A che serve leggere Dostoevskij (se sei un autore indipendente)


 

 

A chi serve leggere il libro: “Lettere sulla creatività” di Fedor Dostoevskij?
A un sacco di persone. Leggi il resto e lo scoprirai…

3 capitoli in questo articolo:

 
Preferisci una risposta più articolata (ho pure questa, ebbene sì)?
A tanti autori indipendenti che sono a caccia di contenuti per riempire i loro blog, e di un modo intelligente per arrivare a creare coi lettori una proficua conversazione. Sia chiaro: in questo smilzo volume edito dalla casa editrice Feltrinelli non ci sono certo idee per preparare i tuoi post, ci mancherebbe altro. Ma c’è parecchio di più: una miniera d’oro
Se sei un autore indipendente che vuole riempire il proprio blog di contenuti “sostanziosi”, e non di fuffa, continua a leggere. E bada: il post è lunghetto.

Lettere sulla creatività: di cosa si tratta

“Lettere sulla creatività” è un piccolo volume edito dalla casa editrice Feltrinelli con l’introduzione e la traduzione di Gianlorenzo Pacini, al costo di meno di 10 euro (uno dei pochi cartacei che possiedo ancora). Adesso forse sarà aumentato, ma si dimostra comunque una lettura molto economica. 

Si tratta di un breve estratto dall’epistolario, se non sterminato, di certo enorme del grande scrittore russo. In queste lettere, al fratello, a editori, amici, conoscenti ma anche sconosciuti che si rivolgevano a lui per critiche, o consigli, troviamo un Dostoevskij che non rifugge affatto al confronto. Benché sia stato dipinto come “conservatore” (o reazionario?), lui sa bene di sposare un punto di vista che va contro corrente, nella Russia di quegli anni. Ma a lui non importa un beneamato fico secco (chissà come si dice “fico secco” in russo…).

Prima ho scritto che questo libro è utile anche per un’altra ragione: è ottimo per dare un’idea di cosa proporre ai lettori del proprio blog: vale a dire?

Come attirare i lettori?

Se fosse vivo ai nostri giorni l’ottimo Fedor avrebbe eccome un blog (a mio parere). Lo chiamerebbe “Rinascita Russia” o una roba del genere, e sarebbe inviso (oppure: odiato?) a un sacco di persone; ma lui se ne infischierebbe serenamente. Come detto poche righe fa, in questo libro si trova una scelta di lettere, alcune davvero molto lunghe (non quanto questo post, ma ti avviso caro lettore o lettrice: la faccenda prenderà un sacco di tempo. Forse puoi ancora tagliare la corda). 

Certo, ci sono delle evidenti difformità tra il nostro tempo, e il suo: e non parlo solo degli aerei o del DNA. E nemmeno dei blog. Lui era famoso grazie soprattutto al suo mastodontico talento; anche se gli editori in Russia (solo lì?), erano dei mezzi banditi travestiti da esseri umani. Per tutta la sua vita (ecco una piccola digressione), Dostoevskij sognò di autopubblicare; alla fine ci riuscì (no, non sto scherzando).

Proprio per questo ho scritto, un po’ di tempo fa, un post su questo aspetto di Dostoevskij che pochi conoscono. Mentre un sacco di gente si affanna a trovare giustificazioni ridicole alla pubblicazione a pagamento (lo ha fatto Tizio, lo ha fatto Caio; e allora lo farò pure io! E che male c’è?), nessuno ha il coraggio di ricordare che il romanzo “I Demoni” fu autopubblicato. Sissignore, hai letto bene.

Leggi: Come Dostoevskij si autopubblicò (non è uno scherzo)

Ma torniamo a bomba, come dicono quelli bravi. 

Se accettiamo che il blog (probabilmente), è il mezzo migliore per costruire una base di fan, seguaci o estimatori che dir si voglia, perché pubblichi i tuoi contenuti quando vuoi; se lo vuoi, e gli dai le impostazioni che preferisci e non devi rispondere a nessun direttore editoriale: il problema resta evidente. E non parlo di pubblicare articoli (quello ci può riuscire anche un cammello). Il problema serio è scovare il giusto sistema per produrre contenuti capaci di attirare i lettori e far conoscere, per esempio, la mia intelligenza (piuttosto modesta, ahimè, ma come vedi io sono riuscito a superare il trauma di NON essere un genio abbastanza bene).

Pubblicare racconti brevi? Eh, lo so. Sul serio. Lo faccio pure io, forse lo hai notato. Ma come diceva il grande Totò: non sono mica fiaschi che uno soffia…

Leggi: Voltaire – Un racconto inedito di Marco Freccero (che sarei io)

Ovviamente Dostoevskij parla a un mondo che non esiste più, con uno stile che è stato spazzato via, eccetera eccetera. Si tratta di cose che io conosco e conoscono un po’ tutti quelli che hanno un po’ di dimestichezza con la Russia e dintorni. Credo però che sia ancora dannatamente interessante il suo modo di affrontare la realtà, e che ci sia da pescare parecchio dal suo esempio.

Adesso illustrerò alcuni punti che secondo me tu (e io), dovremmo prendere in considerazione per produrre (grazie al grande russo), dei contenuti in grado di interessare i lettori e magari (magari!), indurli a darci un poco di fiducia. Si sa che la lettrice, il lettore non sono stupidi, e vogliono capire se per esempio il proprietario di questo bislacco blog (cioè Marco Freccero) ha sale in zucca, oppure no. Visto che pubblicare racconti appena decenti non è semplice (magari azzecchi il finale, ma sbagli l’incipit, oppure viceversa; o ancora: sbagli tutto), e non ha senso ribadire ogni settimana che hai pubblicato un romanzo (mi perdonerai se alla notizia il sonno mi ha abbracciato fortissimo, vero?), forse lui, il grande russo ha da insegnarci un metodo. Da adattare ai nostri giorni, ovviamente.

 

Sul mio canale YouTube parlo di Dostoevskij

La lezione di Dostoevskij per un blogger del XXI secolo

Ecco quali sono, a mio parere, i 3 punti cardinali e i 3 spunti che tu puoi sfruttare a tuo vantaggio.

  • Leggere. Lo so cosa pensi, caro mio (o cara mia). Sei arrivato sin qui sfregandoti le mani e pensando: “Ci siamo! Questo tipo sa il fatto suo!”. E invece di estrarre il pachiderma dal cilindro, estraggo ‘sta roba. Però non c’è alcun dubbio: Dostoevskij leggeva. Un po’ di tutto. Chiede al fratello di fargli avere certi titoli; ne ha bisogno come l’aria. E questo che per te pare una bazzecola, è invece una parte fondamentale di chi racconta storie. Leggere: ma non solo romanzi. Lui ci teneva parecchio a conoscere le idee che circolavano in Europa e che arrivavano (o sarebbero arrivate), in Russia. Buona parte della sua produzione è (anche) una riflessione su alcune idee che andavano per la maggiore nel suo Paese. In un Paese (l’Italia) dove un sacco di gente pensa: “Scrivere? E che ci vuole?”, e che pertanto non reputa la lettura indispensabile, non potevo che iniziare proprio da questo punto.

Primo spunto molto semplice: leggi. Così avrai un mucchio di argomenti da sviscerare sul tuo blog. Perché (ecco un segreto che ti svelerò), parlare del tuo ombelico, dei tuoi libri: be’, non frega niente a nessuno. Sul serio. Fidati.
Leggere (non solo romanzi, ma pure saggi sul Medioevo, oppure sull’economia; sull’evoluzione del lavoro; eccetera eccetera), ti permette di avere non solo uno sguardo più ampio. Soprattutto ti forniranno, queste letture, idee per i tuoi post. Semplice vero?
Adesso, il secondo punto, seguito dal secondo spunto!

 

  • Vendere i libri. Che poi erano i suoi prodotti (di Fedor).
    Lo so che un sacco di gente ha orrore di questo mio modo di pensare. Allora: ci sono le saponette, i calzini, i detersivi per i piatti, i libri. Come? Non posso mettere tutto sullo stesso piano? Hai ragione: le saponette sono molto più utili dei libri. Nessuno si lava le mani con “1984” di George Orwell. Se leggi queste lettere scoprirai che Dostoevskij presentava i suoi prodotti all’editore. Spiegava per esempio che stava lavorando a un romanzo che era un resoconto psicologico di un delitto (vale a dire: “Delitto e castigo”). E presentava la storia per fare in modo che potesse essere infine pubblicata (e avere quindi soldi).

Secondo spunto per il tuo blog: lo fai (il blog), per creare una piattaforma di tuoi lettori. Non basta però scrivere: “Sto scrivendo un romanzo”. Se scrivi, questa faccenda non creerà alcuna particolare effervescenza negli altri. Resteranno impassibili. Cerca invece di presentare le tue opere in modo interessante, coinvolgente. 

“Un giovane studente, povero, imbevuto di strane idee, idee che girano nelle classi elevate di San Pietroburgo, si decide a uccidere una vecchia usuraia. Una volta derubata dalle sue ricchezze, lui passerà la vita a fare del bene, a essere un uomo rispettabile. Ma…”.

Crea dei ganci. Offri spunti interessanti. Organizza la presentazione del tuo libro attraverso diversi articoli nel corso dell’anno come se fosse… Un buffet. Devi sedurre il “palato” dei tuoi commensali.

Ed ecco il terzo punto, e il terzo spunto.

  • Conversare. Guarda caso, gli scrittori parlavano col loro pubblico. Guarda caso, l’idea dello scrittore chiuso nella sua torre d’avorio a dispensare capolavori, non c’è. Io, almeno, non la trovo; magari si è nascosta maledettamente bene, non lo escludo. Ma Fedor, e non solo lui, col pubblico aveva un rapporto diretto e spesso solido. Ci parlava. Conversava. Poi arrivò la televisione che cambiò tutto, si potrebbe dire; e si pensa che basti andarci, e dire 2 cosette per sistemare tutto e aver risposto a tutto e a tutti. No. Dostoevskij in questo libro spiega invece che la conversazione è fondamentale.

Terzo spunto: confeziona contenuti (per il tuo blog) che creino una conversazione. Non interessa a nessuno sapere che hai fatto gli studi universitari, né le persone hanno molta simpatia per chi si atteggia. Soprattutto se nessuno ti conosce, e non sei mai passato in televisione. Soprattutto scendi dal piedistallo. La scrittura non è fatta per innalzarsi, o separare, oppure rieducare le masse.
Ma per conversare. È attraverso la conversazione (vale a dire: il “trovarsi insieme”) che si cresce anche come autori.


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11 pensieri su “A che serve leggere Dostoevskij (se sei un autore indipendente)

  1. Ma cavolo, lei Freccero se ne esce con un postone del genere e non mi dà manco il tempo di recuperare il blocco degli appunti?
    Allora: leggere, e leggere di tutto. Si, direi che ci sono. Sto leggendo un manuale di public speaking degli anni ’70, per dire.
    Vendere. Uhm, io per ora non ho nulla da vendere, se non i miei racconti, che sono pure gratis… Qui c’è da lavorare.
    Conversare. Mi sembra di farlo, e spero di farlo bene. Rispondo anche ai messaggi privati dei lettori che non trovano questo o quel libro (devono avermi scambiato per un motore di ricerca…). Chiedo sempre agli utenti di dire la loro, anche per capire se quello che ho scritto serve o non serve, se gli strumenti che sto studiando io in prima persona possono tornare utili ad altri. Ma sarà sufficiente?

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