Il ritorno del #progettoIOTA


 

di Marco Freccero. Pubblicato il 9 settembre 2019.

 

 

Sì, sì, confermo. Dopo tanto tempo, dopo averlo dato per morto e sepolto, esso è di nuovo tra noi. 

Il #progettoIOTA è tornato in pista alla grande. Anzi, posso anche anticipare qualcosina. 

Quindi se sei interessato, continua a leggere questo articolo.

Il libro del #progettoIOTA (dovrei scrivere: il primo libro), dovrebbe apparire in formato cartaceo e digitale nel dicembre 2020. Salvo clamorosi intoppi (che possono sempre capitare, come si sa).

Rispetto all’idea primigenia (come mi piace parlare forbito: sembro uno intelligente), il primo libro (anche il secondo? Be’ sì, anche il secondo), sarà ambientato negli anni Ottanta. Per essere precisi: il 1987.

Avrei preferito il 1985, ma alcuni dettagli della storia mi hanno indotto a spostare in avanti di due anni il suo sviluppo.

Qualcuno potrebbe pensare: 

Ottimo! Stavolta cavalchi il revival degli anni Ottanta! Geniaccio!”.

Non esattamente. 

Perché l’argomento forte (o meglio: uno dei due), è qualcosa che terrà ben distanti i lettori. In quegli anni era anche al centro di discussioni (ma non in tutti gli ambienti; solo in certi, ben circoscritti: di nicchia). 

Adesso che il “motivo” che spingeva certe persone (giovani) a quella determinata scelta, invece dell’altra, è venuto meno, non se ne parla più. Quindi il lettore immagino che si annoierà un sacco a sentirne parlare. Oppure: non sarà affatto interessato.

O forse sì: come si sa è la follia che guida questo genere di cose, non la logica. Perciò tutto può accadere.

Peccato perché in quella scelta c’erano un mucchio di idee, di utopie, di progetti. Che il disastro di questi anni, e dei prossimi, potrebbe spingere la gente a recuperare, forse.

O forse no.

Non ci hai capito niente? Allora: Missione compiuta!

L’altro argomento che fa da ossatura, teoricamente dovrebbe attirare i lettori, ma io cercherò di trattarlo in modo tale che scapperanno a gambe levate. Perché quello sarà l’occasione per riflettere sull’andamento del mondo, su come esso a chiacchiere affermi certe cose, mentre in realtà persegua uno scopo eversivo.

Ho detto troppo.

Non ci hai capito nulla nemmeno stavolta? Ottimo.

Indovinate un po’ dove sarà ambientato il tutto? 

In principio pensavo a una grande città come Parigi, Monaco di Baviera o Berlino, magari anche Madrid o Atene. E Istanbul, la lasciamo fuori?

Di fronte a nomi di tale portata, ho deciso infine di ambientare il mio prossimo romanzo… a Savona.

Mi pare una città perfettamente allineata ai nomi di cui sopra, giusto?

Giusto.

In questo momento credo che il romanzo sarà sui 400.000 caratteri, ma potrebbe anche sforare questa soglia. Ho già titolo e sotto-titolo (ricordi? Forse comprenderà anche una seconda parte).

I personaggi dovrebbero essere una quindicina.
I capitoli oltre 30 (forse 37 o 36. Molto probabilmente 36).

Per il resto credo che non aggiungerò altro. Ho detto sin troppo e rischio di guastare la sorpresa. 

Non so se e quando ne parlerò di nuovo, perché è un dato di fatto: questo tipo di articoli non interessano a nessuno, quindi io ho perso del tempo a scriverlo e se tu lo hai letto: hai perso pure tu del tempo.

Però mi andava di farlo, e l’ho fatto.

Siccome è ambientato negli anni Ottanta, ho un alleato insperato in… Me stesso.
Ebbene sì: me stesso.
Perché io nel 1988, 1989 1990: scrivevo già. E quelle storie le ho conservate tutte, si capisce; anche con certe descrizioni di luoghi che adesso sono differenti. I supermercati si trasferiscono; le birrerie chiudono (Porta Pia, che si trovava in via Pia), il negozio di frutta e verdura (ancora in via Pia) chiude anch’esso. Queste sono cose che ricordo e alcune finiranno nella storia.
Altri dettagli di quegli anni li andrò a pescare in quelle vecchie storie.  

Marco Freccero nel 1985 (probabilmente: agosto/dicembre). Siccome indossavo una maglia pesante doveva essere autunno inoltrato.

Credo che aggiornerò quanti vorranno sapere qualche dettaglio in più attraverso la mia pagina FacebookE anche questo blog, si capisce, ma non posso certo mettermi a scrivere post cortissimi (di poche righe) a ogni stormir di fronda.
Invece su Facebook probabilmente ci riuscirò senza troppa fatica.

A parte gli scherzi: di che cosa parlerà questo romanzo?
Di una scomparsa.

No, non una persona scomparsa.
Questa scomparsa si verifica nel 1943. Quindi nel 1987, esattamente nel mese di agosto, succede a qualcosa (a Savona), e sembra che…
Credo che per il resto tu debba attendere il dicembre 2020. Oppure dare un’occhiata alla mia pagina Facebook. Lì ci sarà qualcosa di più interessante: forse.
Lo spero, ecco.

Ma immagino che anche iscriversi alla mia Newsletter sia un buon sistema per restare aggiornati su questo progetto.

Elaborazione in corso…
Fatto! Sei nell'elenco.

14 pensieri su “Il ritorno del #progettoIOTA

  1. sai essere più criptico di un prete. Cosa? Ma si mi sono sbagliato volevo dire dei nostri politici che parlano il linguaggio forbito degli iniziati, aderenti al circolo dei muratori.
    Non hai capito nulla? Bene siamo pari.

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  2. Fantastica la foto stile anni ottanta! Anzi proprio anni ottanta originals…Se volevi incuriosirci ci sei riuscito, una scomparsa ambientata a Savona, interessante.

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  3. Negli anni 80 vivevo ancora a Savona quindi sarà un piccolo salto nel passato e rocordo alcune cose di quell’epoca, ma le tengo per me in modo da restare criptica anche io.

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