Il mio romanzo è finito – Come è nato?


foto marco freccero

 

di Marco Freccero. Pubblicato il 21 maggio 2019.

 

 

In questo articolo, ti parlerò di come è nata la mia idea del romanzo che arriverà nel prossimo mese di giugno (2019, naturalmente); di come si è modificata, “semplificata” (quindi: è diventata maledettamente più complicata) la storia che ho scritto; e di come la scrittura di una storia passi sempre attraverso una profonda… Eliminazione.

Buona lettura.

Il mio omaggio ai russi

Un po’ di tempo fa leggevo il libro di Piero Citati dal titolo: “Tolstoj”, editore Adelphi. E incrociai un cognome, e da quel cognome, be’; di fatto arrivò non la storia, ma uno scheletro dannatamente interessante.

Questo scheletro a una prima occhiata mi pareva (e lo stesso sembrerà ai lettori), una specie di “riscrittura” di un grande romanzo russo; ma non lo è affatto.

Quello scheletro conteneva già i protagonisti, e persino il finale. A me di solito non succede affatto che giunga pure il finale, ma semmai questo si svela a me mentre scrivo. 

Ero un po’ diffidente, in principio. Se conosco come finisce (mi dicevo), figuriamoci il lettore. Ma ben presto ho capito che quel finale era talmente… Strano (non è il termine esatto), che per renderlo credibile dovevo lavorare duro.

La prima cosa che feci fu scrivere una sinossi; che è, più o meno, quella che leggerai a giugno su Amazon e altrove.

Hai presente quando si dice che la sinossi ti facilità la vita? E che avere un finale è una buona cosa?

Non crederci. Mai.

Il finale, ecco, parliamo di questo elemento. Il finale, come ho scritto qualche riga fa, c’era. Era lì. Bastava scriverlo.

E invece no. Anche se c’è, non è affatto sufficiente. Si tratta di qualcosa che richiede, come tutto il resto, pazienza e parecchia riflessione. Il fatto che il protagonista facesse un viaggio simile sino a “lassù”, e chela ragione di tutto questo fosse chiara ai miei occhi, non faceva che rendere più complicate le cose.

Prima di tutto: perché? Per quale motivo il protagonista arriva sin lassù? Che cosa lo spinge? Non può restarsene a casuccia? A che pro un simile viaggio? E per farci cosa, alla fine? 

Se deve spendere (non ha molti soldi) per organizzarlo, lo deve fare per un motivo non buono ma: altissimo. Direi quasi filosofico. E in fondo questo è ciò che lo induce ad andare. Ma come divolo riuscire a spiegarlo senza essere noioso eppur convincente?
Come si vede, i problemi c’erano, e non erano affatto piccoli. 

Prima di procedere, ancora una rivelazione.

La scelta del punto di vista

Il punto di vista, la scelta del punto di vista (prima persona? Terza? O seconda?), per me è sempre stata semplice. Nel senso che arriva la “visione” (non so spiegarlo meglio, anche se rischio di essere preso per matto), e c’è già tutto. Il punto di vista è esattamente quello. Non ricordo di aver mai cambiato un punto di vista; forse ci ho provato, ma poi ho lasciato perdere perché il risultato era orribile.

Quindi il mio romanzo sarà narrato dal protagonista in prima persona. Si svolge qualche anno addietro, nel giro di una settimana scarsa, dove succede ben poco di quanto programmato da lui. Perché c’è un incontro che lo costringe a cambiare il da farsi.

Poi, ci si sposta ai nostri giorni, o quasi. Ma il punto, il nocciolo di tutto, era riuscire a essere convincente. Per riuscire a spostarlo “lassù”, non potevo che lavorare duro sulla “semplificazione”. Vale a dire: sulla “complicazione”.

Non ci capisci nulla? Ma la scrittura non è mai semplice: è sempre complicata.

Scrivere è eliminare

Lo scrittore è un tipo che getta via tantissimo. Davvero tanto. È falso che “scriva”.

Scrivere quindi questo romanzo per me ha significato soprattutto eliminare un sacco di scene, e di possibili sviluppi.

Poteva esserci una donna in miseria, con un bambino? Sì, poteva esserci: così frecceriano! Non bisogna proporre al pubblico (al proprio pubblico soprattutto), quello che vuole?

No. Eliminato.

Poteva esserci un avvocato di una società di produzioni televisive che avvicina il protagonista per proporgli di diventare il protagonista di un reality? Sì, poteva esserci e infatti c’era.

Eliminato.

Poteva esserci una bella aggressione ai danni del protagonista che… Sì, poteva esserci pure questo, e infatti c’era.

Eliminato.

Per quale motivo tutte queste cancellazioni?

Dovevo per forza puntare la mia attenzione su quello che era essenziale. Che avrebbe indotto il protagonista a fare quel viaggio sin lassù. Tutto il resto meritava di essere sviluppato meglio, e questo avrebbe prodotto un romanzo molto più corposo. Ma soprattutto ai miei occhi c’era il pericolo di gettare troppa carne sul fuoco, e arrivare a presentare quel viaggio senza essere davvero riuscito a spiegare il motivo del viaggio.

Ho anche temuto che questa opera di “spoliazione” della storia potesse essere eccessiva; pericolosa. Che restasse così “poco” che alla fine il lettore si trovasse a rimirare lo scheletro della storia. Ma questo dovrà essere appunto il lettore a dirlo, non certo io.

Un approfondimento

Ho spiegato più di una volta, soprattutto su Facebook, che questo romanzo è differente dalle storie della Trilogia delle Erbacce. Ho indicato che non ci sono disoccupati, donne abbandonate con figli, niente di niente, imprenditori falliti, eccetera eccetera. Sembra quindi un abbandono definitivo di certi temi per andare verso cosa?

Non è proprio così.

In realtà ho scelto di approfondire certi temi. Le “erbacce” sono ormai parte di un percorso che si è concluso. Potrei riprenderlo, oppure continuarlo? Ma si capisce. Però non mi interessa più, e posso affermare che non prevedo nemmeno di tornare a “bazzicare” da quelle parti. Ho già una storia in testa (per il 2021? Chissà), che ancora una volta non avrà più nulla da spartire con le erbacce (e nemmeno con questo romanzo che sta per uscire).
Alla fine scriverei sempre le solite storie, che mi garantirebbero (forse), un po’ di consenso; ma ormai non desidero più scrivere quelle storie lì. 

Preferisco, appunto, approfondire. Continuare la mia indagine sul mistero dell’essere umano con altri mezzi. Con storie quindi differenti da quanto ho prodotto sino a poco tempo fa.

Chi mi seguirà? Non lo so. Basta aspettare il mese di giugno per saperlo. 

24 pensieri su “Il mio romanzo è finito – Come è nato?

  1. curioso perché hai detto ma alla fine non hai detto nulla, lasciando il tuo potenziale lettore con un palmo di naso. Sarà curioso di leggerlo oppure farà spallucce? Al momento propende per la prima ipotesi.
    O.T. Vedo che ti sei convertito a scrivere il finale prima di tutto il resto… 😀

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  2. Così è, se vi va, signori: un buon romanzo e fatto di tagli quanto di scrittura.
    Solo per curiosità: hai riscritto alcune parti tagliate o ti sei affidato solo al machete?

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  3. Molto interessante la tua presentazione. Sai che adoro i russi e quindi questo nuovo lavoro mi incuriosisce molto. Ma davvero dalla sinossi tiri fuori la storia? Ma che genio sei? 🤣🤣🤣

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  4. E’ sempre interessante scoprire il processo che porta uno scrittore alla composizione di un romanzo. E in questo caso lo è stato ancora di più. Io però scommetto che, a dispetto di quanto dici, sia molto frecceriana anche questa storia 😉
    E comunque ci siamo quasi… Emozionato?

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