La verità che nessun guru ti dice: il successo non è per tutti


 

di Marco Freccero. Pubblicato il 28 maggio 2019.

 

 

 

 

Lo devo ammettere. Sono soddisfatto. Ma di che cosa?

The Legacy Tour è terminato ieri con la tappa a Biella. Bizzarro davvero (ma nemmeno troppo: tutto è scientificamente pianificato!) che si sia concluso adesso che sta per arrivare il mio nuovo romanzo. Mi interessava un sacco capire che cosa diavolo avevano trovato alcuni dei miei lettori (dovrei scrivere: lettrici, in realtà), nelle mie storie. E me lo hanno detto.

Ora che sta per iniziare una nuova avventura, è stato utile voltarsi indietro e ripensare ancora alla Trilogia delle Erbacce.

Il primo tour immobile è terminato

Il primo tour immobile nella storia dell’umanità. Il solo e unico tour che non ha avuto bisogno di gasolio o cherosene per muovere e muoversi; ma ha usato un combustibile ben più produttivo e sano. Vale a dire le opinioni di chi ha letto le mie storie. È stato questo il carburante utilizzato. Ma: qual è il risultato finale di tutto questo?

La prima tappa a Padova

La seconda a Imperia

Terza tappa: Friuli Venezia Giulia

Quarta tappa: Roma

Quinta tappa: Bologna!

Sesta tappa: ancora a Roma!

Settima tappa: di nuovo a Bologna!

Ottava tappa: Napoli

Nona tappa: Biella

the_legacy_tour_una_trilogia_da_ricordare

 

Bella domanda. 

Per prima cosa, The Legacy Tour ha dimostrato, al di là di ogni ragionevole dubbio, che il blog c’è, esiste e sta bene. Anzi, a voi che ogni anno proclamate la sua morte, il blog mi ha detto di salutarvi davvero tanto. 

Perché quello che ho scoperto (o meglio: che immaginavo e ne ho avuto la conferma), è che è lui a creare attorno a un autore indipendente il suo pubblico. I suoi lettori. Quelli che ci mettono la faccia e i soldi (perché comprano le sue opere).

Ci vuole tempo!

Il difetto del blog? Che richiede un sacco di tempo, soprattutto se per esempio scrivi un certo tipo di storie che NON vanno per la maggiore. E i numeri quindi sono destinati a restare piccoli per sempre. A meno che: boh!

Al di là di quello che uno si inventa e crea per allargare il numero dei suoi lettori, alla fine occorre arrendersi a un fatto. Ci sono storie, o meglio: esistono modi di affrontare la scrittura, il suo senso e significato (attenzione! Sta per partire il sermone!), che non hanno, né mai avranno grandi numeri e successo. Mai. 

E allora? Allora niente. Si continua a scrivere articoli per il blog; si pubblicano storie. Ci si inventa qualcosa per guadagnare due, tre lettori in più (ma non altri: e non perché non si voglia. È così, punto); e stop.

Le reti sociali? Mah! Sono “carine” se hai da piazzare un certo tipo di storie; in caso contrario rappresentano un evidente spreco di tempo. Sto seriamente pensando di chiudere Twitter, Facebook e Instagram; perché sono appunto una perdita di tempo, e il blog invece rappresenta un investimento (di tempo, naturalmente) parecchio più interessante. Perché per ciascuna delle più diffuse reti sociali dovrei pensare un contenuto “su misura”.
Davvero? 

Davvero io (o chiunque altro) ha così tanto tempo? Sul serio?

No. 

Ci sono un sacco di altre cose più interessanti. Credo che a settembre deciderò se continuare a restare sulle reti sociali, oppure se chiudere (e continuare solo col blog).

Che cosa ho capito 

Adesso non ridere (ho già riso io mentre scrivevo queste righe). Ma Marco Freccero (per quelli distratti: moi) ha un tipo di scrittura che forse (forse) è troppo di nicchia. Lo so: ridi. Fai bene. Pure io mi sono smascellato dalle risate. Io, uno con un diploma di terza media, che se la tira dicendo: Eh, sono di nicchia. Scrivo per pochi.

Ma è così.

Il mio romanzo, ormai sulla pista di lancio, è, tanto per cambiare, una roba così di nicchia che anche i miei venti lettori diranno: “Eh?”.

Forse diventeranno dieci, chissà. Nessun editore di nicchia me lo pubblicherebbe. 

I guru ti dicono che puoi raggiungere il grande pubblico: non crederci. Che cosa diavolo vuoi che ti dica uno che guadagna costruendo il successo (ne siamo certi?) altrui? È come se pretendessimo, mentre stiamo per imbarcarci su un volo intercontinentale, che dall’altoparlante il comandante ci ricordasse che un aereo può precipitare. Tutti, non io, correremmo verso le uscite. 

Ci piacciono le illusioni, vero?

E i guru campano (alla grande: faccio loro i miei complimenti, senza ironia), coltivando le illusioni.

La conclusione

Devo chiudere questo articolo. La conclusione è che il blog resta comunque un gran bel mezzo. Mi ha fatto “conoscere” un po’ di belle persone; alcune le ho persino incontrate (Morena; Giulia). E costoro, e quei pochi altri che mi raggiungeranno e apprezzeranno quello che scrivo, e scriverò, mi potranno sempre trovare qui.
Be’, proprio sempre sempre, non proprio. Prima o poi anche il blog abbasserà la saracinesca, giusto?

Grazie a tutte e a tutti. 

E adesso: Ad maiora!

 

Elaborazione in corso…
Fatto! Sei nell'elenco.

19 pensieri su “La verità che nessun guru ti dice: il successo non è per tutti

  1. Quelli che dicono che il blog è morto sono quelli che il blog non lo sanno usare. Non sanno come scrivere un articolo per essere letti, non comunicano con i propri lettori o se lo fanno, è giusto per cortesia, non per interesse di instaurare un dialogo. Di conseguenza per loro il blog è inutile, perché il blog è interazione, altrimenti sarebbe un sito statico.
    Il segreto dei social sta nel non farsi sfruttare (regalandogli tempo), ma sfruttarli noi per primi: pubblicare lì solo i link che portano poi gli utenti direttamente al blog e qui farli interagire. Se utilizzi un plugin per la pubblicazione automatica, non richiede alcuno sforzo, ma qualche risultato alla lunga lo può dare (dopo un anno, Facebook è il mio primo referral, ergo adesso un numero apprezzabile di utenti giunge da lì, e ancora dal mio profilo perché la pagina ufficiale è in rodaggio). Pensaci bene, prima di chiuderli del tutto. 😉

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  2. Traspare una certa stanchezza da questo tuo post, caro Marco. Però ti capisco, perché a volte sembra di lottare contro i mulini a vento. Ciò nonostante penso che tu sia nel giusto a voler ridimensionare certe aspettative/illusioni che a cui i guru ci spingono a credere. Ciò che conta è altro. Ci sto riflettendo proprio in questo periodo e forse ne parlerà in un post.
    Sul discorso social, io ti suggerisco semplicemente di ridurre il tempo investito, perché non vale la pena di spendercene troppo, ma non chiudere del tutto. Anche se il blog ha un valore diverso, ciò non significa che anche sui social tu non possa trovare lettori.

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  3. Sono d’accordo con Maria Teresa (ma anche con Barbara) non chiudere del tutto i social, dedicaci poco tempo, senza troppi stress e continua con il blog. Allora tra un po’ arriva il nuovo romanzo! Sai che sarebbe bello fare una bella Reunion tra blogger. Chissà magari un giorno capiterà

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  4. Se è vero che il blog è morto, allora il mio modem è dotato di funzione ‘seduta spiritica’, visto e considerato che continuo a bazzicarne qualche decina.

    Scrivere per un pubblico di nicchia non è male (ci si può dare un tono di competenza buttandola lì per caso, noooooon per vantarsi 😉 )
    Non vorrei scivolare in facili battute al sapor di pecoreccio ma, sapessi a quanti piace la nicchia…

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    • Il blog sta benissimo! Solo che bisogna avere ben chiaro cosa ci vuoi fare e darsi degli obiettivi realistici. Farci soldi? La vedo durissima! Camparci? La vedo dura. Riuscire a costruire attorno a sé una schiera di lettori/lettrici? Ecco, questo è più ragionevole. 🙂

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  5. il blog morto? E’ come il papa. Se ne apre un altro. I social? Richiedono tempo molto di più del blog. Pare un assurdo ma è così. Sui social ricevi vaganate di di roba inutile e fatichi a farti leggere. No. Meglio dedicare il proprio tempo al blog, che non avrà milioni di follower ma che in compenso permette di dialogare con gli altri, di scambiarsi opinioni e tanto altro.

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