Servono davvero i libri sulla scrittura (video)?


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di Marco Freccero. Pubblicato su YouTube il 9 maggio. Ripubblicato nello stesso giorno su questo blog.

 

 

 

Dappertutto libri sulla scrittura. Un’invasione. Ma: servono davvero?
Ne parlo in questo video.
Buona visione.

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“On Writing” di Stephen King; “Nel territorio del diavolo” di Flannery O’Connor; “Il mestiere dello scrittore” di John Gardner; “Il mestiere di scrivere” di Raymond Carver; eccetera eccetera.
Sono tutti libri che parlano di scrittura, e in commercio ce ne sono parecchi altri. Ma che senso hanno? Che cosa possiamo effettivamente ricavare dalla lettura di questi libri? Servono davvero, oppure sono inutili?

Dipende da che cosa vogliamo ottenere.

Non sono libri che ti spiegano che cosa devi scrivere, oppure come devi scrivere per raggiungere il successo. Non contengono trucchi o ricette magiche per scalare la classifica di Amazon e vendere badilate di libri.

Buona parte di queste letture espone l’idea che un autore ha del mestiere della scrittura, magari svelando sì, a volte, qualche strategia. Ma non credo che sia qui l’interesse.

Il problema della scrittura è che tutti sanno scrivere, e questo è una fortuna. Ma proprio la facilità, presunta, della scrittura, spinge le persone a sottovalutare questo mestiere. Ecco allora la prima lezione che questi autori regalano: scrivere non è così semplice come appare, anzi.
Creare una trama; scrivere dei dialoghi interessanti; proporre dei personaggi onesti e reali è più complicato di quanto appaia a prima vista. Perché si tratta di creare un mondo capace di essere convincente.

La seconda lezione, che per alcuni è scontata, per altri no: per scrivere occorre leggere, ma leggere tanto. E la lettura ha questo di buono: che a lungo andare ti insegna a comprendere come la parola sia in fondo uno strumento delicato, forse potente, ma piuttosto fragile. Per questo è indispensabile leggere. Perché la lettura insegna non solo ad avere un vocabolario meno scontato e banale.

Soprattutto permette di apprendere, col tempo, tutta la flessibilità che la parola è capace di donare, e quindi di scegliere le parole giuste per meglio descrivere, oppure esprimere.

La terza lezione che si può ricavare da queste letture? Che a parte le regole di sintassi e grammaticali, non ci sono regole. Ciascun autore la pensa a modo suo, e pratica la scrittura in una maniera tutta sua. I risultati spesso sono comunque eccellenti.

E poi c’è almeno un’altra lezione, a mio parere; forse la più importante. Si scrive per passione, non per denaro. Il denaro, il successo se arriva, arriva per puro caso. Tutti questi autori, anche quando campano di scrittura alla grande (come Stephen King), ricordano una semplice lezione. Vale a dire che si inizia sempre e solo per passione, senza preoccuparsi del pubblico, o del successo. Non c’è nulla di pianificato, di costruito. Ma tutto accade.

Questa è la lezione che, invece, viene regolarmente messa da parte. Infatti dappertutto sulla Rete è un fiorire di consigli su come creare l’incipit vincente; quale genere scegliere per incontrare il favore del pubblico; il mezzo migliore per individuare il titolo adatto, o il finale più sorprendente.
Tutti aspetti che buona parte di questi scrittori celebri o divenuti celebri non ha mai affrontato. Ha scritto e un giorno, chissà come, si è trovato in vetta alla classifica.

Qualcosa vorrà pur dire. O no?

Alla prossima e: non per la gloria, ma per il pane!

 

 

21 pensieri su “Servono davvero i libri sulla scrittura (video)?

  1. leggere è fondamentale ma bisogna scegliere le letture. Quelle buone per capire gli autori, quelle pessime per evitare gli stessi errori.
    Per il resto? Manuali, corsi vanno bene ma a patto che tu sappia scrivere storie interessanti

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      • C’è un intero settore che specula su manuali e corsi di scrittura creativa per un giro di soldi da capogiro. Fanno bene a spennare. Finché c’è gente che crede che il corso di scrittura ti dia una patente di scrittore avranno sempre clienti.

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      • @Giovanni: Appoggio la mozione. Fanno benissimo a spennarli! Pensa che nei gruppi fb frequentati da scrittori, presunti tali e aspiranti tali – piazze ad altissima infiltrazione di spennapolli – se provi a far capire alle suddette categorie (con la dovuta diplomazia, ci mancherebbe!) che questi guru a pagamento della scrittura non offrono la soluzione definitiva per diventare autori di best seller ti trollano pure. E magari gli amministratori (disinteressati?) completano l’opera bannandoti.
        Tra l’altro molte CE da due soldi organizzando corsi di questo tipo ci campano. I peggiori, a mio giudizio.
        Purtroppo i parassiti della scrittura e dell’editoria proliferano e arraffano quello che possono approfittando delle pie illusioni di chi ha voglia di provarci e magari di emergere. Dovrebbe esserci un limite all’ingenuità, eppure quando si cerca di aiutarli (per puro sentimento di comprensione) se la prendono pure e diventano offensivi.
        E allora chi è causa del suo mal… venga spennato. Che comprendano nel modo peggiore. Taluni se non li colpisci al portafogli non imparano mai. Per quanto mi riguarda, ho smesso di dispiacermi per loro e di fare il buon samaritano a vuoto.

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      • guarda, c’è gente che paga corsi da 3’000 euro ogni anche per 5 anni di seguito 🙂 l’ho imparato frequentando alcuni gruppi. Ovviamente mi sono fatto i fatti miei. E me ne farò. Ognuno spenda i suoi soldi come meglio crede. Io 3’000 euro li spendo in più viaggi magari a Londra 😀 . È capace che trovo sempre qualcosa di nuovo a “casa mia”.

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      • @Giovanni: Che dire? Senza speranza. Forse capiranno vedendo i loro capolavori annaspare nel mare dei libri che nei casi migliori vendono 40/50 copie al primo anno e poi niente più.
        Il problema reale sta nel fatto che questo fenomeno di mutualità tra ingenuità e parassitismo si riflette negativamente sulla categoria degli autopubblicati.
        Mettiamoci nei panni del lettore medio: dopo aver dato fiducia a un autore/autrice self emergente si ritrova per le mani una scribacchinata per niente professionale, pertanto matura l’idea di aver buttato via parte del budget destinato all’acquisto di nuovi libri e, di conseguenza, si convince che i selfpublisher siano una banda di ciarlatani incompetenti che inondano il mercato di letture di bassissima qualità (il che, in buona parte, è anche vero): rischierà ancora con un romanzo autopubblicato o finirà inevitabilmente per boicottare il mercato del self, che pure qualcosa di buono offre?

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  2. Il succo è proprio quello espresso da Gian Paolo e te, Marco: la letteratura di livello richiede storie interessanti. A scrivere bene, o almeno con decenza, si può imparare con la pratica e la lettura.

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  3. Mi fa piacere non sentire certi discorsi sul fatto che non serve studiare, perché tanto l’importante è il talento! Da te, del resto, non me li aspetterei – non in questi termini. Credere che esistano sistemi provati per scrivere storie di successo mi sembra un’assurdità; credere che la scrittura non abbia una fetta artigianale che può essere appresa, altrettanto. 🙂

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