Il futuro del libro sarà digitale. E il bello deve ancora venire


foto marco freccero

 

di Marco Freccero – Pubblicato il: 2 ottobre 2018

 

In 2 si invecchia meglio, si dice. Forse per questo Italia e Francia si abbracciano così forte. E sì; perché magari qualcuno pensa che Oltralpe sia tutto un altro pianeta. Lì sì che sanno come fare, mentre noi: Asteroide, perché tentenni? Perché esiti? Orsù, colpiscici, e affonda questo Paese nel blu del Mediterraneo.
Infatti…

In questo articolo leggerai:

Nel Disgraziato Paese

Prima iniziamo col “Disgraziato Paese”, poi ci occuperemo di quello “Evoluto”. 

Nel Disgraziato Paese alla Mostra del Cinema di Venezia si premia un film prodotto da Netflix (a malapena so di che cosa si tratti), e subito i professionisti della protesa, dell’appello, si mobilitano. E già, perché questo è un affronto bello e buono.

E pazienza se la Terra gira, proprio pazienza: noi siamo persone con i piedi così ben piantati per terra che siamo certi di convincerla a fermarsi, prima o poi. Sissignori.

Non solo non passa lo straniero; ma pure il progresso deve fare un giro ben lungo e ben lontano dalle nostre latitudini. O lo gonfiamo di sberle.

D’altra parte nel Disgraziato Paese si protestò per i McDonalds che sbarcarono in Italia anni fa (mai mangiato niente del genere, anche se qui a Savona c’è questo e pure Burger King). 

Mal di pancia assortiti perché Sturbucks è arrivato a Milano (e a Milano il suo ideatore ha deciso di iniziare la sua avventura. Probabilmente avrà pensato: “Ma perché gli italiani non lo fanno? Boh! Ma lo farò io!”).

Piccola digressione: la patria del cibo di strada a ogni angolo di… strada, non è stata in grado di creare qualcosa di analogo a McDonalds. Però organizziamo magnifici picchetti quando apre.

“Pizza Hut” ha oltre 15.000 punti vendita nel mondo, è statunitense: qualcosa di analogo, e italiano? Però organizzeremo dei magnifici picchetti quando aprirà in Italia.

Il distretto del mobile in Veneto e nella Brianza non era secondo a nessuno; infatti se dico “mobili”, tu pensi “Ikea”, impresa globale, e svedese. E “strisciamo” le nostre carte di credito come se non ci fosse un domani, all’Ikea.

Il caffè migliore del mondo è italiano; Starbucks è statunitense. Però la nostra indignazione è sempre di primissima qualità.

Quando si diventa vecchi, si diventa infantili; dappertutto si scorgono minacce e nemici. Abbiamo i prodotti migliori (ce lo riconoscono in tanti), ma non sappiamo sfruttarli. Lo fanno gli altri: buon per loro. E noi?

Indignazione per tutti!

Adesso spostiamoci nel Paese Evoluto.

Nel Paese Evoluto

Nel Paese Evoluto un premio (Renaudot) accoglie tra i finalisti un’opera autopubblicata da Amazon. L’autore in passato ha scritto per alcune case editrici, quindi non si tratta esattamente di un “marziano” che arriva sul pianeta dell’autopubblicazione. Niente del genere. 

Comunque: apriti cielo. Alcune librerie indipendenti invitano al boicottaggio non solo del libro, ma anche di tutti i finalisti del premio. 

Non è meraviglioso? 

Tutto questo senza nemmeno leggere il libro “incriminato”, o gli altri (è uno dei pregi dell’indignazione: fa risparmiare tempo).

Non è DAVVERO meraviglioso?

È possibile ordinare DUE asteroidi?

(Sarebbe interessante conoscere le cifre di questo “boicottaggio”, che immagino piuttosto limitato, in realtà).

Il progresso fa morti e feriti. Sempre

Tu forse credi che io sia qui per le solite sviolinate nei confronti di Amazon; non esattamente. Ci sono 2 aspetti che è bene considerare.

Il primo: noi siamo certi e persuasi che il progresso sia sempre bello e buono; non proprio. Il progresso fa sempre morti e feriti, ma tendiamo a scordarcelo perché di solito non siamo mai coinvolti, o travolti, dai suoi effetti. Al contrario, siamo tra i suoi beneficiari.

Amazon esiste per fare soldi: a palate e sempre di più. Il suo fondatore ha preso alcune tecnologie, le ha messe assieme e ha pensato: “Vediamo un poco che cosa ne esce”. Lo vediamo tutti che cosa ne è uscito. È il mondo che gira. 

Gutenberg ha fatto qualcosa del genere con i caratteri mobili per la stampa: c’erano un insieme di tecnologie sparse un po’ qui e un po’ là, e lui le ha riunite.

Non hai idea delle proteste dei monaci amanuensi quando uscirono le prime copie della Bibbia, stampate proprio da Gutenberg…  

Amazon è un problema

Il secondo aspetto: Amazon è un problema per il suo modo disinvolto di affrontare per esempio i diritti dei lavoratori, e in genere i diritti di chi si affida a lui.

Ma in questo caso è la politica che dovrebbe darsi una svegliata, e affrontare il toro per le corna. Accettando innanzi tutto che il vento (dell’innovazione), soffia dove vuole e come vuole; e tu non puoi fermarlo. Però puoi agire in modo che i suoi effetti siano meno devastanti, o non lo siano affatto. 

Soprattutto: agire perché i benefici arrivino a più persone possibili; i lavoratori in primis. Tutto quello che si discosta da una tale strategia dovrebbe essere deriso.

E invece a che cosa assistiamo? Esatto.

Boicottare, oppure chiamare alla crociata, non serve a nulla. È chiaro che le librerie indipendenti non possono più sperare di restare nel XXI secolo, usando i mezzi e i sistemi che le hanno condotte ai nostri giorni.

E aggiungo: le tasse? Gli affitti che salgono? La concorrenza delle librerie di catena Feltrinelli e Mondadori? Soprattutto: perché nessuno protesta contro di esse? Ah, già: perché magari il giorno dopo si riceverebbe una telefonata proprio da qualcuno della Feltrinelli o Mondadori per avere “chiarimenti”.

Il futuro è digitale

La lettura dei libri elettronici è destinata a crescere, non ad arrestarsi. L’ebook è qui per rimanere e diventare sempre più importante. Quindi le vendite di libri elettronici cresceranno, e ci saranno meno librerie e meno persone nelle librerie.

Io stesso compro quasi esclusivamente in digitale: rapido, economico e veloce. Oppure se devo comprare il cartaceo: IBS (tra l’altro è diventata lentissima nell’evasione degli ordini. Se non provvederanno a migliorare questo aspetto, me ne tornerò su Amazon).

E sia chiaro: il potenziale dell’ebook non è stato ancora nemmeno messo a punto. Sino a ora ci si è limitati a “convertire” il cartaceo in un formato (.mobi per Amazon; epub per tutto il resto), per metterlo in vendita. E stop.

Ma se si guarda con attenzione a certi “sommovimenti”, si intuisce che essi avranno delle ricadute su molti settori “popolari”; e la lettura non potrà certo tirarsi indietro.

Come ho già scritto in precedenza: rinchiudere il libro in una riserva per “proteggerlo”; difendere delle vecchie forme di trasmissione della cultura che stanno per essere in larga parte sostituite, oppure ridotte nell’uso, non cambierà di una virgola quanto sta per accadere.

Il libro come noi lo usiamo e intendiamo ha circa 500 anni. Per millenni si è usato altro. Il tempo di Gutenberg, la sua era, sta per chiudersi (o per ridursi drasticamente), per qualcosa di differente.

Tranquilli: il cartaceo continuerà a esserci così come la radio gode di ottima salute nell’era di Netflix e di tutto il resto.

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16 pensieri su “Il futuro del libro sarà digitale. E il bello deve ancora venire

  1. Analisi perfetta. Su un libro che conosco, ma non nomino per non sembrare strana, si dice che gli uccelli, quando l’uovo non è più vitale, lo buttano fuori dal nido, mentre l’uomo mette l’uovo marcio in una teca e si inventa una storia per renderlo importante. Parole diverse, ma non di tanto. E’ un’atteggiamento che si riscontra ovunque. Per fortuna dicono che il tempo sia galantuomo… un po’ rude, magari, ma galantuomo. 😉

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  2. Anni fa ho scritto un post dove scrivevo che l’ebook non aveva futuro e sono ancora della stessa opinione. Naturalmente l’ebook visto nella concezione attuale: gli manca qualcosa per arrivare alla portata di tutti e per rivoluzionare davvero il merrcato

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  3. Hai scritto davvero un bellissimo post! Sono d’accordo con te sul fatto che il futuro del libro sarà sempre più digitale anche se il libro di carta continuerà ad esistere. Io ormai leggo solo digitale. Per quanto riguarda Amazon e i diritti dei lavoratori mi viene in mente che c’è stato qualcuno della cosiddetta “sinistra” che ha abolito una serie di tutele, duramente conquistate negli anni dai lavoratori, con la scusa della crescita economica (che non c’è stata come avrebbe dovuto), se si smantellano i diritti dei lavoratori non dovremmo poi stupirci se i colossi del mercato non trattano troppo bene i propri dipendenti…ma non voglio addentrarmi in un discorso politico, è solo una mia considerazione.

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    • Amazon viene da un altro pianeta, quello statunitense, dove “ci parliamo occhi negli occhi”, dice l’azienda al lavoratore. Facendo finta di non vedere che c’è una “leggera” preponderanza della prima nei confronti del secondo. Fa parte della loro cultura: se sei bravo non devi temere l’azienda, la temi se non lo sei. È un modo di pensare anche infantile, per certi versi. Dicono che in Italia stia cambiando il modo di affrontare i problemi. Dicono…

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  4. Su Netflix hanno avuto ragione a protestare: è la Mostra del Cinema e Netflix non fa cinema, ma TV a pagamento. Sono 2 cose diverse.

    Sul premio letterario hanno torto. Se il libro prodotto da Amazon rispettava le linee guida del premio, allora non vedo il problema.

    Amazon è un problema per le librerie, che non posso offrire lo sconto fisso del 15% sempre. Io sono d’accordo a impedire alle librerie online di fare sconti.

    Spero che iò futuro dei libri non sia in digitale, perché io non riesco a leggere ebook. Ci ho provato, ma non ne ho cavato piacere, solo rallentamenti nella lettura. E dover ricaricare la batterie a un affare che mi serve per leggere un libro lo trovo assurdo, non posso farci niente.

    Non credo che l’era del libro stia per chiudersi.

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    • Vero, si tratta di 2 cose differenti, ma ormai i confini di molti settori sono destinati o a saltare, o a essere drasticamente ridisegnati. Woody Allen ha diretto una serie (o film? Non ricordo) per Amazon, anche se tutto pare essere saltato.
      Anche io credo che il libro resterà come è rimasta la radio. Ma il libro elettronico come noi lo consideriamo è solo l’inizio di qualcosa destinato a cambiare il modo di leggere e trasmettere la cultura e l’informazione. Aggiornare i contenuti, come succede per esempio con certi saggi, è solo un inizio, un pallido indizio di quello che potrebbe diventare.

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  5. Sia per la Mostra del Cinema di Venezia, sia per il premio letterario, se i premiati erano in regola col bando del concorso, nessuno può permettersi di protestare. Semplicemente, dovevano pensarci prima ad adeguare i regolamenti al nuovo millennio.
    Il perché McDonald, Starbucks, IKEA e compagnia siano esteri dipende dal fatto che nei loro paesi d’origine c’è maggior spinta commerciale: se sei bravo come imprenditore, ti danno una mano. Nel Disgraziato Paese per mettere in piedi un’impresa o sei ricco (e allora vai all’estero che è meglio 😀 ) o sei amico di, figlio di, marito di, moglie di, nipote di… qualcuno che manovra i fili. Questo fa si che le imprese siano gestiti da incapaci, ma devono confrontarsi con un mondo globalizzato e quindi muoiono in breve tempo. Quando l’impresa non serva in realtà a fregare un po’ di soldi all’onesto e ingenuo cittadino, spostarli all’estero e poi dichiarare fallimento, senza capitale versato sufficiente per coprire i debiti (con l’accordo di un sistema giudiziario fallace: questa gente dovrebbe marcire in galera, non girare col Mercedes intestato alla moglie che non ha mai lavorato un giorno in vita sua).
    Sul mondo del mobile… gli unici due acquisti fatti italiani si sono rivelati truffe, impiallacciato spacciato per massello, pezzi mancanti, mentre all’IKEA i mobili te li puoi anche smontare lì seduta stante e vedi di cosa sono fatti. Se è cartone, lo dichiarano senza inganni.
    Il progresso fa morti e feriti, se i governanti glielo lasciano fare però. Amazon, Google e compagnia stanno pagando le tasse? Quelle tasse dovrebbero servire a coprire i danni del progresso. L’IKEA sfrutta i lavoratori nei propri magazzini? Oppure è il sistema degli appalti dei magazzini a basso costo, nonché i contratti da fame (legalizzati!) a sfruttare i lavoratori?
    [Freccero te oggi mi vuoi far partire l’embolo però eh!]
    All’ebook manca solo una cosa: uno standard. Se compri un ereader ti leghi ad una singola piattaforma a vita e non sei libero né di comprare né di leggere. Troppa confusione e la gente preferisce il cartaceo, perché la gestione è più semplice. Lo compri dove vuoi, te lo porti dove vuoi, puoi rivenderlo usato o regalarlo senza che nessuno ti accusi di frode.
    L’ebook è ancora molto indietro con gli sviluppi. Volendo far un paragone, siamo come all’epoca di Sony MiniDisc (con file Atrac) in lotta contro i primi Mp3 player… e nonostante tutto il capitale di Sony, ha vinto l’mp3… 🙂

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    • Un embolo? Per un post così corto? 😉
      Io credo che ci voglia la politica proprio perché il progresso per sua natura è distruttore. Spazza via, riscrive e ricombina tutto da zero. Guarda la Nokia. Che ci poteva fare la politica se non mettere in campo uno Stato sociale per gli operai buttati fuori dall’azienda? E non è una questione di cattiveria dei capi: è arrivata Apple e ha fatto a pezzi in settore, riscrivendo regole e protagonisti.
      Il formato è di certo un problema. Kindle, IBS, Apple, Kobo… Alla fine ne resteranno 2. Forse. Be’, lo spero ;))
      Ma forse il formato è un falso problema. Guarda il “formato” Iperborea; Einaudi; Mondadori; Minimum Fax. Tutti diversi. Nessuno ci fa caso 😉

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  6. Un’analisi condivisibile. In Italia siamo i provinciali di sempre, facciamo fatica ad accettare i cambiamenti ma soprattutto quando conquistiamo una posizione sólida non siamo disposti mai a rimetterla in discussione. Gli outsider sono da scansare e se possibile eliminare. Perciò viva Netflix e Amazon. Che ci svuotano un pò dal torpore (ma non sulle spalle dei diritti dei lavoratori)

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