Cosa cercano i lettori di un blog?


 

 

di Marco Freccero. Pubblicato il 7 ottobre 2019.

 

 

Cosa cercano i lettori di un blog? In realtà rispondere a questa domanda sembra piuttosto difficile, mentre in realtà appare abbastanza semplice: soluzioni, risposte, o informazioni. O tutte e tre le cose.

Il punto però è un altro.

Facciamo finta che tu (come il sottoscritto) sia un autore indipendente. Di che cosa hai bisogno? No, non di lettori ma dei tuoi lettori.

Ecco: come li intercetti? Come li puoi convincere a darti fiducia (vale a dire: soldi)? Che cosa cerca questo tipo di lettori del tutto particolare?

Cominciamo a far piazza pulite di alcune idee bislacche…

CIAO IO SONO UN FABBRO

Dubito che al mattino il lettore o la lettrice di Proust, Balzac, Grisham, Camilleri o chi vuoi tu, si metta al computer (o prenda il suo cellulare), pensando:

“Oggi ho voglia di scoprire un autore indipendente! Uno di quegli autori coraggiosi che dice un alto No alle case editrici e che decide di giocare senza rete! Andrò in cerca di blog di autori indipendenti, leggerò i loro articoli, comprerò tutti i loro libri e…”

Va bene. 

Direi che possiamo interrompere qui la trama di questo assurdo film di fantascienza.

Naturalmente non funziona così. Come ripeto spesso: le persone che leggono hanno già libri e autori a sufficienza. Noi autori indipendenti siamo (semplicemente), troppi.

 

Ecco una foto di gruppo di autori indipendenti in attesa che un lettore o lettrice dia loro un’opportunità.

Però non sto proponendo qualche drastica misura di “riduzione del numero”.

Se hai un blog che insegna a scrivere ottimi articoli, sei a cavallo.

Se hai un blog che insegna SEO e cose del genere: sei ancora a cavallo.

Se insomma gestisci un blog, e questo blog risponde a 3 problemi: soluzioni, risposte o informazioni. Allora sei proprio a cavallo.

Se al contrario sei un autore indipendente, è evidente che c’è qualcosa da cambiare e da correggere. 

Ma cosa, precisamente?

In fondo ci si rivolge a un “pubblico” già sazio. Che ha già adesso tutte le storie di cui ha bisogno. E sono delle grandi storie. 

Né serve ribadire il concetto di “Autore indipendente”. Una volta che nella testata del blog c’è scritto, e che nella pagina “Chi sono” (che tu naturalmente hai provveduto a realizzare con cura), hai indicato che cosa fai: stop.

Se entro in un’officina di un fabbro non ho bisogno che lui mi dica:

“CIAO IO SONO UN FABBRO E BATTO IL FERRO”.

Lo so.

Ci sono entrato perché ho bisogno del suo lavoro. 

Quindi?

Chi è il lettore?

 

Già: chi è il lettore?

Per iniziare a capirci qualcosa, forse conviene riflettere su che cosa siamo noi. Lettori, ovvio. Spero che nessuno desideri raccontare delle storie senza essere soprattutto un lettore di storie altrui.

Perché io dopo aver letto tutto quello che ho letto (Melville, Carver, Tolstoj, Testori, Silone, Sciascia, King, De Lillo, Lindgren, eccetera eccetera), mi metto a leggere Bruce Marshall?

George Mackay Brown?

O Maurice G. Dantec (o qualcun altro di cui nessuno ha sentito parlare)?

Curiosità?

Anche. 

Penso che la curiosità arrivi dopo. Deriva da un termine latino (tanto per cambiare), che ha a che fare con la premura, con la cura. Voglio sapere, desidero conoscere perché ho a cuore me stesso, gli altri. Però ribadisco: questo avviene decisamente dopo.

È una fase successiva: e prima?

Credo che prima della curiosità ci sia qualcosa di differente e più sottile che entra in azione.

Arriva dalla notte dei tempi.

C’era una volta…

Una volta eravamo sugli alberi, e poi ci siamo stufati (giustamente), e siamo scesi a terra. Di certo è stata una buona idea, quella dei nostri antenati scimmie di diventare umani, perché ci ha permesso di farla finita con liane e rami d’alberi (con tutti i rischi che comportano).

Ma pure a terra, nella savana, i rischi non mancavano. Abbiamo per forza di cose sviluppato nuove capacità, o sviluppato meglio quelle che già avevamo. Per renderle migliori. 

Capire per esempio che cosa c’era di singolare, strano o insolito attorno a noi. E capire alla svelta se questa cosa singolare, strana o insolita era a nostro vantaggio (una preda), o a nostro svantaggio (un predatore). 

Una semplice questione di vita o di morte.

Adesso che l’unico rischio che tu corri è di cadere dalla sedia, o di far cadere l’iPhone da 800 euro per terra, quella attitudine non è scomparsa. 

Si è modificata. 

Ha trovato utilizzo nei campi più diversi: come la lettura!

Se un blog deve fornire soluzioni, risposte, o informazioni, o tutte e tre queste cose (e questo garantisce successo); un blog di un autore indipendente probabilmente dovrebbe badare ad altro.

Ma a cosa?

 

Una lettrice che cerca una valida ragione per acquistare un autore indipendente

Che voce hai?

Già, che voce hai?

Di certo ti stai domandando di che cosa diavolo sto parlando. Un autore indipendente non canta: scrive. Quindi cosa c’entra la tua voce?

C’entra parecchio.

Ti ricordi della faccenda di cui ho parlato qualche riga fa? Vale a dire: di quando eravamo nella savana e dovevamo alla svelta comprendere se eravamo preda, o predatore? Qualcosa del genere si ripete al giorno d’oggi tra l’autore indipendente, e i lettori. Con costoro che devono capire alla svelta se hanno a che fare con un sola; oppure con qualcuno di interessante.

Se lavori in una casa editrice forse (forse) la faccenda è più semplice perché si sa: buona parte dei lettori si fida del magico nome “Editore”. Pare che sia garanzia di chissà cosa (in realtà si è un po’ appannata questa garanzia, ma facciamo finta di nulla). Quindi le persone guardano con curiosità a questo autore con alle spalle un editore (anche se minuscolo).

Ma se fai tutto da solo?

Se sei un autore indipendente?

Tutto ricade sulle tue spalle. E prima di ogni altra cosa devi usare la tua voce per rendere i lettori i tuoi lettori. Va bene: ma come?

Un po’ di tempo fa avevo scritto un articolo dal titolo: “Perché trovare la tua voce è importante. Lo dice Bernard Malamud”.

Per prima cosa: è affare tuo. Non c’è la formuletta magica che adesso ti svelo, tu la applichi ed ecco che hai la tua voce. Non funziona affatto in questa maniera.

Prima di tutto leggere in quantità industriali. Solo dopo scrivere.

Ma come si arriva a trovare la propria voce?

Se fossi Stephen King potrei buttarla sulla magia. Scovare la propria voce, unica e riconoscibile, quella che i tuoi lettori riconoscerebbero tra altre 30, è qualcosa di magico. A un certo appunto accade perché ci hai creduto a sufficienza, e se credi a sufficienza in qualcosa, alla fine accade, vero ragazzi?

Non sono Stephen King, come argutamente avrai notato, e quindi non parlerò né ricorrerò alla magia.

Agli inizi della scrittura, se hai letto davvero tanto sarà possibile riconoscere i tuoi idoli. I tuoi autori preferiti. I tuoi libri preferiti.

Agli inizi. 

Ma già lì (solo se hai letto un’enorme quantità di libri, prima), c’è già un tocco. Un timbro. Un preciso modo di introdurre la scena, un personaggio. Di iniziare il dialogo; di proseguirlo. O ancora: una maniera di chiudere la storia che è proprio tua. 

Ecco la voce, la tua voce. È proprio quella. Perché un bel dì la troverai, sarà perfetta come calzare un paio di mocassini lavorati a mano. Ne sarai sorpreso; ma nemmeno troppo. In fondo è la tua voce, non è vero?

Elaborazione in corso…
Fatto! Sei nell'elenco.

14 pensieri su “Cosa cercano i lettori di un blog?

  1. Alla foto delle banane, con didascalia, sono scoppiata in una sonora risata.
    Ecco, quando leggo Freccero so che troverò idee interessanti e/o momenti divertenti. Per questo lo leggo. 😀
    A parte la sua smania per i russi… 😉

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  2. Credo di essermi riconosciuta tra le banane, dovrei essere la terza partendo dal basso 😆
    Trovare la propria voce, ossia il proprio stile che rende unici o comunque ben distinguibili, io ci provo, ma chissà se ci sto riuscendo. Tu Marco la tua voce l’hai trovata sicuramente, lo stile frecceriano si riconosce bene 🙂

    "Mi piace"

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