The Legacy Tour torna a Roma! (Sesta tappa)


the_legacy_tour_una_trilogia_da_ricordare

 

 

di Marco Freccero. Pubblicato il 6 maggio 2019.

 

 

 

 

Incredibile!
Dopo la quarta tappa con Maria Teresa Steri a Roma, oggi per la sesta si va… No, si torna a Roma! La capitale d’Italia non poteva che fare la parte del leone (o della leonessa? Ma trattandosi di Roma: della lupa?) e quindi è necessario tornare ancora in questa immensa città.

Perché oggi è la scrittrice Marina Guarneri che “mette carburante” nel poderoso motore de “The Legacy Tour”, permettendoci quindi di fare ancora un giro per Roma! Ma, come ripeto spesso: senza consumo di carburante perché questo è uno straordinario “tour immobile”, il primo della storia! Un tour a emissioni zero.

Però adesso che ci penso…

In una delle mie (rare) scorribande a Roma, avevo trovato un B&B in via Cipro. Se hai letto “Cardiologia” (la seconda raccolta di racconti della “Trilogia delle Erbacce”) questo dovrebbe farti ricordare qualcosa. Se poi aggiungo anche il titolo del racconto (“Riflessi”), ci siamo?
Sì: è ambientato in quel quartiere di Roma, e il protagonista cammina sino alla piazza (Piazza degli Eroi) dove c’è l’Ospedale Oftalmico (dove lavora sua figlia) e dove sorge un chiosco che (all’epoca), faceva una delle migliori grattachecche di Roma. Chissà se sarà ancora così. (Se hai notizie aggiornate: fammelo sapere nei commenti, grazie!).

Come dicono quelli bravi: Bando alle ciance, e leggiamo il contributo di Marina a “The Legacy Tour”.

“Inizialmente, quando hai presentato il progetto “The Legacy Tour”, mi sono detta: “bella iniziativa, però…” e quel però era dovuto al fatto che, avendo letto le tre raccolte tempo addietro, mi sarebbe venuto difficile recuperare, nel dettaglio, le sensazioni di allora. Ma ecco, è proprio su quelle che ho ragionato: le sensazioni. Quanti libri leggiamo senza che nulla ci rimanga dentro? Io, personalmente, ne ho diversi elencati in una lunga lista, di cui ricordo a malapena i titoli, talmente mi sono rimasti indifferenti. Il primo elemento che mi fa capire quanto sia stato piacevole l’incontro con un autore, è verificare se ciò che ha scritto mi ha colpito veramente, tanto da lasciare un segno del suo passaggio, anche piccolo, purché significativo.

Stimandoti come Marco Freccero blogger, ho ritenuto importante conoscere anche Marco Freccero scrittore: La tua “Trilogia delle erbacce” è entrata nel mio e-reader con il primo volume “Non hai mai capito niente” e non ho avuto dubbi, dopo quella prima esperienza di lettura, a volere chiudere il cerchio con i successivi due: “Cardiologia” e “La follia del Mondo.” Li ho letti con interesse e li ho recensiti con ampia sincerità, segno che ho trovato i racconti degni di una risonanza, per il loro contenuto, per il significato, per il messaggio che non volge mai del tutto le spalle alla speranza, anche se apparentemente è così. Il numero maggiore di racconti che mi hanno commosso sono contenuti nel secondo volume, “Cardiologia”, dove ci sono figure che davvero hanno toccato la mia sensibilità, ma ricordo bene di avere sottolineato passaggi molto riusciti anche nelle altre due raccolte.

Dunque, parlo di sensazioni: il tempo che è passato non mi consente di essere precisa, né di ricordare le storie una per una (anche perché, sommandole tutte, sono più di quaranta), ma ho ancora chiaro ciò che quei racconti mi hanno lasciato e taluni più di altri: senso di impotenza, ansia, un certo disagio addosso, denso come una patina vischiosa, che ho smaltito in tutta calma, perché considero questo un punto a favore di uno scrittore che voglia farsi apprezzare da me. E non sono masochista io né i tuoi racconti impregnati solo di pessimismo cosmico; semplicemente, le tue sono storie che hanno spessore e, inevitabilmente, restano dentro: puoi dimenticare i titoli, forse, le sequenze, ma non le atmosfere, non gli ambienti, non alcune caratterizzazioni. Per questo la Trilogia non ha deluso le mie aspettative: hai promesso che avresti narrato l’universo delle “erbacce” e in quell’universo mi hai trascinato, senza deviare su fronti diversi o tradire il tuo progetto; dunque hai creato personaggi coerenti che si muovono in situazioni possibili. E questa, a mio avviso, è la particolarità dei tuoi racconti: l’avere dato dignità letteraria a una realtà fatta di sogni che non decollano e a un mondo sul quale non sembra interessante puntare i riflettori. In più, esserci riuscito senza risultare pesante, ripetitivo e senza stancare, non è impresa da poco e per me è stato il vero valore aggiunto dell’opera.”

A questo punto: che cosa posso aggiungere? Dovrei tacere. Ma posso tacere? (Lo so, dovrei farlo, e invece…).
A mio parere “Cardiologia” è la mia raccolta di racconti più riuscita.

 

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Di sicuro l’opinione di Marina è impegnativa. Lei infatti afferma:

“l’avere dato dignità letteraria a una realtà fatta di sogni che non decollano e a un mondo sul quale non sembra interessante puntare i riflettori”

Mica cotica.
Ma era il mio scopo. O no?
Perché qui, adesso che ci penso, c’è un argomento da sviscerare. Per esempio: Stephen King quando iniziò a scrivere i libri horror, voleva dare dignità letteraria al genere? La risposta a mio parere è piuttosto semplice: no. Desiderava soltanto scrivere una certa precisa storia. magari guadagnare qualcosa, ma sono certo che lui della dignità della letteratura dell’orrore non se ne curava affatto, e pe runa ragione a mio parere solidissima. Perché ai suoi occhi ce l’aveva. Non era così per i critici? E allora?

Altro aspetto importante: i miei racconti non sono affatto pessimistici. Certo, non finisce mai bene, ma questo che vuol dire? Chi racconta storie lo fa solo per una ragione: è comunque animato dalla speranza, altrimenti non starebbe a perdere tempo a raccontare storie. Farebbe dell’altro (anche se non so immaginare che cosa diavolo potrebbe fare).
Il nocciolo, secondo me, è che siamo abituati a considerare solo la “vittoria” come metro di giudizio. Non c’è la vittoria, chiara, netta, evidente? Allora la lettura è deprimente, la storia è zeppa di pessimismo. È un manicheismo che si ritrova un po’ dappertutto, e che spinge infatti le persone a idolatrare solo i primi della classe, i vincenti, e a scordare “serenamente” tutti gli altri.
Che errore.

Perché la mancanza di una vittoria, non è affatto prova di una sconfitta. Restare, rimanere, continuare, resistere: ecco la vera vittoria, di cui però abbiamo perso completamente il sapore. Né siamo capaci di riconoscerla. Se non vediamo l’esercito in rotta, sembra che non ci sia nulla da celebrare.
Be’, è un errore madornale.

Grazie a Marina Guarneri per aver partecipato a “The Legacy Tour”!

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12 pensieri su “The Legacy Tour torna a Roma! (Sesta tappa)

  1. Vorrei darti notizia su quel chiosco di cui parli, ma, purtroppo, non ne so molto. Mi riprometto di andare personalmente da quelle parti e verificare.
    A proposito del pessimismo, lo scopo dei tuoi racconti è chiaro: non è esaltazione di condizioni misere e di disagi, ma viaggio, attraverso quelle condizioni misere e quei disagi, verso una rinascita, anche se la immagini soltanto. Il fatto di finire la lettura di ogni racconto e pensare possibile l’avvento di una luce, per me, ti ha fatto raggiungere l’obiettivo.

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  2. un sesto giro per l’Italia, il secondo a Roma… che dire? Tutto il bene che si può dire. Un bel commento da parte di marina e certamente la trilogia è buona. Ho letto solo La follia del mondo – in realtà ho letto anche altro come l’ultimo giro di valzer – e li ho trovati sempre piacevoli da leggere.

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  3. Roma caput mundi, una meraviglia sempre…
    Ricordo quel racconto del chiosco, però non ricordo il finale, come Marina rammento però la sensazione: una sottile nostalgia.

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  4. Roma non è stata costruita in un giorno e tu vuoi visitarla con una sola tappa? 😉
    Concordo con Marina, nemmeno io ricordo tutti i racconti, ma le atmosfere si. E in fondo in fondo ci ho sempre visto un po’ di speranza.

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