Perché il blog resta la soluzione migliore

freccero cechov

 

di Marco Freccero. Pubblicato 21 novembre 2018.

 

La notizia non sembra rivestire alcun interesse per tutti quelli che, per esempio, sono autori indipendenti e pubblicano le loro opere (come il sottoscritto). Ma continua a leggere, e secondo me alla fine qualcosa imparerai.

Da un pezzo io dico che il cuore di tutto, per chi si autopubblica, deve essere il blog, e solo il blog. E che puntare tutto su un’altra e sola piattaforma, anche se grande e grossa e riconosciuta e sicura, può essere pericoloso.
O, se proprio lo vuoi fare: prepara un piano “B”, testalo, e tieniti pronto a metterlo in azione. Non si sa mai.

È un po’ come giocare in Borsa: mai concentrare tutto su un unico titolo; bensì diversificare. Le uova, insomma, non devono stare tutte nello stesso paniere. O sono guai.

Iniziamo quindi con questa storia che non c’entra proprio nulla con chi si autopubblica…

Lo sfratto di Amazon

Amazon non ha bisogno di molte presentazioni: è IL negozio del commercio elettronico del mondo Occidentale (in Cina per esempio conta ben poco).
Qualche giorno fa (ormai saranno 10 giorni?), si annuncia con squilli di tromba e rullo di tamburi che tra la società di Seattle, e Apple, c’è un accordo. Adesso pure Amazon venderà ufficialmente alcuni prodotti di Apple, direttamente. Un accordo che prenderà le mosse dal 2019 (se non ricordo male).

Come dici? Che già li trovavi su Amazon? Certo: tuttavia erano prodotti Apple proposti da rivenditori terzi, mentre dal prossimo anno sarà Apple a vendere.

Ma quando i grandi si mettono d’accordo, i piccoli devono pensare seriamente al loro futuro. Perché rischiano di non averne più alcuno.

Infatti passa qualche giorno e si scopre che tutti i rivenditori indipendenti di prodotti Apple presenti su Amazon sono pregati di togliere il disturbo.

Non solo.

I rivenditori di dispositivi usati Apple, pure essi devono alzare le tende e togliersi dai piedi. Chi desidera continuare a stare su Amazon deve stringere un accordo con Apple e diventare… Rivenditore ufficiale.
Auguri.

Per il momento la faccenda riguarda gli Stati Uniti, ma ben presto (già adesso?), questa iniziativa arriverà pure in Italia. Un sacco dovranno sloggiare, e predisporre ORA un piano B. Vale a dire mettere in piedi un sito con tutti i crismi e vendere da lì i prodotti usati Apple, o quelli nuovi.
O magari tentare su altri lidi (per esempio: IBS.it).
Amazon però è un’altra storia, vero?

Sia chiaro. Possiamo contestare Apple e le sue mosse, si capisce. Ma lo faremmo solo perché… Non siamo Apple.
Se io fossi l’amministratore delegato dell’azienda di Cupertino farei la stessa cosa. Pure tu.

D’accordo: ma da questa lezione, che cosa possono imparare gli autori indipendenti?

Ce l’hai un piano B?

Molto spesso gli autori indipendenti costruiscono la loro piattaforma su qualcosa che non è mai davvero di loro proprietà. Un po’ ingenuamente, credono che a essi non possa accadere nulla; e forse è proprio così.

Ma è quando che fa bel tempo che bisogna procurarsi stivali e ombrello. La mia idea è che innanzi tutto devi avere qualcosa di tuo (un blog appunto), dove le persone possono trovarti e sentire la TUA voce.
Twitter?
Facebook?
Ci mettono 10 secondi netti a sbatterti fuori. Perché? Perché qualcuno dice loro che sei una brutta persona (più di un “qualcuno”); e loro: sbam!

Magari se ti spieghi dopo un po’ ti ridanno il permesso di tornare. Ma non subito; oppure sì.
Però: sei attrezzato?

L’unico piano B: il blog

L’unico piano B capace di reggere (un po’), è il blog.
Potresti farmi notare a questo punto che anche in questo caso “teoricamente” sei comunque a rischio. Chi ci garantisce che “qualcuno” non riesca per esempio a convincere WordPress che sei una cattiva persona?
È possibile.
Per questo sarebbe bene avere un hosting dedicato, e magari in Svizzera (ogni tanto ci faccio un pensierino).

L’hosting dedicato costa caro però (se tu paghi poco come il 90% dei possessori di siti o blog, significa che ce l’hai condiviso), e in molti lasciano perdere.

Perché la Svizzera? Perché lì l’opinione del singolo pare tutelata meglio che in questo Paese, e il sequestro della magistratura non potrebbe avvenire. Sì, potrebbero imporre ai gestori (TIM, Fastweb e compagnia cantante), di impedire a chi proviene dall’Italia di vedere il sito o blog; ma con una buona VPN è possibile aggirare il blocco).

Esagero?
Mah, non so che dire. Di certo più passano gli anni più ci si rende conto che la “libertà” del singolo anche di fare impresa (e se sei un autore indipendente quello fai, o dovresti fare: impresa), non è poi così libera cone si cerca di far credere.
Dipende.
Dipende da un insieme di fattori che né tu né io possiamo controllare davvero.

Di sicuro possedere un blog significa poter essere raggiungibile praticamente sempre, e poter spiegare perché magari Amazon o altri ci hanno sbattuto fuori.
L’alternativa?
Essere abbastanza grossi…

Conta il denaro

Sì: essere abbastanza grossi da indurre la piattaforma a pensarci bene prima di procedere.
Siccome Amazon & Co. badano solo al denaro, e della “libertà di opinione” se ne infischiano (attaccano il mulo dove la cosiddetta opinione pubblica desidera), l’unico freno a certi provvedimenti è il “peso” di chi lo subirà. Ma è ben difficile diventare un Ken Follett, vero?
In conclusione?

  • Crea un blog
  • riga dritto
  • ricorda che “rigare dritto” non ti proteggerà mai da nulla
  • rammenta che conta solo il denaro
  • tutte le piattaforme non vogliono grane (e attaccano il mulo dove “Lo spirito del tempo” vuole)
  • La Rete non è poi così libera.

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5 thoughts on “Perché il blog resta la soluzione migliore

  1. Questa di Amazon e Apple mi era sfuggita… non sono mica sicura però che lo possano fare così impunemente. In sostanza, stanno creando un cartello e bloccando il libero mercato. Cosa ne dirà l’antitrust? Va bene stringere accordi, avere dei prezzi in esclusiva, ma buttare fuori gli altri venditori, pure dell’usato, qualche serio dubbio me lo solleva…
    Per il resto concordo con te, e ne ho anche scritto (mi pare “Il valore del blog per lo scrittore”): occorre avere un blog, meglio se in hosting (e l’hosting condiviso non è un problema se il provider è in gamba) che con meno di 50 euro l’anno te la cavi egregiamente.
    Anche perché non solo i social possono bloccarti temporaneamente, ma possono anche chiudere. Vedi Google che ha dichiarato di voler chiudere Google+ a causa di una perdita di dati privati degli utenti… che fine faranno tutti i gruppi che lavoravano esclusivamente su quella piattaforma?

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    • L’antitrust? Boh! Mi pare che negli USA non abbiano detto nulla. In fondo Amazon può decidere di fare un po’ quello che vuole. È casa sua e in casa sua ci fa stare chi vuole. E gli altri? Andranno da un’altra parte. È un po’ come quando la direzione di un centro commerciale ristruttura…

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  2. Concordo con Barbara che il cartello Amazon – Apple potrebbe incappare in qualche buccia di banan.
    Per quanto riguarda l’hosting con 50 € si può avere . Io ne pago 54€ per avere un dominio col mio nick, email a iosa, wp gratuito e sito web più altro. Ma si può trovare del buono anche con meno.
    Comunque il blog va benone.

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