o “Un brav’uomo è difficile da trovare”, entrambi di Flannery O’ Connor). 

Soprattutto: essere consapevole di appartenere a una storia, una cultura, e far parte di una comunità che crede a quella storia e cultura (Flannery O’ Connor; George Mackay Brown). E chi pur essendo consapevole di tutto questo (Bruce Marshall), adesso si muove in un territorio che quella storia ha velocemente eliminato perché ostacolo al bel vivere. E in contrasto (Marshall), con una ideologia che considera il male un errore di valutazione commesso solo perché non c’erano i giusti maestrini e maestrine a spiegare l’andazzo.  

In realtà immagino che ci siano anche altri fattori per spiegare l’offuscamento di uno scrittore; ma questi che io ho provato a illustrare mi paiono le giuste basi per comprendere come una certa letteratura sia destinata a entrare in rotta di collisione con lo Spirito del Tempo.

L’ultima lezione di Bruce Marshall

C’è un’ultima lezione di Bruce Marshall da tenere in considerazione. Lui ricorda che a 17 anni pubblicò un libro che “non valeva niente”. Per questo suo padre fu costretto a pagare un editore per vederlo infine stampato. Ne vendette una copia.

Capita la lezione (almeno questa)? 


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12 thoughts on “Bruce Marshall scrittore scozzese

  1. Non sbagli quando dici che la provenienza geografica potrebbe essere una causa. E’ il motivo per cui agli Emmy Award (i premi per le serie tv americane) Outlander viene continuamente nominato (produzione americana della Starz su studi scozzesi, e trama focalizzata sull’indipendenza scozzese), ma vince sempre e solo Game of Thrones (produzione americana della HBO su studi in più paesi, dall’Irlanda al Marocco). Questo nonostante gli stessi produttori di GOT abbiano riconosciuto l’alto livello di Outlander e lo stesso George RR Martin sia amico di Diana Gabaldon. E’ talmente politicizzata la questione che mentre in america e in Italia siamo alla quarta serie, in Inghilterra solo quest’anno la BBC ha messo in onda la prima serie. Hanno ritardato per il referendum sull’indipendenza scozzese. Nella serie infatti le giubbe rosse inglesi non fanno proprio una bella figura nell’aver soffocato e trucidato tutti i clan scozzesi…
    Questo per dire che a volte, nonostante il talento dello scrittore e la qualità del romanzo, ci sono davvero molti fattori esterni che intervengono. 😉

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  2. Orgoglio scozzese molto comprensibile visto che storicamente la Scozia è stata oppressa è dominata dagli inglesi (bellissimo il film Braveheart che racconta parte della storia), ma storia a parte è un peccato che questo scrittore sia finito nel dimenticatoio, forse è come dice Barbara, dipende dalla nazionalità, gli americani sono molto più celebrativi e finiscono per imporre i loro autori, attori, cantanti ecc

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  3. Oddio, dire di uno scozzese che è inglese è andarsele a cercare… e tra un po’ vado a cercarmele anch’io, in loco però! Difficile definire le cause della fama e dell’oblio, quando si parla di storie che sono riuscite a incontrare davvero il pubblico. Di sicuro sono in gioco tanti fattori che esulano dal valore dell’autore, che non conosco.

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