Perché aprire un blog (se sei un autore indipendente)

foto marco freccero

 

di Marco Freccero. Pubblicato il 10 dicembre 2018.

 

Aprire un blog oppure no?
A che serve aprire un blog?
Davvero un autore indipendente deve sobbarcarsi anche l’impegno di gestire un blog?

La risposta è: sì. Però andiamo a vedere nel dettaglio. Alcuni degli argomenti trattati in questo articolo sono:

  • che cos’è un blog
  • quanto è difficile leggere sul Web
  • come legge il lettore sul Web
  • perché il blog serve all’autore indipendente
  • che cos’è davvero il blog (anticipazione: conversazione)
  • e altro ancora

Buona lettura.

Gli argomenti di questo articolo

Che cos’è un blog? | Leggere sul Web è più difficile Il blog può essere multimediale Il blog ha una natura “anarchica” | Il blog non è “fisso” | Il blog è profondo | Il lettore è un protagonista | Come legge il lettore sul Web? | Lo dice Jakob Nielsen (e ti conviene dargli retta) Perché il blog serve all’autore indipendente? | Il blog è gratis? | Il blog è divertente? | Il blog è sempre di moda? | Sul blog ci scrivo quello che voglio | Col blog la gente mi conosce e venderò i miei libri | Il blog è conversazione | La conversazione è il sale del blog | La tua esperienza col blog

Che cos’è un blog?

Cominciamo dall’inizio: che cos’è un blog e perché è importante per un autore indipendente?

Lo possiamo definire, senza risalire alla sua origine etimologica, come un “diario di bordo” che si differenzia però dal sito perché i nuovi articoli (chiamati anche “post”), occupano sempre la posizione più in alto. L’ultimo quindi scalza quello del giorno prima, e l’ultimo sarà scalzato dal… prossimo ultimo.

Ovviamente: “scalzato” nel senso che viene spinto in basso.

Il blog, come tutte le “creature” della Rete, sfoggia una serie di particolarità piuttosto uniche, e che molti autori indipendenti non tengono mai nel dovuto conto; con risultati che latitano.

Leggere sul Web è difficile

Prendi un libro; aprilo; leggi. Facile vero? Certo, a volte c’è il problema della dimensione dei caratteri. Ma nella maggior parte dei casi superiamo questo ostacolo con slancio. E iniziamo a leggere: pagina uno, Capitolo Uno; poi primo paragrafo, secondo, terzo…

Prendi lo schermo del computer, oppure quello del tuo cellulare. Cambia parecchio perché hai a che fare con uno schermo che produce luce (il libro la riceve, si capisce). Scalda. Affatica la vista. 

Leggere un ebook voluminoso (o si dovrebbe scrivere “esteso”?) è più impegnativo. Si procede con più lentezza, e ci si stanca con maggiore facilità.

Se la lettura avviene d’estate davanti a uno schermo da 27 pollici… Il calore che emana è più che tangibile. 

È una tortura.

In questi ultimi tempi i produttori si stanno impegnando moltissimo per presentare schermi (di computer e di telefonini) capaci di fornire a chi legge un testo più definito. 

schermi retina

Gli schermi Retina di certi computer studiati per affaticare meno gli occhi

E le novità per affaticare meno gli occhi di chi legge su un cellulare non mancano. Si passa per esempio attraverso il True Tone, vale a dire un sensore di luce ambientale a 6 canali che regola il bilanciamento del bianco basandosi però sulla temperatura di calore della luce che ci circonda.

 

funzione true tone

il True Tone sui nuovi iPhone Xs Max

Il blog può essere multimediale

Che cosa significhi lo sai: contiene testo di solito, molto testo; ma anche immagini, o video. Grafici o presentazioni; o ancora solo audio, perché no?

Non c’è nulla che impedisca di “riempirlo” di quello che si vuole.

Il blog ha una natura “anarchica”

Se il libro, per capirci qualcosa (che si tratti di romanzo, raccolta di racconti o saggio di qualunque genere), deve essere affrontato con ordine (quindi: Capitolo uno, Capitolo due, Capitolo tre, eccetera eccetera, o non ne vieni più fuori), il blog ha una natura più “anarchica” (a prima vista). 

Perché tu che lo gestisci non sai mai da quale “finestra” arriverà il lettore. Certo, c’è la Home. Ma buona parte dei lettori plana sul blog attraverso altri articoli, magari vecchi di mesi o addirittura di anni. 

Il blog non è “fisso”

Uno dei punti di forza del blog è che nessuno mi proibisce di tornare su un vecchio articolo e correggerlo, modificarlo anche pesantemente, stravolgerlo. I suoi contenuti quindi, nel tempo, possono essere aggiornati e ampliati a costo zero. 

Perché farlo? 

Perché si può, innanzi tutto. 

Poi perché a volte è preferibile tornare su un articolo e lavorarlo meglio, invece che scriverne uno “ex novo”. 

Questo si fa soprattutto se l’articolo ha avuto sempre un costante pubblico di lettori nel tempo, e con piccole modifiche può continuare a fare il suo lavoro di informazione. 

Ma spesso questo modo di agire viene consigliato anche per quei contenuti che avevano un “potenziale”, ma che per le ragioni più imprevedibili non hanno avuta molta attenzione.

Il blog è profondo

Quanti articoli ci sono su questo blog? Non puoi saperlo; io lo so. Sono un po’ meno di 1800. Si potrebbe pensare che ciascuno di essi possa essere considerato una pagina (e in un certo senso è proprio così), quindi avremmo un volume di poco meno di 2000 pagine: impressionante, vero? E ce ne sono di molto più estesi.

Ecco un’altra caratteristica di un blog: non ne conosci la grandezza, la profondità. 

Mentre se io prendo in mano “Guerra e Pace” (edizione cartacea però), capisco dal numero di pagine e dal peso la sua dimensione; il blog non mi permette di comprendere questa sua qualità.

Il lettore è un protagonista

Nel blog il lettore è un po’ differente da quello che di solito si rivolge a un libro o a un giornale. Certo, si salta da un articolo all’altro, se si tratta di un quotidiano. Lo stesso col libro.

Potresti dire che con il blog succede qualcosa di analogo; anche, ma in realtà succede molto di più.

 

Che lettore stai cercando?

Perché per esempio il lettore può commentare o mettere un “Mi piace”. Se si sofferma a lungo sul testo del blog, e arriva sino in fondo, ecco che sappiamo di avere catturato la sua attenzione.

E ci siamo riusciti solo perché abbiamo scritto un contenuto che stava cercando. Abbiamo soddisfatto la sua “fame”: di conoscenza, o forse solo di curiosità, chi può dirlo?

Di fatto tu hai un riscontro (quasi) immediato che ti permette di capire se e come il lettore apprezza o non apprezza la qualità del tuo contenuto.

Come legge il lettore sul Web?

Rispondere a questa domanda è facilissimo: non leggono. Di solito un lettore si rivolge a Google, perché ha bisogno di qualcosa. Di informazioni (del genere più differente). 

I lettori “scansionano”. Danno un’occhiata. “Pennellano” con lo sguardo e proseguono la lettura solo per avere la certezza di essere capitati nel posto giusto.

Se succede, e solo “se”, procedono e leggono davvero.

Questo vale per tutto: blog o siti che siano.

Non è per cattiveria: ogni lettore (anche noi quindi), ha un problema. Troppa roba, troppe informazioni, e poco tempo. 

Ci sono troppe risorse, troppe risorse scritte male, e poco tempo.

Circa il 90% delle risorse solo liquidate con una semplice “scansione”. Sono inutili, scritte male, non meritano alcuna attenzione.

Solo poche riescono a raggiungere livelli di qualità accettabili. E sia chiaro: prima o poi chi cerca trova. Proprio perché ci sono una quantità titanica di informazioni, presto o tardi troverò quello che fa per me.

Quindi: se il tuo contenuto non è almeno

  • scritto bene
  • leggibile
  • capace di soddisfare l’appetito del lettore

Il lettore se ne andrà da un’altra parte.

Lo dice Jakob Nielsen (e ti conviene dargli retta)

Probabilmente non conosci questo nome: Jakob Nielsen. 

Ma lui è uno dei massimi esperti a livello mondiale di interfacce. È lui che con i suoi studi ha spiegato come legge un lettore sul Web. In pratica fa 2 movimenti orizzontali nella parte alta della pagina, e solo dopo, e sottolineo: “solo dopo” il lettore si decide a dare un’occhiata al resto e fa un movimento verticale.

Tutto si gioca in pochi secondi.

Nella maggior parte dei casi il lettore abbandona il blog dopo i 2 movimenti orizzontali. 

Continua a leggere? Be’, anche se non sei ancora riuscito nell’impresa: complimenti! Forse hai agganciato davvero quel lettore, e costui o costei sta per diventare un tuo lettore. 

Non è detto, certo. Magari ti mollerà dopo aver letto il primo paragrafo. Non è semplice, il blog.

Perché il blog serve all’autore indipendente?

Veniamo adesso a questo problema: perché serve un blog all’autore indipendente?

  • Perché è gratis
  • perché è divertente
  • perché sembra che sia sempre di moda
  • perché ci scrivo quello che voglio io
  • perché così la gente mi conosce e venderò i miei libri

Sono risposte tutte sbagliate; alcune davvero tanto. Altre hanno una percentuale di errore “accettabile”. 

Il blog serve a un autore indipendente perché comprende che la sua “carriera” (o lavoro) dipende solo da lui. Siccome ha scelto di essere indipendente, non ha qualcuno che farà il suo lavoro; come l’editore.

Ha scelto questa strada perché le opportunità che l’indipendenza propone e offre sono più grandi. E gli editori (almeno buona parte di essi), non paiono essere nella condizione migliore per cogliere la portata del cambiamento che ha investito l’editoria.

Il blog è gratis?

Be’, di certo aprirlo su Blogger o WordPress non ti costa nulla. Ma faresti bene a lasciarti alle spalle questo modo di pensare. 

Un autore indipendente o adotta un modo di agire improntato all’imprenditoria; oppure rischia di girare a vuoto per anni per poi gettare la spugna. 

Non sto dicendo che devi acquistare un hosting condiviso all’istante (ma se puoi permettertelo, perché no?). 

Sto dicendo che produrre un articolo come questo, o più corto, ha un costo.

Sottrae tempo ed energie ad altre cose: per esempio alla lettura. Alla scrittura. O a quello che vuoi tu.

Il mio consiglio spassionato?

 

Non farlo per soldi. Ma fallo come se lo facessi per soldi

 

Prendi nota di quanto tempo impieghi a scrivere un articolo. Applica a ogni ora un costo (5?10 euro?). Imponiti cioè di vedere in quello che fai non solo il legittimo desiderio di soddisfare una passione. 

Bensì il primo mattone per costruire un’attività. Se vedi dei costi, lavorerai (anche) per produrre degli utili. Per esempio: lettori, lettori, lettori. Che dovranno diventare i tuoi lettori. 

Il blog è divertente?

È bene che lo sia. Se inizi a vederlo come un peso, allora c’è qualcosa che non funziona (più). Magari è bene fermarsi. Prendersi un poco di riposo.

Staccare insomma.

Io l’estate appena passata ho staccato. Be’, non proprio. Sì, non ho pubblicato nulla nel mese di agosto, ma ho comunque scritto degli articoli. Perché l’ho fatto? Perché mi piace. Lo trovo divertente. Sento il peso, ma la scrittura di un articolo lunghetto come questo è meglio.

È divertente.

Il blog è sempre di moda?

Anche se continuano a profetizzare la morte prossima e “certa” del blog, lui non lo sa e continua a esserci. E continua a esserci perché è gratis, facile da gestire, e da trascurare e infine dimenticare. Ed è un peccato: non solo trascurarlo e poi farlo morire lentamente. 

Ma adottarlo solo perché la moda (o peggio: un articolo come questo), consiglia di farlo.

Io non consiglio di aprire un blog.

Io scrivo che il blog per un autore indipendente è il cuore della sua strategia tesa a conquistare i suoi lettori: stop.

Tradotto in italiano: che cosa vuol dire? Che tu devi avere ben chiaro che occorrerà tempo, risorse ed energie per anni (forse) per avere qualche risultato. E ti posso garantire che non riuscirai a reggere così tanto se lo farai “per moda”. O perché lo hai visto scritto da qualche parte.

Mollerai molto prima.

Sul blog ci scrivo quello che voglio

Forse questa affermazione è quella che contiene più verità. Sei il “direttore responsabile” di quanto scrivi. Sei tu che decidi la linea editoriale del blog (ma anche di cambiarla); quando pubblicare i tuoi articoli; la loro lunghezza; gli argomenti da trattare, e molto altro ancora.

Col blog la gente mi conosce e venderò i miei libri

Sei una sagoma, si dice dalla mie parti quando nella combriccola qualcuno fa una battuta da far cadere la mascella per terra. 

Questa è una di quelle battute.

Non serve a nulla il blog nella vendita dei tuoi libri (e ti faccio notare che io parlo di “libri”, non di “libro”. Occorrono più titoli per riuscire a catturare un po’ di attenzione). E pure le reti sociali (Twitter, eccetera) non servono a vendere nulla (a meno che tu non abbia alle spalle… una casa editrice.

Oppure, nel corso degli anni il tuo nome è talmente conosciuto che quando pubblichi la magica formula “È in vendita su…” la gente si fionda.

Ma sono pochi gli autori indipendenti che possono ottenere simili risultati in Italia.

Il blog non serve affatto a vendere i tuoi libri perché 

  • i lettori non sono carte di credito ambulanti
  • non ti conoscono
  • hanno già tutti i libri che desiderano (e tu chi diavolo sei?)

sono lettori ma non sono ancora i tuoi lettori.

E allora: perché aprire un blog?

Il blog è conversazione

Semplice.

Il blog è conversazione. 

Qualche riga fa ho scritto che i lettori che pure planano qui (o sul tuo blog), non sono i tuoi lettori. Non lo sono ancora. Lo diventeranno mai?

Chi può dirlo.

Di certo il metodo più efficace per riuscirci non è quello di spiegare per l’ennesima volta che “sei uno scrittore” (o scrittrice).

Lo sanno.

Lo sanno perché probabilmente avrai creato una sezione sul tuo blog chiamato “Chi sono”, dove affermi appunto di essere uno scrittore.

Nessun panettiere ripete sino allo sfinimento a chi entra nel suo negozio: “IO VENDO PANE”.

C’è scritto sull’insegna, ricordi?

Nemmeno il pizzaiolo ribadisce sino allo stordimento FACCIO PIZZE. Perché? Perché è ovvio

 

Un’altra cosa che ho scritto in precedenza: i lettori hanno già tutti i libri che desiderano. Non hanno bisogno dei miei, oppure dei tuoi.

O forse sì?

Forse sì.

Ma per riuscire a passare dallo status di “autore” a quello di “autore autorevole” (per il quale forse si è disposti a spendere), occorre tempo, certo.

Soprattutto conversazione.

La conversazione è il sale del blog

Il termine “conversazione” (ce lo siamo dimenticato, vero?) vuol dire “trovarsi insieme”. In un mondo zeppo di (troppe) fonti e risorse, riuscire a trovarsi è oro.

 

 

È l’unico oro che lo scrittore indipendente deve davvero cercare. Quello per il quale vale la pena aprire un blog, per riempirlo di contenuti interessanti (almeno interessanti).

La tua esperienza col blog

Questo credo sia il blog più lungo che mi sia mai capitato di scrivere. Ma ho cercato di fare un poco di chiarezza proprio sulle “qualità” di questo mezzo per permettere agli autori indipendenti (e non solo a essi, in realtà), di capire una cosa. Non è tutto così facile e scontato come si crede.

Il blog deve essere compreso e quindi utilizzato nel modo migliore per ottenere i giusti risultati. Avere dei lettori.
tuoi lettori.

Ma tu che cosa ne pensi? Hai un blog?

18 thoughts on “Perché aprire un blog (se sei un autore indipendente)

  1. No, non ho un blog. Ho praticamente un secondo lavoro, ma in perdita. Perché pago fior di hosting, ma come dici tu, ed è una frase da farci un quadro ed appenderlo davanti alla scrivania, “Non farlo per soldi. Ma fallo come se lo facessi per soldi”.
    (ma ci hai messo tutto agosto a scrivere questo post?!)

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  2. il blog? Una specie di amico che dispensa suggerimenti gratuiti. Sulla qualità c’è da aprire un blog 😀
    Comunque o si fa seriamente oppure eè meglio spendere meglio soldi e tempo.

    Piace a 1 persona

  3. Ho un blog e lo adoro, come un figliolo va accudito giorno per giorno. Fin quando non camminera da sé. Leggo i miei blog quasi sempre tutti da cellulare e mi va di lusso. Insomma, dopo più di tre anni sono ancora innamorata. Al settimo anno ti aggiorno 🙂

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  4. “Sul blog ci scrivo quello che voglio” è un po’ la mia risposta alla tua domanda nell’intervista. Per il resto articolo davvero interessante, specialmente per quanto riguarda le modalità di lettura con i 2 movimenti orizzontali nella parte alta della pagina, e poi il movimento verticale. Quindi, se ho capito bene, l’incipit dell’articolo dev’essere catturante anche più che in un racconto o in un romanzo. Oltretutto non ci si sofferma mai abbastanza sul fatto di rendere “comoda” la lettura anche visivamente, cosa tanto più importante in quanto oggi si legge spesso sugli smartphone per ottimizzare i tempi.

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  5. Un post pieno di tante verità. Penso che “Non farlo per soldi. Ma fallo come se lo facessi per soldi” sia lo slogan più appropriato per questo lavoro-non lavoro che è bloggare. Implica dedizione, serietà, impegno, ecc. Qualche volta ti diverti, certo, lo fai per passione, ma la passione va e viene. E i lettori pure, oggi ci sono, domani chissà. Penso che la vera motivazione vada cercata dentro di noi, mai per un tornaconto o per assecondare qualcosa o qualcuno.

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  6. Tenere un blog per il piacere di farlo e di conversare. Certo, è così. Anche se, come dice Maria Teresa, il piacere (o la passione) va e viene. I rapporti che si creano, però, sono… belli, anche quando rimangono virtuali, e non sempre è così. Io però sono abbastanza solitaria nel quotidiano, perciò non faccio testo. 🙂

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