Inarrestabile The Legacy Tour! – Seconda tappa Imperia


 

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Siamo alla seconda tappa de The Legacy Tour, il primo tour immobile nella storia dell’umanità. Qui infatti nessuno prende l’aereo, sale sul treno, mette in moto l’automobile per recarsi da qualche parte. Niente del genere. Tutti restano a casa propria, eppure si viaggia. Ma come è possibile? Che razza di magia è questa? E se fosse pura stregoneria?

Niente del genere, sul serio. Si tratta “solo” di scrittura, e della mia Trilogia delle Erbacce. Lo scopo? In caso tu non lo sapessi, lo scopo è sapere dai miei lettori che cosa ha lasciato loro la lettura della Trilogia delle Erbacce.

Quest’oggi il Legacy Tour si sposta nella provincia di Imperia: grazie a chi? Ma grazie a Nadia Banaudi che è una scrittrice e ha il suo blog. 

Di Imperia e la sua provincia conosco poco in realtà. Nadia abita in un piccolo centro della provincia, tra l’altro…

Sono stato a Ventimiglia (per chi lo ignorasse: provincia di Imperia) nel mese di agosto di qualche anno fa (provenivo da Limone Piemonte, via treno. Per quale ragione? Dai un’occhiata alla linea ferroviaria e capirai la ragione di una simile scelta), e ho scoperto che in quella città i pandori si vendono anche d’estate. Dopo la sorpresa; il timore di essere impazzito e di avere le traveggole (e chi usa ancora il termine “traveggole”, me lo dici?), oppure di essere già nel periodo natalizio per una bizzarra falla spazio-temporale, ho capito.

Lì vicino c’è la Francia, e i francesi considerano il pandoro un dolce da consumare ben al di fuori del periodo natalizio. Semplice vero?

Un’altra volta sono stato sulla cima del monte Saccarello, il più alto della Liguria (2201 metri), da dove nasce il fiume Tanaro. Rappresenta il confine tra le province di Cuneo e Imperia, e anche il confine di Stato tra Italia e la Francia. Se non ricordo male c’è una targa con una stele, e la “firma” del generale Agostino Ricci, lo stesso al quale è dedicato qui a Savona il corso che costeggia il torrente Letimbro (Corso Agostino Ricci, appunto).

Ma adesso andiamo a scoprire le risposte di Nadia Banaudi alle mie domande sulla Trilogia delle Erbacce.

Come hai scoperto la Trilogia delle Erbacce?

Seguivo un commentatore nei vari blog dal nome Marco Freccero. Mi sembrava conciso e pertinente nelle risposte e mi ha incuriosito, sono andata a spulciare sul suo blog e ho scoperto il primo volume della Trilogia delle Erbacce. Il prezzo era appetibile e la sua provenienza savonese una calamita per la mia insanabile curiosità.

Anche in questo caso emerge prepotente (come scrivono quelli bravi) la necessità di “uscire”. Anche se hai il blog, e sei sulle reti sociali, devi assolutamente costruire la tua rete di relazioni. In quale modo? Per esempio commentando nei blog altrui, ma sempre e solo se si ha qualcosa di interessante da dire. Altrimenti il silenzio è sempre la strategia migliore.

Scrivere: “Bello!” (solo per piazzare il link al proprio blog) non servirà a nulla perché non sarà notato da nessuno. Non solo.
Occorre anche fare in modo che se il commento è almeno interessante, chi poi cliccherà si trovi ad avere a che fare con un blog “come si deve”. Per esempio: una pagina dedicata al “Chi sono”, nella quale ci si presenta. Magari pure con una foto (evitiamo però il costume da Gandalf. Puoi spiegare di essere un fan del Signore degli Anelli; e di certo qualcuno troverà molto divertente la tua barba bianca e la tua posa da stregone). Però se sei un raccontastorie, credo che sia meglio cercare di presentarsi “in un certo modo” per incontrare un po’ tutti.

Il blog deve essere la “casa” di un raccontastorie, il luogo dove riceve i lettori e lavora (duro), per agire affinché diventino i suoi lettori. Lo so, sono ripetitivo, scrivo e riscrivo sempre o quasi, le medesime cose e alla fine chi mi legge penserà che sia alla frutta, e a corto di argomenti. Ma è evidente che senza una specie di “Benvenuto” (ma dovrei scrivere “Benvenuta”: sono le lettrici a salvare la lettura in Italia), cioè una casa solida e ben costruita (su argomenti almeno interessanti), un raccontastorie non ha possibilità di vendere nemmeno 30 copie.

Perché se sei un autentico raccontastorie (agli inizi della tua avventura di scrittore o scrittrice), probabilmente per i prossimi 10 anni pubblicherai almeno 2 o 3 libri. E solo con una solida base (il blog) hai la possibilità di accrescere il numero dei tuoi lettori. Altrimenti: ciccia!

Non hai mai capito niente”, il primo ebook della Trilogia delle Erbacce.

nuova copertina non hai mai capito niente

 

C’è un racconto che ti ha colpito con particolare forza?

Della terza raccolta mi sono piaciuti molti racconti, quindi faccio fatica a sceglierne uno, ma visto che insisti apro il libro a caso e dico Intelligenza. Quella donna mi stropiccia ancora il cuore.

“Intelligenza” è il racconto che apre “La Follia del Mondo” vale a dire il terzo ebook della Trilogia delle Erbacce. La protagonista è in effetti un’erbaccia. Lavora in un supermercato, vive sola. In un piccolo appartamento sotto il livello stradale. Un essere inoffensivo, timido. Finché una sera rientrando trova ad attenderla sulla soglia di casa un uomo. Le offre la sua “protezione”, perché quell’appartamento, vuoto tutto il giorno, potrebbe essere svaligiato. Se invece lei paga… Chissà come finirà (attenzione ai vicini: a volte sono così… sorprendenti!). Forse è stato il primo racconto de “La Follia del Mondo” (ma non ne sono sicuro).

Secondo te, cos’hanno di particolare i miei racconti?

Sono asciutti, essenziali e privi di banalità. Le erbacce sono la perfetta rappresentazione dell’essere umano, con tutti i suoi limiti.

Le erbacce: crescono lungo la strada e non badiamo mai a esse. Non sono belle. O forse sì, ma noi passiamo così di fretta. L’ho già scritto innumerevoli volte: ma è stato Raymond Carver a insegnarmi a osservare. Solo con l’osservazione si approda alla scrittura, mentre se si parte dalle idee, si approda solo all’ideologia. Il racconto citato da Nadia (“Intelligenza”) sembra un racconto di un certo tipo, ma poi “svolta” e si dirige verso ben altri lidi. Non aggiungo altro e indico solo l’incipit di quel racconto presente su questo blog.

Il nocciolo della questione è che una storia dovrebbe non raccontare la realtà; ma l’esistenza. E nell’esistenza c’è questo strano animale, l’essere umano. Un abisso. Scrivere di questo abisso, in un periodo storico dove si proclama che non c’è alcun abisso, che tutto è pianeggiante e eventuali distorsioni saranno presto superate: rischia di essere eversivo.

Grazie a Nadia Banaudi per aver partecipato a The Legacy Tour!

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14 pensieri su “Inarrestabile The Legacy Tour! – Seconda tappa Imperia

  1. Pensiero del weekend: le erbacce sono resistenti, per quanto soffrano fame e freddo loro continuano a vivere, sono probabilmente loro che portano avanti la specie.
    Considerazione fatta mentre cercavo di estirpare della vorace gramigna da un vaso di fiori. Aveva radicato fino ad avvolgere tutto e stava soffocando le altre piante. Ho salvato i bulbi dei fiori, trapiantati altrove, ma tutto il vaso di terra “gramignato” l’ho dovuto mettere da parte. Perché se tenuta bene, è bella e rigogliosa. 😉

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  2. Grazie a te Marco. Sei stato una scoperta costante da quella prima volta che ti ho conosciuto nei blog e letto i tuoi commenti. Hai innescato la mia curiosità, hai stimolato le mie letture e mi hai costantemente stupito. Anche questo Legacy tour riesce a farlo. Hai genialità e bravura, un bel connubio.

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  3. Ricordo quel racconto, un colpo al cuore. Brava Nadia, aveva colpito molto anche me. A me le erbacce piacciono, come dice Barbara sono resistenti e faccio il tifo per loro.

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  4. dicono che le Erbacce resistono a tutto, smog compreso.
    Bella questa seconda tappa che offre uno spaccato della trilogia da un’altra angolazione

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