Scrivere in due: modalità e accortezze

foto marco freccero

 

di Marco Freccero. Pubblicato il 2 novembre 2018.

 

Ci sono vari modi per avvicinarsi alla scrittura in collettivo (vale a dire: a più mani). La scelta del modo dipende dal risultato che si vuole ottenere, dall’impiego che dovrà avere il nostro testo e anche dalla voglia che abbiamo di sperimentare.

Un metodo per ogni cosa

Se dobbiamo scrivere un raccontino da blog (il diminutivo ovviamente si riferisce alla lunghezza del testo, non alla qualità del medesimo), un testo breve con uno o due personaggi, useremo un metodo più semplice e immediato.
Un metodo semplificato, potremmo chiamarlo.

Un racconto per un’antologia richiede già altre accortezze, soprattutto se vengono richiesti un certo numero di caratteri e se c’è l’obbligo dell’argomento.

L’approccio al romanzo richiede una tecnica raffinata e precisa. Durante la stesura del suo primo romanzo, io e Morena Fanti abbiamo sviluppato una procedura tarata sulle esigenze di raccontare una storia complessa e con tanti personaggi.

Un anello per dom… Ah no, non era questo l’argomento del post

Come forse sa chi legge questo blog, io e Morena Fanti abbiamo scritto un romanzo a 4 mani: “L’ultimo giro di valzer“.

copertina l'ultimo giro di valzer

 

E per uscirne vivi, e con una (ancora) decente salute mentale, abbiamo dovuto per forza di cose creare appunto un metodo di lavoro. In ballo infatti non c’era solo la nostra salute; soprattutto avevamo una storia da raccontare, e ci sembrava buona (e a parer mio resta maledettamente buona). E volevamo raccontarla al meglio. Perché (anche se appare un’ovvietà), per chi scrive non è importante l’ego, che pure ha il suo peso.
Ma la storia.

Come fare le revisioni?
Come fare le riletture?
In che modo scriveremo le scene?

A caccia di indizi rivelatori

Il bello è che, se uno dei 2 aveva magari già avuto esperienza di scrittura a più mani: stavolta era un’altra faccenda. Morena soprattutto aveva avuto una brutta esperienza. Il suo compagno di scrittura a un certo punto si è dissolto. È sparito proprio nel nulla. Zero. Puf!
Io mai avevo scritto con altri.

Ecco: anche in base al proprio vissuto, ciascuno di noi due può aiutarti a evitare cocenti delusioni.

Per esempio: perché iniziare subito con un romanzo? Ci sono anche altri modi per testare la coppia autorale. Esatto: la scrittura di un racconto medio/lungo può essere una prova interessante perché ha il pregio di mettere a nudo alcune qualità dell’altro. Al di là dell’entusiasmo iniziale:

“Sì dai!!! Scriviamo qualcosa insieme!!!”

 

la scrittura di un racconto è un terreno rivelatore.

Non c’è solo il racconto, però. Un altro modo per testare il possibile partner di scrittura, potrebbe essere quello di verificare la gestione e lo stato del suo blog personale. Ci sono i commenti? C’è una pagina “Chi sono” dove l’autore del blog si presenta, magari anche con una fotografia? Costui collabora come ospite alla scrittura di post su altri blog? Realizza interviste ad altri autori? Partecipa ogni tanto a gare o contest? Ecco: questi sono tanti piccoli indizi che aiutano a inquadrare il nostro ipotetico compare di scrittura.

Forse, se una persona non pubblica la propria immagine, significa che è solo timida e riservata; potrebbe essere ugualmente uno straordinario compagno/compagna di scrittura. Vero: come abbiamo scritto, si tratta, in questa fase, di raccogliere indizi. A meno che una persona non sia un criminale patologico, quindi addestrato, in un certo senso, a camuffarsi, è evidente che ciascuno di noi in Rete svela qualcosa della sua visione del mondo. E tanti piccoli indizi possono aiutare a inquadrare meglio la persona con cui abbiamo a che fare.

Costui (o costei) commenta?
Il tono dei suoi commenti com’è?
Su Twitter e Facebook (se è presente), cosa condivide?

Ora: è evidente che questa specie di “raccolta di indizi” la si dovrebbe fare quando e se c’è l’idea di avere un compagno di scrittura. Ma il compagno, o la compagna, sono esseri umani ovviamente, quindi imprevedibili, strani. Non dovrebbe essere un problema, questo: perché in fondo a noi interessa avere a che fare con una persona che ci aiuti a raccontare una storia. Le sue peculiarità extra-letterarie, chiamiamole in questa maniera, ci dovrebbero lasciare indifferenti o quasi. Non devono sfociare in qualcosa di odioso o peggio, questo ci pare ovvio!
E un buon sistema per capire una persona, non è la chat (che magari servirà, nel corso della stesura della storia). Bensì la telefonata.

(In questo articolo sono stati pubblicati brani tratti dall’ebook “La scrittura a quattro mani”, in vendita su Amazon).

 

copertina La scrittura a 4 mani

 


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18 thoughts on “Scrivere in due: modalità e accortezze

  1. Penso che scrivere un romanzo a quattro mani sia impegnativo, però dipende molto dalla serietà dei due autori, voi siete stati bravi e avete portato a casa un ottimo risultato, il romanzo è molto bello e non ho individuato le differenze, per così dire, di “penna”.

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  2. Già scrivere un romanzo a due mani è complicato, non oso immaginare a quattro. Anche se leggendo il vostro, che è uscito benissimo, direi che il tentativo è più che riuscito, credo sia indispensabile trovare il giusto compagno di scrittura per fare altrettanto bene. Per come sono fatta io penserei sempre che il mio compagno si sta sobbarcando più lavoro di me in quanto migliore, e mi tratterrei dal far notare imperfezioni. Ecco non penso faccia al mio caso, non ho abbastanza autostima.

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  3. la scrittura a quattro mani richiede umiltà e capire l’altro ma in dettaglio adattare il proprio stile in modo che sia omogeneo.
    Provato di recente dopo una prova deludente anni fa, l’esito è stato così così ma forse limando il tutto e armonizzando meglio gli episodi si può ricavare qualcosa di interessante.
    Letto l’ultimo valzer come il breve saggio sulla scrittura a quattro mani, devo dire che il votro esperimento è ben riuscito.

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  4. Di solito lavoro bene in team, però in senso professionale: non mi dispiace far parte di una squadra o filiera, e ho molta pazienza. Però non so come potrei reagire di fronte a un compagno/una compagna di scrittura che, ad esempio, dopo grandi proclami non mantiene quello che promette. Poi in effetti un conto è il proprio lavoro, un conto è narrare una storia dove ognuno ha la sua visione del mondo. I tuoi consigli mi sembrano comunque tutti utilissimi e molto sensati!

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  5. Credo che la vostra esperienza a quattro mani sia stata molto più interessante – e meno frustrante – della mia a otto mani. Sono comunque convinta che il lavoro di squadra non mi si adatti, se si parla di scrittura… ehm… nemmeno se si parla di altro, probabilmente. Intanto ho comprato il vostro romanzo. 🙂

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  6. Ciao Marco, la tua esperienza di collaborazione è senz’altro fruttuosa e invitante. A me è andata malissimo.Tempo fa sono stata contattata per un lavoro a quattro mani da un tipo che si aggira nei blog che seguo lasciando sempre commenti pertinenti. Abbiamo concordato una collaborazione e siamo andati avanti un mese. Al secondo capitolo però è arrivato il conto: dovevo inviargli un bonifico di mille euro o non se ne faceva più nulla. Non se n’è fatto più nulla chiaramente

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  7. La telefonata? Antichi!! Adesso c’è la video-chat… sabato scorso per esempio ero in video con due amiche a Glasgow e una a Milano, per questioni di My Peak Challenge. Otto mani dunque, ma quelle che scrivevano a tastiera erano solo le mie… “Fai tu, che sei più veloce!” E così mi fregano sempre. 😀

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  8. Seriamente. Brava Morena a volerci riprovare dopo il primo esperimento con un autore scomparso. E ve l’ho già detto: il risultato è notevole.
    Non ho però capito cosa c’entri l’anello… “Un anello per domarli”, perché t’è venuto in mente proprio l’anello?! 😀

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