Intervista alla editor Tatiana Sabina Meloni

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di Marco Freccero. Pubblicato il 29 ottobre 2018.

Tornano le interviste: a chi?
Quest’oggi ho il piacere di intervistare l’editor Tatiana Sabina Meloni, che io “conosco” come grafica (sue sono le copertine della mia Trilogia delle Erbacce), ma che in realtà lavora soprattutto come editor.

Dal momento che su questo mestiere se ne sentono di diverse, e di un po’ tutti i colori, cosa c’è di meglio che chiedere direttamente a chi lavora in questo campo?
Ma bando alle ciance e vediamo che cosa mi ha risposto l’editor Tatiana Sabina Meloni.

Buona lettura (e grazie a lei per la disponibilità).

La prima domanda non brilla per l’originalità: che cosa fa l’editor? Ce lo puoi spiegare?

Ciao, Marco. In primis, grazie per avermi dato l’opportunità di parlare del mio lavoro.

Forse la prima domanda non sembra troppo originale, ma moltissime persone non sanno che cosa sia davvero l’editing. Quindi, per dirla in maniera professionale, l’editor è colui che si occupa della coerenza, correttezza – stilistica e formale – e chiarezza di un testo. Un mio autore, una volta, ha detto che l’editor è un po’ un moderno Michelangelo della narrativa: da un testo grezzo, come i Prigioni, ne estrapola il capolavoro ivi nascosto, liberandolo dalle imperfezioni e facendolo, in un certo senso, brillare. Sono affezionatissima a questo paragone.

Come si diventa editor?

L’editor è un mestiere particolare a cui, secondo me, si deve arrivare per gradi.

Prima di tutto, direi che si diventa editor leggendo, classici, scrittori contemporanei e, soprattutto, amici o conoscenti. Analizzare, criticare e consigliare i propri amici, infatti, è un ottimo inizio per potersi addentrare nei meandri, spesso intricati, di questo mestiere. Da lì, si passano a corsi di formazione, manuali e approfondimenti su eventuali nuove norme redazionali e editoriali tramite aggiornamenti.

Ciò, tuttavia, è la base. Per essere editor a tutti gli effetti non serve solo avere conoscenze tecniche, ma possedere anche un’elevata dose di pazienza, un buon polso e un bel po’ di empatia: ricordiamo che un editor lavora sì su un testo, ma deve interfacciarsi sempre con un essere umano, ovverosia l’autore dell’opera, quindi comprenderne la forma espressiva, la psicologia, la forma mentis e questo non viene insegnato da nessun corso al mondo.

Dimmi quali sono, secondo te, le 3 qualità di un bravo editor.

Competenze tecniche, empatia, amore per il proprio lavoro.

Le competenze tecniche sono fondamentali per uniformare il testo alle norme redazionali correnti, evitare sgrammaticature, ripulire il testo da eventuali incongruenze e sviste. Insomma, senza conoscenze professionali non si può svolgere un mestiere.

Empatia perché, come ho già detto, l’editor non si limita a lavorare su un testo, bensì deve rapportarsi con l’autore dello stesso che, lo sappiamo, è fortemente legato all’opera in questione, ne è geloso, ma soprattutto ha un proprio stile, un proprio modus scribendi e una propria sensibilità. L’editor, dunque, deve entrare dentro allo scritto e alla testa dell’autore, diventare tutt’uno con essi; senza empatia, ciò non sarebbe possibile.

Infine, amore per il proprio lavoro, perché fare l’editor non è un mestiere semplice. “Ma dai, sei freelance: leggi tutto il giorno e ti gestisci da solo gli orari! Che fi-ga-ta!”. Quante volte me lo sono sentita dire? Vi assicuro, tante. Essere editor, però, non significa che si legga tutto il giorno e ci si diverta: può capitare che si resti su un paragrafo per ore o si fatichi a raggiungere un punto d’incontro con l’autore; può capitare che il programma crashi (e tu, scemo, ti sei dimenticato di salvare…) e perdere, in tal modo, il lavoro di un’intera mattina; può capitare anche che il feeling con l’autore vada a decadere in seguito alle tue osservazioni puntigliose e l’autore stesso faccia il difficile; può capitare che tu non stia bene ma, avendo una scadenza, devi stringere i denti e andare avanti comunque, pena l’annullamento del contratto stipulato tra privati. Insomma, essere editor freelance non è una passeggiata e senza l’amore per il proprio mestiere c’è il rischio che si ceda allo sconforto e si duri poco.

Immagina che io sia stato traumatizzato dalla vicenda Raymond Carver/Gordon Lish. (Per chi la ignorasse: I primi racconti di Carver furono pesantemente editati, anzi stravolti, proprio da Lish. In seguito Carver prese le distanze da quel lavoro, pubblicando i racconti nella sua forma originale). Cosa diresti per convincermi ad avere fiducia nel lavoro di un editor?

Credo che un autore traumatizzato non senta ragioni, quindi non ti direi molto. Ti chiederei solo di fare un paio di cartelle di prova assieme, così da dimostrarti che il vero editor non stravolge né riscrive né impone alcunché. Sono dell’idea che le dimostrazioni concrete valgano molto di più che mille parole.

Adesso illustrami come si dovrebbe scegliere un editor. Cosa si deve chiedere? A cosa occorre prestare attenzione?

Questa domanda mi è stata posta tante volte dagli autori che cercavano, appunto, il supporto di tale figura. Innanzitutto, è bene relazionarsi con l’editor, vagliare la sua capacità espressiva, scambiarci due chiacchiere, via e-mail o tramite telefono. Può sembrare una scemata, ma capire la linguistica “base” di un professionista è il primo passo per potersi o meno fidare di lui (insomma, se un sedicente editor inserisce apostrofi errati, sbaglia doppie e canna verbi, forse – dico forse – non è la persona più qualificata cui far riferimento…).

Fatto ciò, è fondamentale richiedere le famose cartelle di prova. In tal modo, l’autore può valutare la professionalità e la competenza dell’editor stesso. Una volta, a questa affermazione mi è stata mossa una critica, ovvero: “come può un autore digiuno in fatto di editing capire se un professionista è capace o no?”. Be’, un trucco valido è quello di inserire di proposito un errore (non troppo madornale) nel testo e vedere se l’editor lo rinviene.

Superato questo step, l’autore deve calzare i panni dell’investigatore: spulciare profili, siti, curriculum, chiedere ad altri autori con cui il professionista ha lavorato… insomma, è bene che raccolga più informazioni possibili, così da avere un bel po’ di dati da analizzare.

In ultimo, il mio consiglio è: seguite l’istinto. È vero che un professionista non deve per forza essere simpatico, ma è fondamentale che sia una persona con la quale riuscire a instaurare un rapporto di fiducia e stima reciproca, altrimenti l’analisi del testo risulterà una tortura cinese e non un’esperienza costruttiva.

La mia idea è che una scrittrice dovrebbe affidarsi a un editor uomo. E uno scrittore a una editor donna. Credo che un occhio «opposto» al proprio sia migliore. È una stupidaggine, oppure vi si nasconde una qualche saggezza millenaria?

Al momento, ho lavorato tanto con autrici quanto con autori e ci siamo trovati bene in ogni caso. È pure vero che, in certi casi, “l’occhio opposto” può aiutare: qualora un autore (uomo) narrasse in prima persona dal punto di vista femminile, un editor donna potrebbe essere di maggior aiuto per rendere la psicologia della protagonista più realistica. È valido, ovviamente, anche il discorso inverso.

Puoi editare qualunque storia, oppure devi avere un’empatia, devi sentire la storia un po’ tua?

Posso editare qualsiasi storia e un tempo lo facevo – parrò cinica, ma di qualcosa dovevo pur campare. Adesso, col tempo, ho una fascia di richieste assai più ampia e posso concedermi il lusso di scegliere un po’ di più. Quindi, vado molto a pelle: se la storia mi stuzzica e se c’è empatia con l’autore, il gioco è fatto.

Come scegli le storie da editare? Puoi indicarmi le qualità che un testo deve avere perché tu decida di scommetterci?

Mi metti in difficoltà, stavolta. I testi su cui ho lavorato sono di natura diversa e, spesso, opposta tra loro, con un registro differente, contenuti differenti, riservati addirittura a una fascia di lettori differente. Diciamo che le scelgo d’istinto: se scatta l’amore per la storia e un buon feeling con l’autore, il gioco è fatto. Su eventuali mancanze o sviste si interviene e tutto finisce in gloria.

Racconti; romanzi. Hai un metodo di lavoro diverso per questo genere di scrittura?

Globalmente, no: il metodo di lavoro è sempre lo stesso (annotazioni, osservazioni, indicazioni varie). Bisogna solo tener presente che sono due forme narrative differenti e che, quindi, necessitano di suggerimenti strutturali (e a volte contenutistici) diversi.

Ci puoi spiegare come affronti il tuo lavoro? Ricevi una storia: quali sono le tue prime mosse?

Prima di ricevere una storia avvio un breve processo conoscitivo con l’autore: due chiacchiere, qualche informazione sul dattiloscritto, le sue aspirazioni. Poi, se siamo entrambi convinti di percorrere il viaggio assieme, prendo in carico l’opera. Comincio leggendo il primo capitolo, quindi passo a segnalare ciò che non va: ripetizioni, errori grammaticali o sintattici, costrutti poco chiari e tutte quelle cose che infestano i manoscritti di noi tutti.

Non sei solo editor, ma anche scrittrice di racconti (per ora) (Dai un’occhiata alle pubblicazioni di Tatiana Sabina Meloni). Il passaggio da editor a scrittrice è stato naturale, semplice, oppure richiede qualcosa in più? E dopo tanti racconti, il romanzo arriverà?

Come mi capita di dire ogni tanto… ma scrittrice a chi? Vacci piano, con ‘ste parole! Torno seria… Non mi reputo una scrittrice e vivo la stessa scrittura in maniera un po’ terapeutica e morbosa. Con questo, intendo che un’altissima percentuale delle mie storie è nata senza che io ne avessi cognizione, mentre il tuffo nel mondo dell’editing è stato ponderato e precorso da una preparazione tecnica. Quindi, no, non è stato naturale e credo non debba esserlo: sono due mondi a sé stanti e per questo, secondo me, un buon editor non è necessariamente un bravo scrittore né un bravo scrittore è necessariamente un buon editor.

In merito al romanzo, posso solo risponderti “spero di sì”. Al momento, in veste del tutto confidenziale (non dirlo a nessuno, mi raccomando!) posso anticiparti che un mio racconto lungo è stato scelto da una casa editrice di genere per una pubblicazione monografica e sono già strafelice.

Il romanzo vero e proprio, invece, l’ho nel cassetto. Lo sto rivedendo, nella forma e nei contenuti (è stato scritto molti anni fa, quando ancora ero del tutto digiuna di editoria) e si prospetta un lavoro piuttosto lungo. Non demordo, però: questa storia significa molto per me e voglio darle una possibilità (saranno, in caso, gli editori a mandarla al macero).

In conclusione: hai un episodio divertente, oppure particolare, legato al tuo mestiere di editor, da rivelare? 

Ne avrei a bizzeffe… davvero tantissimi. Una costante, comunque, è ridere assieme agli autori, inserendo di tanto in tanto qualche commento “leggero” (alcune volte, confesso, sono sfociata pure nella comicità spicciola) a lato del testo. Con un’autrice (a cui voglio un mondo di bene e con cui continuo a collaborare dopo ben due opere editate) ancora ridiamo per una sua piccola svista e il mio conseguente commento. È questo il bello della sinergia alla quale accennavo prima: divertirsi, pur sudando (e facendo sudare) sette camicie.

Vorrei concludere, Marco, ringraziandoti per lo spazio, per l’opportunità e per la pazienza che hai dimostrato nei miei confronti. Un grazie gigantesco anche a coloro che leggeranno questa intervista.


tatiana sabina meloniChi è Tatiana Sabina Meloni? 

Puoi conoscerla rapidamente in 2 modi. Vale a dire consultando:

Il sito di T. S. Mellony

oppure:

Il blog letterario di Tatiana Sabina Meloni.

Desideri saperne di più? Allora lascio a lei la parola.

“Mi chiamo Tatiana Sabina Meloni, ma firmo le mie creature cartacee con lo pseudonimo T.S. Mellony, nato molto tempo fa durante una chiacchierata con un mio caro amico statunitense.

Sono nata a Genova, dove tutt’ora risiedo, il 1° novembre del 1985. Mi diplomo al liceo scientifico col massimo dei voti (100/100).

Lettrice onnivora e vorace, sento la necessità di affrontare la scrittura con approccio più maturo e razionale solo nel 2015, all’età di trent’anni. È in questo periodo che cerco di dare una svolta alla mia “carriera letteraria”, partecipando all’antologia natalizia “Strenne d’inchiostro“, opera di debutto autopubblicata del gruppo USE (Unione Scrittori Emergenti) col racconto “Fuochi d’artificio e chiavistelli”.

​Dal dicembre 2015 avvio collaborazione con la testata giornalistica online e cartacea Sociart Network, come redattrice della sezione londinese grazie all’invito e al supporto della mia cara amica Annarita Tranfici.

Sempre nello stesso periodo entro a far parte della redazione di un’altra rivista online, NoèLife, improntata sul mondo animale. I miei articoli sono liberamente consultabili alla pagina corrispondente o sul sito del magazine in questione.

Nel febbraio 2016 pubblico per la prima volta sotto marchio editoriale: presento il racconto “I piccoli paesi non hanno segreti”, contenuto nell’antologia “Deep Love 2” della Nero Press Edizioni.

​Nel marzo 2016 partecipo, invece, all’antologia autopubblicata a scopo benefico “Ti racconto una canzone“, col racconto “La curva del perdono”.

​Sempre nello stesso periodo curo e firmo la prefazione della silloge poetica “Necrotica – Trama di un sogno e sottile raso d’incubo“, opera d’esordio di Jessica Tommasi, cara amica e collega di penna.

Nel maggio 2016 avvio la mia prima collaborazione editoriale con Panesi Edizioni, una piccola realtà ligure assai attenta alle esigenze degli autori e dei lettori. Il contributo che offro è a livello grafico, in particolar modo nella realizzazione di copertine. Potete visionare i miei lavori nell’apposita sezione.

A giugno 2016 prendo parte a una nuova, emozionante avventura. Partecipo, in qualità di giurata della sezione Facebook, al concorso letterario nazionale Terra di Guido Cavani.

​Nel luglio 2016 curo e firmo la prefazione di “Selena 1692“, racconto dell’autrice Rosalba Vangelista, cara amica, collega di penna nonché concittadina. Lo scritto dell’autrice è, inoltre, in via d’adattamento per la rappresentazione teatrale da parte dei membri del TIC (Teatro indipendente Certosa).

Nell’agosto 2016 partecipo all’antologia “Summer of Blood” edita da Nero Press Edizioni, pubblicando il racconto thriller “Homo homini lupus”.

Nel dicembre 2016 prendo parte all’antologia autopubblicata a scopo benefico “Il sapore della lettura – A ogni ricetta il suo racconto” (non più disponibile), proponendo il racconto “Pasta panna, prosciutto e funghi” (alias “La coppia delle occasioni perse”).

Sempre nello stesso periodo partecipo all’antologia “Jingle Bloody Bells 2” edito da Nero Press Edizioni, pubblicando il racconto noir “Gli uomini non cambiano mai”.

Da dicembre 2016, inoltre, collaboro con l’Officina Editoriale Kairòs in veste di editor e correttrice di bozze.

Nell’agosto 2017 il mio racconto “D’amore, di morte e di altre sciocchezze” viene inserito nell’antologia “Crimini al sole” pubblicata da Nero Press Edizioni.

Nell’ottobre 2017 il mio racconto “I ritratti”, ispirato a una leggenda già esistente, viene scelto per l’antologia “Creepypasta” pubblicata da Nero Press Edizioni.

Dal febbraio 2018 collaboro col sito dell’Associazione Nero Cafè in veste di recensore di libri e film di genere per la rubrica “Il terzo occhio”.

5 thoughts on “Intervista alla editor Tatiana Sabina Meloni

  1. Complimenti alla brava editor. Mi è sembrata una persona preparata e brillante nello stesso tempo. Ho capito che il rapporto tra l’editor e l’autore di racconti o di romanzi deve essere innanzittuo di stima e di fiducia e forse, non conosco i particolari, tra Lish e Carver non c’è mai stata una vera e propria collaborazione…
    La mia domanda è questa: l’editor interviene anche sullo stile dell’autore? E se sì, in quale misura?
    Grazie.

    Piace a 1 persona

  2. Marco ce ne aveva parlato benissimo come grafica, adesso scopro che è anche una valente editor. Eclettica e preparata mi sembra un buon connubio tra parole e immagini.
    Le domande intelligenti di Marco le hanno permesso di mostrare il suo volto che appare veramente interessante. Un pensiero ce lo faccio

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