Leggere, leggere fino allo sfinimento – Intervista allo scrittore Gian Paolo Marcolongo


 

 

di Marco Freccero. Pubblicato il 4 giugno 2019.

 

 

 

Nuova intervista. Questa volta lascio la parola a Gian Paolo Marcolongo. Chi desidera sapere qualche cosa di più su di lui, e le sue opere, può visitare il suo blog.

Una piccola premessa per inquadrare il personaggio. Sono un lettore seriale e onnivoro che ha cominciato presto a leggere. Si fa per dire, perché a cinque o sei anni a malapena vedevo le vignette. Però mi dicono che leggevo ad alta voce il Corrierino dei Piccoli, il mitico inserto domenicale del Corriere della Sera. Poi continuato a leggere, questa volta sul serio, finché arrivato in terza liceo ho deciso di diventare uno scrittore di fame. Ovvio che non lo sono diventato ma ho scritto un bel numero di poesie raccolte in bella grafia su un quaderno ad anelli dalla copertina rossa. Allora o usavi la macchina da scrivere oppure scrivevi a mano. Quando ho cominciato a lavorare la professione, la famiglia mi hanno tolto lo stimolo di scrivere ma non quello di leggere. Al momento della pensione, e sì sono un vecchietto, avevo qualcosa come un migliaio di libri. Causa il trasloco e l’impossibilità di stivarli nella nuova casa, ne ho venduto settecento. Però adesso sono tornato prossimo a mille oltre a un migliaio di ebook. La carta dove sta? Per terra e dentro un mobile comprato per questo scopo.

Con la pensione ho aperto il primo blog e ho ricominciato a scrivere. Questa volta più seriamente.

Quanto impegno e fatica c’è nell’essere uno scrittore che si auto-pubblica? 

L’impegno è duplice, perché devi scrivere bene la storia fin dall’inizio e poi impegnarti nel farti conoscere. Ancora devi trovare l’editor che sappia guidarti nel migliorare la storia. La scelta dell’editor non è mai troppo facile, perché devi entrare in sintonia con lui e non solo. Mi è capitato di trovare qualcuno che con poca professionalità si è limitato a correggere il testo dagli errori formali per il semplice motivo che avevo dichiarato in anticipo che andavo in auto pubblicazione. Comunque scrivere richiede impegno, fatica e tempo.

Per te che cosa significa essere uno scrittore che si auto-pubblica? O meglio: come è cambiato il tuo modo di affrontare la Rete, il tuo lavoro di scrittura, quando hai deciso di intraprendere un simile percorso?

Essere uno scrittore che si auto pubblica significa per me una maggiore attenzione ai dettagli, alle storie che invento, al tempo da dedicare alla scrittura ma anche un impegno finanziario che so in partenza che non sarà ripagato.

Per quanto riguarda il modo di affrontare la Rete nulla è cambiato. Secondo me la Rete è trasparente e non mi ha mai condizionato nella scrittura delle storie.

Perché ho deciso di intraprendere questo percorso? Una scelta mirata legata a un vecchio episodio, parlo di circa dieci anni fa. Ammetto che allora di editoria avevo un concetto vecchio, quasi eroico e romantico, nel senso che le case editrici leggevano i manoscritti arrivati in redazione e sceglievano quelli meritevoli di pubblicazione. Quindi quando in prima pagina e in bella evidenza è apparso un inserto pubblicitario che ricercavano inediti da pubblicare, decisi di mandare uno dei primi romanzi scritti. Quattro giorni dopo ricevo per posta una lettera che diceva che ‘ritenevano valido il testo e mi proponevano un contratto editoriale’. Sorpreso dalla velocità della risposta, ho letto il contratto. Ovviamente volevano soldi più altre condizioni capestro, come il raggiungimento di € 50 di diritti maturati in due anni, pena non vedere un centesimo. Questo episodio mi ha risvegliato dal sogno romantico che avevo e ho deciso che non avrei mandato in giro più nulla. Diciamo che ho scelto l’auto pubblicazione. Scelta che ho seguito senza pentimenti.

Quali sono, a tuo parere, i miti da sfatare attorno all’autoeditoria (o self-publishing che dir si voglia)?

Qualcuno pensa che sia sufficiente avere un manoscritto per diventare uno scrittore e non trovando una Casa editrice basti affidarsi a una piattaforma di self-publishing per pubblicarlo.

Niente di più errato. Chi decide di procedere nel self-publishing deve essere consapevole che deve svolgere tutti i compiti che di solito fa, o dovrebbe svolgere, una Casa editrice: editing, graphic designer, marketing. Questo implica due risvolti: finanziario e di tempo. Si dà per scontato che la storia sia buona. Quindi l’idea che tutto sia a costo zero è una pia illusione.

Il problema più grande per un scrittore indipendente è quello della discoverability: farsi trovare dai lettori. Secondo te, qual è la prima mossa da fare: blog? Gruppo Facebook? Twitter? Google AdSense? (Oltre ad avere scritto un’opera almeno interessante, è ovvio). Oppure basta “tenere duro” e non badare troppo alle reti sociali? 

Giusta osservazione. In primis la storia deve essere interessante, poi sia scritta in modo da catturare l’attenzione dei potenziali lettori. Fatta questa premessa la discoverability è un elemento di successo per uno scrittore indipendente. Aggiungo che questo vale anche per chi è sotto contratto editoriale.

Chiusa questa premessa cosa deve fare l’autore indipendente? Le ricette sono molte ma per me vale una sola regola: non badare alle reti sociali. So di essere un salmone che va controcorrente ma questo è il mio pensiero. È quello che ho fatto finora. Quando pubblico qualcosa ne dò l’annuncio sul mio blog e poi basta. Ammetto che sia sbagliato e che forse facendo più pubblicità a quello che scrivo otterrei risultati migliori. Però dicono che vendendo in un anno una ventina di copie è un buon successo. Visto che arrivo a una dozzina all’anno sono contento così.

Puoi rivelarci, se ti va, quali sono gli errori che hai commesso nella costruzione della tua piattaforma di fan?

Ammetto candidamente che non ho mai programmato la costruzione di una piattaforma di fan. Quelli che mi seguono sono stati raccolti anno dopo anno leggendo quello che ho pubblicato.

“Studiare il mercato, individuare il pubblico, e poi scrivere di conseguenza la storia”. Concordi con questa strategia, oppure la consideri una strada che porta a produrre libri tutti uguali?

Premetto che non ho mai seguito le mode nell’inventare e scrivere le mie storie. Qualche editor mi ha chiesto verso quale target di lettori è indirizzata la mia storia. La risposta è sempre stata la sessa: verso chi vuol leggere il mio manoscritto.

Bando alle ciance polemiche. Studiare il mercato e individuare il target di lettori vale per quegli scrittori seriali di opere che tanto piacciono alle maggiori Case editrici, che si contendono con contratti milionari questi autori. Ovviamente un autore indipendente finirebbe per scrivere opere spazzatura e anonime, che comunque difficilmente lo porteranno al successo.

Credo che sia implicito il risultato: libri in fotocopia.

Pensi che sia necessario frequentare dei corsi di scrittura creativa (oltre a leggere tantissimo)?

Non ho mai frequentato corsi di scrittura creativa. Ho letto qualche testo di scrittura creativa ma ritengo che se non sei bravo con questi non lo diventi. Potrai, forse, migliorarti ma non è sufficiente.

Ritengo che sia più formativa leggere molto e leggere opere che possono darti qualcosa. Dalle buone letture  puoi ricavare molto di più che dai corsi di scrittura creativa. Questo è il mio pensiero. Di sicuro qualcuno dirà il contrario ma un’opinione vale l’altra.

Le cose che un scrittore indipendente deve fare assolutamente

Bella domanda. Ricette cercasi. L’unica cosa che mi viene in mente è pazientare, accettare le critiche – quelle fanno solo bene e non ammazzano nessuno – e leggere, leggere fino allo sfinimento.

Quali sono i libri di formazione alla scrittura da leggere a tutti i costi

Non ho comprato molti testi di formazione ma uno in particolare l’ho trovato utile: ‘Come non scrivere’ di Claudio Giunta – ed. UTET 16€ con ebook gratuito (ho scaricato sia epub sia mobi).

Il testo non descrive come scrivere ma cosa si può evitare nei propri scritti. Faccio un esempio. Spesso si usano anglicismi al posto di parole italiane più chiare da comprendere. Tutto questo accompagnato da esempi chiari ed esaustivi.

Io l’ho trovato molto utile.

Puoi rivelarci a che cosa stai lavorando?

Nessun segreto. Al momento non sto lavorando a nulla di nuovo. Ho ripreso vecchi testi come quella che sto pubblicando sul mio blog, che risale al 2009. È mia intenzione di procedere alla pubblicazione di almeno tre manoscritti nei prossimi mesi.

Questo non significa che non scriverò storie nuove. Diciamo che ho almeno tre progetti di cui ho raccolto molte informazioni, tracciato un identikit dei personaggi maggiori e scritto un canovaccio di trama. È un po’ fuori dai miei schemi abituali dove comincio e penso al finale per riempire tra inizio e fine con quello che mi frulla al momento.


 

5 pensieri su “Leggere, leggere fino allo sfinimento – Intervista allo scrittore Gian Paolo Marcolongo

  1. Mi sembra, Marco, che tra le tue precise domande e le risposte altrettanto specifiche di Gian Paolo abbiate tracciato un quadro che rispecchia abbastanza fedelmente l’attuale momento dell’editoria in generale e del self publishing in particolare.
    Può piacere o no, eppure l’aspirante autore che desidera fare della scrittura un mestiere deve confrontarsi con tutti gli aspetti che avete affrontato.

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  2. Leggere fino allo sfinimento… purtroppo in giro c’è ancora chi dice di non aver tempo per leggere, perché deve scrivere. Eh!
    Non so come hai fatto Gian Paolo a vendere settecento libri, dì la verità che già sapevi di comprarne, e leggerne, altrettanti! 😉

    Piace a 1 persona

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