A proposito di recensioni, Amazon e… Buon Natale!


 

foto marco freccero

 

di Marco Freccero. Pubblicato il 24 dicembre 2018.

 

 

Siamo tutti a caccia di… Recensioni.

Tutti vogliamo: Recensioni.

Più recensioni riusciamo a collezionare, maggiore è il consenso attorno alla nostra opera.

È per questo che siamo disposti a tanto; a tutto. 

Di fatto, le recensioni sono un affare. Infatti Amazon ha deciso di metterci mano perché… Sì insomma: c’è un bel traffico attorno.

Ma: servono davvero le recensioni? Prima di rispondere a questa domanda, proviamo a ragionare.

A cosa servono le recensioni?

Io non desidero affatto star qui a scrivere a proposito delle recensioni farlocche, comprate, vendute, e come riconoscerle. Anche perché sul blog Webnauta (mica cotica) di Barbara Businaro (una strana tipa, ti avviso: le piace correre! Dico io: se dovevamo correre nascevamo col motore a scoppio incorporato, ti pare?), c’è proprio un bel post che spiega come riconoscere le recensioni false. Quindi se vuoi saperne di più vai lì, poi torna qui.

Eh, lo so! Era lunghetto quell’articolo, ma pure necessario, giusto? 

Giusto.

Questo post in realtà nasce dalla lettura di quello che scrive la scrittrice Maria Teresa Steri che nel mese di luglio invece di riposare ha scritto questo post “La fragilità di chi scrive”, che ti invito a leggere. In realtà non si occupa “solo” di recensioni, ma è un articolo che punta il riflettore sull’equilibrio di chi scrive, e di quanto sia delicato.

Tutto questo non vale per me, ovviamente: sono un tipo rozzo, che veste di pelli di orso, caccio cervi e mangio carne cruda non perché non conosca il fuoco. 

Ma perché così facendo rafforzo la mia dentatura. 

Adesso qualcosa di completamente diverso

Tutti noi sappiamo e ci ripetiamo che le recensioni sono il carburante prezioso di un autore esordiente. Perché provengono (si spera), da perfetti sconosciuti: non da parenti, amici oppure conoscenti che per questione di mera sopravvivenza scrivono che l’opera è una meraviglia.

Quindi è un giudizio che, libero da ogni forma di convivenza (o connivenza?), arriva a dirci qualcosa di importante sul nostro operato.

Il punto che però rimarca quel post è qualcosa di diverso: credo.

Vale a dire: non è che l’autore indipendente (vale a dire: scollegato dall’ambiente letterario, lontano dalle case editrici), è più vulnerabile? 

Certo, caproni e capre che scrivono per Mondadori o Marsilio ce ne sono in discreto numero, ma parliamoci chiaro. Sino a quando un editore mette mano al suo portafogli per pubblicarti, le critiche, gli attacchi, o per restare in argomento: le recensioni negative me rimbalzeno come dicono a Roma (credo).

Se però sono un autore indipendente? 

Prima di rispondere, cerchiamo però di capire a che cosa servano le recensioni. In genere:

  • A rafforzare la presunzione di chi scrive (questo è ovvio: spingono a continuare, la presunzione ha delle “basi”)
  • Dimostrano che esiste una nicchia di persone disposte a investire su un certo nome e un certo tipo di storie

Parlo delle recensioni positive, perché naturalmente tutti noi solo quelle vogliamo e cerchiamo. Non è nemmeno previsto che qualcuno possa scrivere male di noi (e invece dovrebbe). 

Come ho scritto qualche riga fa, però, l’autore indipendente è più vulnerabile. Subire un paio di recensioni negative alla prima opera autopubblicata: come reagiresti?

Se cambiassi tipo di storie, e i tuoi lettori accogliessero questo cambiamento con freddezza (zero recensioni), oppure stroncandoti: quale reazione avresti?

Cosa dice Stephen King

Se ricordo bene il buon King dice che occorre scrivere con la porta chiusa; e poi con la porta aperta. In pratica c’è una fase in cui il mondo esterno deve essere rigorosamente tenuto distante da noi. È quando la scriviamo, e la vediamo svilupparsi sotto i nostri occhi; insomma la stiamo accudendo. In questa fase nulla deve interferire col nostro processo. Addio a televisione e anche (immagino), ai lettori beta: è una faccenda che riguarda solo noi, e la storia.

Dopo, quando la storia sarà finita, potremo aprire quella porta. Sarà il tempo dei lettori beta, esatto.

Quindi in teoria quando si scrive dovremmo essere così abili e disciplinati da non badare a quello che succede attorno a noi. Se per esempio riceviamo oppure no delle recensioni, o critiche, o attacchi. Fare spallucce (una postura che a me riesce alla grande, tra l’altro).

Ma non è poi così semplice. King scriveva quelle giuste raccomandazioni ben prima che tutto si scatenasse. La rete probabilmente c’era già, ma non era così pervasiva. Adesso come autori indipendenti dobbiamo per forza di cose (oppure no?) esserci. Su un paio di reti sociali, almeno. E il blog dobbiamo averlo, altrimenti come diavolo riusciamo ad avere dei “nostri” lettori?

Leggi: “Creare un blog a cosa serve?”

Insomma: la faccenda è molto complicata, come si può capire. 

 

Una lettrice di questo blog che cerca di capire

La Rete: risorsa, o fonte di problemi?

La faccenda alla fine la possiamo riassumere in questa maniera: la Rete è una risorsa oppure una fonte di problemi? E a questo punto possiamo iniziare una lunga discussione che approderà, come sempre accade in questi casi, in un fragoroso nulla di fatto. 

Perché è entrambe le cose. King adesso, probabilmente scriverebbe qualcosa di differente. Davvero possiamo permetterci, noi autori indipendenti, di staccare la spina per un anno, perché dobbiamo scrivere un romanzo? Io la scorsa estate ho fatto qualcosa di analogo, ma su scala molto più ridotta. Ho smesso di aggiornare questo blog per 2 mesi. Inutile dire che il tracollo c’è stato. I miei lettori lo sapevano e mi hanno atteso. Ma siccome un autore indipendente deve cercare di ritagliarsi sempre uno, due, tre lettori in più: temo che staccare la spina per più tempo possa essere follia.

Magari sbaglio, eh!

Magari avere pubblicato oltre 1700 articoli garantisce… No, non garantisce un bel nulla. Le visite precipitano, e basta, se non fornisci “merce fresca”. Chi arriva su un sito o blog butta un’occhiata sulla data dell’ultimo aggiornamento: e se vede che da un mese, o tre settimane, non c’è nulla di nuovo, conclude che probabilmente è chiuso, e la testa è già al prossimo blog.

Il difetto è nel manico (cioè: Amazon)

E che cosa dire a proposito delle recensioni?

Come ho accennato all’inizio, Amazon cerca di mettere un freno al proliferare delle recensioni fasulle. Occorre avere acquistato per un importo minimo di 50 euro negli ultimi 12 mesi, per esempio. Peccato che questa deriva sia stata alimentata (anche), da Amazon, e dai tanti guru che popolano la Rete.

Sono stati soprattutto loro a spiegare che più recensioni avevi, e più grande era la possibilità di attirare l’attenzione di nuovi lettori. E questo ha aperto la porta (anzi il portone), agli abusi contro i quali si mettono in campo difese di fatto inutili.

Ormai 5, o 10 recensioni non sono sufficienti: nemmeno 50. Invece di scrivere, spesso si passa il tempo a cercare qualcuno che ci lasci una recensione, o che parli bene di noi sul suo blog.

Ma c’è un’alternativa?

Buona domanda. 

Probabilmente no. 

Amazon è una società per azioni con degli azionisti che vogliono vedere profitti e utili: altrimenti per Jeff Bezos sono dolori. Quindi è indispensabile promuovere la quantità; non la qualità.

Amazon lo fa per denaro: meglio ricordarselo sempre

 

Google promuove la qualità a parole: se davvero la premiasse, credi che realizzerebbe il mastodontico fatturato che fa brillare gli occhi agli azionisti? No, esatto.

Amazon idem.

Che cosa conta?

Conta solo la quantità, non la qualità. Qualunque strategia un autore indipendente intenda adottare per la promozione del proprio nome, e delle proprie opere, è bene che tenga conto anche di questo elemento tutt’altro che secondario. 

Magari potresti dire: devi fornire quantità e qualità.
Eh: mica facile!

Dimenticavo la cosa più importante: Buon Natale! 


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15 pensieri su “A proposito di recensioni, Amazon e… Buon Natale!

  1. Come primissima cosa tantissimi auguri di Buon Natale, perché oggi è proprio Natale!!! 🙂
    Per quanto riguarda il tuo articolo: intanto andrò sicuramente a leggere i due articoli che suggerisci e poi trovo che l’opinione di Stephen King sulla porta chiusa e porta aperta sia validissima ancora oggi. Conosco uno scrittore che passa ai beta-reader ogni capitolo che scrive, man mano: io non riuscirei mai a farlo. Per quanto riguarda le recensioni su Amazon, quello che è certo è che siamo carne da macello.

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  2. “una strana tipa, ti avviso: le piace correre! Dico io: se dovevamo correre nascevamo col motore a scoppio incorporato, ti pare?” Non smetto di ridere!!
    Mi distraggo un attimo, resto indietro con le letture dei blog, e mi trovo pure una citazione così pregiata! Uao! 😀

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  3. Per augurarti un buon Natale è un po’ tardino, perciò ti auguro un glorioso 2019. 🙂
    Le recensioni sono un’arma a doppio taglio: poco influenti in termini di vendite, a meno che non si vada sulle centinaia e si riesca a entrare nelle promozioni Kindle, forse; incoraggianti quando sono buone, demoralizzanti quando sono cattive… tutto sommato temo che sia più la fatica del gusto, come si dice. E la fatica c’è, perché il lettore crede – giustamente! – che il suo lavoro sia leggere, non recensire il tuo libro, perciò finisce che devi mendicare per averle, queste benedette recensioni, anche quando il tuo scritto piace. Quanto a essere utili a capire se puoi trovare un tuo pubblico… boh! Se arrivi a pubblicare, si spera che tu abbia chiesto prima un parere a qualcuno che non sia la mamma o la zia. Dopo, c’è solo la Provvidenza (ma anche prima). 🙂

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  4. Grazie per la citazione al mio post, Marco. Le recensioni sono un’arma a doppio taglio, soprattutto al giorno d’oggi. Penso che su Amazon debbano raggiungere una massa critica perché poi il libro venga considerato degno di promozione da Amazon stesso. Così almeno mi sembra di capire. Però indubbiamente i lettori ne sono influenzati, nel bene o nel male. Io di solito vado subito a leggere quelle negative, soprattutto se ho dubbi.

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    • Io invece leggo prima le positive, poi le negative. Ma devo dire che di solito quelle negative sono dozzinali. Non spiegano nulla, di rado sono articolate, indicano davvero cosa non va. Sì, si potrebbe dire: “Ma non puoi pretendere una critica accurata”. Vero; ma una via di mezzo, forse sì.

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