“L’ultimo dei Bezuchov” – il romanzo in prenotazione!


 

 

di Marco Freccero. Pubblicato il 5 giugno 2019.

 

 

 

 

Ci siamo.

L’ultimo dei Bezuchov” è il titolo del mio romanzo che sarà in vendita su Amazon dal 17 giugno; ma tu puoi già prenotarlo adesso. Sarà disponibile sia in digitale (in questo caso: su tutti gli store più popolari) che cartaceo (solo su Amazon).

Chi acquista il romanzo cartaceo su Amazon potrà scaricare anche la versione digitale: gratis.

Adesso ci sono da svelare alcuni altri dettagli: per esempio la copertina.

Eccola. Come già indicato in precedenza, la copertina è il risultato del lavoro di Tatiana Sabina Meloni.

copertina ebook l'ultimo dei bezuchov

 

Devo ringraziare la scrittrice Morena Fanti per aver scritto ancora una volta la prefazione.

Ma: che romanzo è?

Due tra gli esseri più improbabili di questi tempi, un malato e un seminarista, si incontrano su un treno. Il primo torna a casa per salutare il padre che muore, il secondo rientra a Savona per una breve vacanza di una settimana.
Ma in quei pochi giorni il seminarista avrà l’opportunità di conoscere un essere impossibile da catalogare e da capire. E dotato di un talento particolare.

Quando dopo alcuni anni, ormai prete impegnato e povero, riceverà la notizia della morte di quel “breve amico”, tornerà a indagare su quelle giornate lontane, sino a decidere di viaggiare fino alle isole Orcadi, dove l’ultimo dei Bezuchov ha scritto la parola “Fine” in un silenzio umile e commovente.

Bezuchov: ma chi è?

Me ne rendo conto: chi è questo Bezuchov?
Mi pare di aver già accennato in passato alla genesi di questo romanzo. Leggevo “Tolstoj” di Pietro Citati, e d’un tratto molto della storia è arrivato: come un lampo. Il nome: Bezuchov arriva da “Guerra e Pace”.
Il personaggio, che è il vero protagonista della storia, richiama alla memoria un romanzo di Dostoevskij. Esatto: è un omaggio ai “miei” russi.

La storia (ma pure questo l’ho già spiegato in precedenza) si svolge ancora una volta a Savona. Poi c’è un’appendice nelle Isole Orcadi, al nord della Scozia. Perché?

Be’; in origine volevo spostare il finale nelle isole Far Oer; poi, ho scelto le Orcadi, e un’isola in particolare (Egilsay) perché: boh.

Non ricordo precisamente la ragione di un tale cambiamento, tranne la volontà di rendere omaggio (un altro?) a un autore di quelle isole: George Mackay Brown. Anche poeta oltre che scrittore, in Italia sono stati tradotti 4 romanzi: ormai introvabili (credo di aver acquistato io le ultime copie, sul sito della Feltrinelli).
Anche se ne ho parlato abbastanza su queste pagine, non è un autore che consiglierei a tutti. A me piace tantissimo. Forse perché, pur non avendo mai viaggiato (a parte una capatina in Irlanda, e in Scozia per l’università; e una visita a Londra) è riuscito a scrivere storie che riescono a essere belle e universali anche se sono ambientate nelle isole Orcadi. Io, che non viaggio quasi mai (ma credo di aver visto più mondo di George Mackay Brown), trovo dei punti in comune con questo scrittore che nel nostro Paese ha riscosso scarso successo. Ma che nella sua Stromness è riuscito a organizzare (con altri), un festival che ogni anno riscuote un successo sempre più grande.

“L’ultimo dei Bezuchov”: inutile spiegare chi è questo Bezuchov, perché chi legge queste righe ormai lo ha capito. Ma per inquadrarlo meglio occorre fare una cosa: prenotarlo (o acquistarlo), e leggerselo.

Oppure: dare un’occhiata alla prefazione: che come ho già scritto in precedenza, è della scrittrice Morena Fanti.
Allora: eccola.

Il talento di un uomo


L’ultimo dei Bezuchov è un romanzo breve di Marco Freccero che ci trasporta in quello che pare un tempo antico: si parla di una famiglia russa e forse di argomenti molto lontani dal nostro presente. Carlo Alberto Bezuchov è il vero protagonista di questo romanzo e d’altronde, già dal titolo, capiamo di cosa si parla: l’ultimo rampollo di una ricchissima famiglia russa. Un essere altezzoso, con le tasche piene di soldi e la testa piena di presunta superiorità.

Non c’è niente di più lontano da Carlo Alberto, un’anima bella che viene spontaneo – ma non banale – associare al principe Myškin, L’idiota di Dostoevskij. In questo romanzo, Freccero non rinuncia a un omaggio ai suoi amati autori russi e al buon Fëdor, ma l’ultimo figlio della casata Bezuchov ha qualcosa di diverso dal Principe Myškin, ha infatti un particolare “talento”.

Cosa sia questo talento è un quesito che turba Maurizio Berberis, il seminarista che ritroveremo in seguito con l’abito talare e che ci fa da narratore:

«Tutti noi abbiamo qualcosa di unico e particolare. Un talento da usare, da mettere a frutto. Un posto, a questo mondo, che ci appartiene. È impossibile che tu non abbia niente del genere. Devi cercare, con fiducia e tenacia».

«Lo penso anche io. Ci ho riflettuto tanto tanto. Quando non hai nulla da fare, pensi sempre. Però è bello, bello, pensare. Alla fine credo di avere trovato la risposta. Non è completa, ci manca un pezzo bello grosso ma non importa. È un inizio importante».

Mi sorrise, in principio con timidezza, poi acquistò fiducia, e allargò le labbra, animato da una gioia incontenibile. Disse: «Essere malato è il mio talento».

Così entriamo in questa che pare una storia di altri tempi. Chi scrive di russi ora? Chi narra storie di preti? Nessuno.
Solo un narratore potente come Marco Freccero, con i suoi dialoghi asciutti e le sue ambientazioni ricche di dettagli insoliti e mai inutili, poteva azzardare un simile confronto.

Lo stile di Freccero è ormai inconfondibile ma la storia di L’ultimo dei Bezuchov è, al contrario, originale e insolita: un seminarista e il figlio di una illustre casata russa si incontrano su un treno in viaggio verso Savona. Le vicende che seguiranno ci porteranno dalla terra ligure a una terra molto lontana, in mezzo ai mari del nord, in un viaggio avventuroso e folle. Chi guida la nostra anima in certe decisioni della vita? Cosa spinge un uomo pacato, quasi rigido nelle sue convinzioni, a visitare un paese così freddo e ventoso da parere inospitale?

I due personaggi principali potrebbero reggere da soli tutta la storia ma a loro contorno abbiamo altri personaggi particolari, molto ben (de)scritti. I genitori di Barberis sono dubbiosi sulla vocazione del figlio e non perdono occasione per sollevare dubbi ma lui tiene loro testa, senza timore e con la convinzione di chi sa quello cha fa. Il padre è così sincero che quando parla sembra il nostro vicino di casa, ruvido e parco di parole che non sfuggono all’ironia, ai cliché di certi sentimenti mascherati da antichi retaggi e convinzioni:

Mio padre aspettò che la serratura scattasse, mi fece cenno di avvicinarmi a lui. Sottovoce disse: «Anche se forse non ti sposerai mai. Ogni tanto in un matrimonio bisogna dire delle cose così».

«Così come».

Ci pensò su. «Balle. E anche se la donna sente che un po’ lo sono, si tranquillizza. Capisce che c’è qualcosa».

La madre non è da meno: mostra, per il figlio e per il suo futuro, una preoccupazione condita da un modo ‘furbo’ di parlare, come dice, in una gustosa metafora, Maurizio stesso:

Era il suo modo per addolcire le affermazioni ruvide: ci piazzava un “anche” che aveva lo stesso scopo dello zucchero a velo sul pandoro. Lo rendeva più commestibile.

I dialoghi, come sempre, sono perfetti: mai una sbavatura, nessuna parola superflua. Freccero mostra le persone con semplicità, nel loro vissuto quotidiano. Nessuna ampollosità, niente discorsi cerebrali e inutili. Ogni frase di dialogo ha un senso e uno scopo.
Ormai lo stile di Marco Freccero è diventato così riconoscibile da meritarsi l’appellativo di “frecceriano”: quando una storia è insolita, quando narra di persone che vivono ai margini ma anche di persone che hanno qualcosa di vero da dire, sappiamo che siamo di fronte a una storia forte, una storia che lascerà il segno nel lettore.
Nessun personaggio è più potente di chi usa l’ingenuità e la porge con filosofia profonda. Carlo Alberto Bezuchov, anima sensibile e indifesa di fronte alla vita e alle sue angherie, non perde occasione di ‘svegliare’ il suo amico Barberis:

Incrociò le braccia sul petto, si fece serio. «Perché cerchi di trovare una spiegazione logica a cose che possiamo solo credere, oppure respingere?».

Che l’ultimo dei Bezuchov non avesse difese lo spiega anche Cesare Ponti, l’amministratore dei beni della famiglia:

«Non aveva alcun tipo di corazza, di difesa. Era nudo, impotente di fronte alla ferocia della vita». Deglutì. «Noi ci adattiamo, diventiamo civili, quindi indifferenti, perché è il solo modo per vivere. Lui non ci è mai riuscito. O forse non ha mai voluto».

Nel testo, tra filosofia, frasi di Sant’Agostino, storia russa, icone artistiche, si trovano interessanti spunti di riflessione. Maurizio Barberis affronterà un viaggio difficile e arriverà alle isole Orcadi, in una terra sgarbata mossa dal vento. Capirà qualcosa di più di se stesso e della vita ma in fondo al cuore sentirà le parole di Cesare:

«Sono stati anni sereni. Noiosi e sereni. Mi fanno ridere quelli che vogliono una vita eccitante. Non c’è nulla di più bello della noia».”

Che cosa ci trovi dentro questo romanzo

Ribadisco un concetto: non ci sono disoccupati, mogli abbandonate, bambini, gente disperata. Nulla del genere.
Eppure ci sono eccome, ma su un altro “piano”. Credo di avere già spiegato che ormai a me non interessa più raccontare le storie della “Trilogia delle Erbacce“. Quello è un capitolo chiuso, finito. Tutto quello che io avevo da dire l’ho detto. Continuare su quel binario mi annoierebbe (e pure i lettori non sarebbe molto contenti). Spero che questo romanzo segni una svolta (non un distacco). Un approfondimento di certi temi che deve esserci, ma secondo questi modi, non più con quelli delle “erbacce”.

copertina romanzo l'ultimo dei bezuchov

Prenota (o acquista) “L’ultimo dei Bezuchov” su:

Amazon

Google Play Store

Kobo

Hoepli.it

IBS.it

Mondadori Store

Feltrinelli

StreetLib Store

iBooks Store di Apple.

L’ebook è senza DRM (se poi gli store lo applicano comunque, NON è colpa mia, ma degli stessi).

28 pensieri su ““L’ultimo dei Bezuchov” – il romanzo in prenotazione!

  1. Ho messo due ‘insoliti’ a distanza di poche righe nel mio testo :(((

    Romanzo da leggere questo dei Bezuchov. Una storia che definire ‘insolita’ è poco tanto che ne ho messi due nella prefazione 😉

    (e vorrei sapere perché non posso più mettere ‘mi piace’ in questo blog)

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  2. Preso su kobo. Non leggerò nulla di quanto hai scritto sul post per non avere alcun genere di pregiudizio sul testo, quindi aspetto mi arrivi e di farmi una mia personale idea. Per ora molto elegante la copertina anche se piuttosto scura e complimenti per l’impresa della nuova pubblicazione.

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  3. Pingback: “L’ultimo dei Bezuchov – la mia prefazione – Solo io e il silenzio

  4. Sei finito nel nord della Scozia…
    Oh mamma, ti ho contagiato. Scozia qui, Scozia lì, Scozia su e giù, e come un mentalista ti ho convinto a infilare la Scozia nel romanzo. Stai attento Marco, che tu non viaggi mai ma… con la Scozia non si scherza. Quando meno te l’aspetti, ti trovi già dentro l’aereo… 😀 😀 😀

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  5. Prenotato subito. Ma appena cliccato mi sono pentita del mio gesto compulsivo. Sì perché stupidamente (forza dell’abitudine) non ho preso il cartaceo. Vabbé, iniziamo col kindle poi prenderemo anche quello.
    Comunque aspetto con ansia questa insolita insolita storia. Che a sentire Morena è proprio insolita. XD

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  6. arrivato sabato come previsto ma non ancora letto. Parlo del cartaceo, sull’ebook non posso dire nulla.
    Faccio alcune osservazioni di carattere personale sulla grafica. Per il contenuto rimando al termine della lettura.
    Personalmente, opinione strettamente personale, non trovo la copertina così coinvolgente come alcuni hanno scritto. Non so se rispecchi il contenuto ma mi sembra poco eccitante. Troppo nero e troppo scura. La mia è una sensazione visiva. Se andassi in libreria, non lo prenderei in considerazione per la copertina. L’occhio vuole la sua parte.
    Vediamo l’impaginazione. Il carattere è piccolo e di sera si fatica a leggere, perché il segno è talmente lieve da rendere difficoltosa la lettura senza una luce diretta. Non so se sia frutto del font oppure una scelta ma un font decisamente più robusto e un carattere 12 – a occhio mi pare un 10 – avrebbe reso la lettura più gratificante e meno faticosa.

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