Video – come apprezzare Dostoevskij e vivere felici!

 

foto marco freccero

 

di Marco Freccero. Pubblicato su YouTube il 1° marzo 2017. Pubblicato sul blog il 5 ottobre 2018.

 

 

Paura di Fedor Dostoevskij?
Terrorizzato dalla mole delle sue opere?
Spaventato dalle sue elucubrazioni?

È ora di lasciarsi alle spalle questi timori: come? Per esempio guardando il mio video.
Buona visione!

 

Se io per esempio dico

Fedor Dostoevskij

un sacco di gente scappa a gambe levate. Ma ti assicuro: non è una parolaccia!

A me non piacciono quelli che affermano che esistono degli autori che tu «devi» leggere. Ognuno legga un po’ quello che vuole. Ma Dostoevskij è Dostoevskij, e vale la pena, forse, conoscerlo un po’ meglio.

Ma quando dico Dostoevskij: giù il cappello!

Nasce nel 1821 a Mosca, e in gioventù legge tanto: Puskin, Gogol, ma anche Balzac, di cui traduce qualche opera. E nel 1846 pubblica il romanzo «Povera gente». Il successo è immediato, anche perché il protagonista della storia è appunto la povera gente, e questo gli assicura il plauso del circolo Belinskij di San Pietroburgo, che lui inizia a frequentare. È un circolo dove le idee socialiste, di giustizia e libertà e uguaglianza, vanno per la maggiore, e il buon Fedor diventa uno dei beniamini.

E lui si mette al lavoro su un altro romanzo. Ogni tanto si reca al circolo Belinskij e legge qualche estratto della nuova opera che sta scrivendo, e riceve ulteriori apprezzamenti e incoraggiamenti.

Quello che non sanno al circolo Belinskij, e che Dostoevskij invece sa molto bene, è che lui ha già iniziato una manovra di distacco da loro. Non è interessato alla denuncia delle ingiustizie, a ritrarre le condizioni miserevoli del popolo russo. A lui importa descrivere quello che si agita nel cuore dell’uomo, perché lì c’è uno scontro direi cosmico tra bene e male. È questa l’indagine che vuole condurre per il resto della sua vita.

Infatti quando il libro esce, col titolo «Il doppio», ma noi lo conosciamo con il titolo «Il sosia», le simpatie del circolo Belinskij nei suoi confronti si raffreddano. Che diavolo significa tutta questa introspezione psicologica, queste elucubrazioni cerebrali?

I guai per Dostoevskij sono appena iniziati.

In questo periodo compone «Le notti bianche» e molti lo apprezzano solo per questo libro, e non osano avventurarsi a conoscere il resto della sua produzione. Intanto, il buon Fedor inizia a frequentare il circolo Petraševskij. Costui era un funzionario del ministero degli esteri con grandi simpatie per le idee di Charles Fourier, un francese tra i più importanti esponenti del socialismo utopistico.

Finché una sera la polizia zarista fa una retata, e nelle rete ci resta pure Dostoevskij.
Che viene condannato a morte.
Lo zar, nella sua infinita magnanimità, commuta l’esecuzione in 4 anni di deportazione in Siberia, ma il comandante della guarnigione dove Dostoevskij è imprigionato, non comunica la grazia, perché non era abitudine farlo, e organizza l’esecuzione.

Coi fucili puntati e pronti a sparare, il comandante si decide a parlare, e comunica la grazia. Nel frattempo, uno dei compagni di sventura di Dostoevskij perde la ragione a causa della paura di morire; un altro incanutisce di colpo. E lo stesso Dostoevskij, che soffriva già di epilessia, vede il suo stato peggiorare.

E parte per la Siberia. Nella fortezza di Omsk dove sconta la pena, una donna gli regala un libro, il solo libro che si potesse leggere in carcere: il Vangelo. Quello stesso Vangelo che lui terrà in mano nel momento della morte, parecchi anni dopo.

Nella fortezza di Omsk condivide la vita quotidiana con ladri, assassini, detenuti politici: insomma l’umanità più varia e incredibile, e tutto questo finirà poi nel romanzo «Memorie da una casa di morti». Un’esperienza terribile il carcere, certo, senza la quale non avremmo mai avuto il Dostoevskij che conosciamo.

Scontata la pena, viene arruolato come soldato semplice e spedito in una città non troppo distante dal confine cinese. Ma ha la possibilità di leggere finalmente, e di scrivere, due cose che gli erano vietate, e gli vengono di nuovo riassegnati alcuni diritti, come pure i titoli nobiliari.

Nel 1859 ottiene il permesso di tornare a vivere a San Pietroburgo. Il tempo dell’umiliazione e della sofferenza è finalmente terminato, e anche se resterà sotto il controllo della polizia zarista, il buon Fedor torna a vivere. E il meglio deve ancora venire.

Visto quanto può essere interessante uno scrittore russo?

Alla prossima e: Non per la gloria, ma per il pane.


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