Qual è il valore della tua scrittura?


 

 

 

di Marco Freccero. Pubblicato il 21 ottobre 2019.

 

 

Tutti scriviamo, e questa è un’ottima cosa.

Tantissimi (troppi?) pubblicano. Anche questa è un’ottima cosa (per quale motivo qualcuno dovrebbe ergersi su un piedistallo e dire che “alcuni” non devono farlo? In base a quali criteri?).

Ma al di là di tutto questo c’è un problema interessante che merita di essere affrontato; almeno da quanti sono autori indipendenti e pubblicano le loro opere senza alcun supporto da parte di case editrici.

Prezzo = valore?

Il “problema interessante” è la domanda del titolo di questo articolo: “Dimmi caro (oppure cara): Qual è il valore della tua scrittura?”.

Tu potresti pensare che da buon ligure punto la mia attenzione sul lato del prezzo. Il che è anche vero; tuttavia quello che mi preme fare è qualcosa di un poco differente.

In un mondo dove ci sono migliaia di storie (lasciamo perdere il problema della qualità), come fa un autore indipendente a proporre ai lettori la propria opera? 

Come riesce a comunicare il valore della propria scrittura?

Ecco che allora il prezzo non è un elemento secondario (non lo è mai stato, in realtà). Questo spiega perché io ormai abbia deciso di NON regalare più nulla delle mie opere. Anche se devo farmi conoscere, regalare non è il metodo migliore, a mio parere. Anche perché ormai lo fanno tutti, con risultati piuttosto discutibili.

Il prezzo corrisponde al valore della propria scrittura. Può sembrare un discorso un po’ strano: allora 0,99 centesimi di euro indica un “piccolo” valore? Mentre 3,99 invece dimostra che il valore è aumentato?

Credo che a questo punto ci si debba allontanare da questo territorio per andare in un altro; e da lì osservare, da una posizione privilegiata, questo e altri dettagli.

Il falso problema

Vediamo: qual è l’ossessione di tutti gli autori indipendenti? Quel pungiglione che non li fa dormire (be’, insomma: adesso non esageriamo!)? Che li spinge a comprare ebook su ebook, a leggerli per trovare il sistema; che li induce a iscriversi a newsletter di guru di qualsiasi genere. A volte persino a comprare webinar?

Esatto: quello che in inglese viene chiamato “discoverability”. L’essere trovati, scoperti. 

Si potrebbe anche parlare di “rilevabilità” che nel campo tecnico indica la proprietà di un dato di essere rilevato separandolo dal rumore di fondo.

Ricorda qualcosa?

Ogni autore indipendente si trova immerso in un rumore di fondo, e cerca di fare di tutto per emergere, per farsi notare insomma.

Qualcuno ha iniziato ad affermare che è un falso problema: l’unico sistema per NON farsi trovare è stare lontani dalla Rete. Se sei in Rete, tra poco ti troveranno; ed è proprio così.

Prendiamo il mio caso. Se il primo capitolo della Trilogia delle Erbacce ha avuto 14 recensioni, da persone mai viste né conosciute (tranne un caso), è perché… sono emerso dal rumore di fondo. Tutto questo senza aver sborsato un euro. Mai comprato banner su Facebook o altrove. 

Come ci sono riuscito? Semplice: aprendo un blog, questo blog, e cercando di offrire ogni settimana dei contenuti interessanti.

Questo, alla lunga, ha indotto alcuni dei miei lettori (lettori del blog, attenzione), a diventare miei lettori (cioè: a comprare “Non hai mai capito niente”, e poi il resto delle mie opere).

La distinzione tra lettori del blog e miei lettori non è peregrina. Buona parte di quanti leggono il blog non comprano nessuno dei miei libri. Ma va bene così.

Il punto però è che se sei sulla Rete; se pubblichi contenuti interessanti (quindi: parli delle tue opere ogni tanto), commenti sul blog di altri, eccetera eccetera, riesci a farti notare e a ricevere delle recensioni.

Ecco perché giustamente qualcuno ha il coraggio di affermare che il problema della “discoverability” è un falso problema. Mi pare che abbia proprio ragione.

Se uno ha fretta, può acquistare dei banner su Facebook, per esempio, ma attenzione. Il rischio di bruciare 100 o 200 euro in poco tempo, senza cavare un ragno dal buco è elevatissimo. Meglio studiarsi il funzionamento di Facebook con calma, comprare qualche risorsa, se proprio si vuole percorrere una tale “scorciatoia”.

Altrimenti, il mio sistema: zero spese, anni di impegno; e risultati (modesti, ma risultati comunque).

(Ho scritto “zero spese” per illuderti. In realtà scrivere un articolo come questo ha comunque un costo. Ogni attività ha un costo, è bene ficcarselo in testa se fai l’autore indipendente).

Il problema, semmai, è come “allargare” il numero dei propri lettori. Meglio ancora: in quale maniera acquisire su Amazon una maggiore visibilità e quindi arrivare ai giusti lettori per le nostre opere. Scrivo “Amazon” perché gli altri negozi online non hanno e probabilmente non avranno mai la potenza di fuoco dell’azienda di Jeff Bezos. Apple avrebbe la liquidità necessaria per miglioramenti interessanti del suo negozio; non pare interessata.

Il valore della tua scrittura

Ma torniamo a bomba all’argomento di questo articolo: il valore della tua scrittura.

Non riguarda solo il prezzo da fissare. Quello è solo l’ultimo anello della catena.

Il nocciolo semmai è far intendere al lettore, che non ha i soliti “strumenti” per valutare un autore indipendente, il valore della propria scrittura.

Dopo, non dico che sarà felice di sborsare qualunque cifra (niente del genere). Ma probabilmente sarai riuscito in un’impresa epica.

(Quando scrivo di “soliti strumenti” mi riferisco alla presenza di una casa editrice. Questa di solito induce il lettore a una maggiore fiducia: “Se un editore ci ha investito dei soldi, non sarà uno scarpone”. Sappiamo che la faccenda è più complicato di così, ma per adesso lasciamo correre). 

Faccio notare che su Amazon siamo un oceano di autori indipendenti, che continua a ricevere “ingressi” (sempre nuovi autori). Molti di fronte a questa massa di concorrenti credono che la soluzione sia tenere sempre basso il prezzo, oppure regalare l’ebook; credo che quest’arma abbia da tempo perso la sua forza.

Perché la usano tutti. Soprattutto (finalmente arriviamo al cuore della faccenda) mandiamo il messaggio che il valore della nostra scrittura è praticamente nullo.

Certo: i tre racconti di “Insieme nel buio” (11 recensioni: zero euro di spesa) li vendo su Amazon a 0,99 centesimi di euro. Benché siano decisamente datati, e io abbia preso un’altra strada nella scrittura, il loro valore non è 0,99.

Cardilogia”, il secondo capitolo della Trilogia delle Erbacce, è 2,99 euro; non è il suo autentico valore. Non dico che è di 4,99 o di 9,99.

Parlo di valore, ricordi?

Che cosa intendiamo per “valore”?

“Valore” vuol dire: “significare”, “avere senso”, ma anche “essere capace” (nel senso di racchiudere, contenere). Quando perciò mi chiedo qual è il valore della tua (mia) scrittura intendo: 

cosa significa? Che direzione vuole indicare? Che cosa racchiude davvero?

Questo è un interrogativo che appare dopo. Credo che nessuno inizi a scrivere con in testa l’idea del valore; semmai viene in seguito.

Se si riesce a rispondere alle due domande sul valore (Che cosa significa, che senso ha; Che cosa racchiude davvero la propria scrittura) probabilmente si è riusciti a compiere un’impresa epica.

Perché si è riusciti a stabilire con i lettori (pochi o tanti che siano) una conversazione. Di rado (mi pare), parlo di stabilire una relazione coi lettori; a me pare più interessante creare una conversazione. Nel primo caso, la relazione può essere occasionale e finire in breve tempo. 

La conversazione invece è come un motore diesel; stenta a partire, ma conduce molto lontano (ed è più solida). 

Adesso ti starai chiedendo: “Bene: ma qual è il valore della scrittura di Marco Freccero?”. Magari risponderò un’altra volta.

Elaborazione in corso…
Fatto! Sei nell'elenco.

15 pensieri su “Qual è il valore della tua scrittura?

  1. Che poi anche il gratuito va promosso. Sono rari i casi in cui un libro a 0 euro si inizia a scaricare da solo. C’è una invasione di testi gratis o a poco prezzo, ma il problema resta la quantità. Se ci fosse una sorta di comitato di lettura interno ad Amazon formato da decine e decine di lettori che consigliano le storie in pagine dedicate di Amazon, storie che hanno davvero letto e amato, e in base ai generi, allora forse Amazon apparirebbe come qualcosa di diverso da un generico supermercato digitale e basta. Ma non penso accadrà mai. Conviene sempre farsi “scegliere” da comitati di lettura esterni a un book store, altrimenti poi verrà sempre il sospetto che in qualche modo qualcuno stia spingendo un libro, invece di apprezzarlo per davvero.

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  2. Nel grande mare di Amazon è sempre più difficile farsi notare, però concordo con te sul fatto che le copie gratis possono non dare i risultati sperati, anzi possono addirittura essere controproducenti facendo percepire poco valore alla propria scrittura. Ciò non toglie che non si possa fare una promozione brevissima, magari si raggiunge un lettore che diventa poi affezionato. Il blog comunque è un luogo dove si creano rapporti più solidi e profondi.

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  3. Credo molto nel blog, non tanto come strumento per guadagnare ma per farsi conoscere promuovere le proprie idee che poi influenzano la nostra scrittura.
    Ecco il valore della mia scrittura per me: le mie idee. Ci sono affezionata, che volete. Difficile dare loro un prezzo

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  4. Difficile dare un valore alla propria scrittura in questo mercato. Se è vero che un prezzo basso aiuta ad aumentare il download/acquisto, è anche vero che non assicura la lettura e la recensione perché in troppi collezionano ebook senza leggerli (tsundokisti anonimi a parte 😀 )
    Credo che un ebook gratuito abbia senso solo come testa di ponte, o come una promozione di pochi giorni o per farsi conoscere e attirare l’utente soddisfatto verso altre letture a pagamento pieno. Come ho visto fare anche a case editrici tradizionali: mettere un racconto gratuito con lo stesso personaggio, magari un prequel, del romanzo a prezzo pieno. La differenza con l’estratto visibile in anteprima è che il racconto è fatto e finito, così da apprezzare lo stile completo dell’autore, non solo l’incipit.

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    • Credo che abbia senso, regalare un ebook, se hai già un nome ben noto (o abbastanza), oppure hai alle spalle una casa editrice. In questo caso non solo premi i lettori fedeli, ma allarghi la platea. Altrimenti, puoi sventolare il numero dei download, ma poi nessuno leggerà la tua opera. Proprio perché gratuita.

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  5. La questione è complicata. Da una parte c’è la giunga di autori concorrenti, una massa che ci rende invisibili a meno di avere già un nome importante o una porzione di lettori affezionati. Poi c’è da considerare il fatto che i prezzi degli ebook sono molto vari, diciamo pure che non esistono regole, il che rende molto difficile trovare il prezzo giusto, al di là del valore oggettivo (ma poi noi siamo in grado di stabilirlo? non credo). Allora si tende a mantenere i prezzi bassi. Io sono giunta però alla conclusione di non fare mai più promozioni a 0.99 ma conservare fisso il prezzo che ho stabilito (e che mi pare equo). D’altra parte ho anche deciso di usare al massimo la possibilità di fare promozioni gratuite, tutte le volte che ne ho la possibilità. E questo a prescindere dal fatto che il libro venga letto o meno da chi lo scarica, perché Amazon considera quei download come vendite vere e proprie, quindi come autore ci si avvantaggia in ogni caso. Ma questo sarà argomento in un prossimo post, mi sono dilungata fin troppo! Quindi il gratis non va sottovalutato, a prescindere dalla questione di principio che ci fa inorridire all’idea.

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  6. Valore. Beh, è una parolona. Non so quanto valga la mia scrittura. So invece che regalare libri è del tutto inutile. Il fatto stesso che siano regalati sussurra all’orecchio del potenziale lettore che si tratta di robetta. Un esempio, che forse ricordi: Searching for Goran in promozione gratuita è stato scaricato all’incirca 500 volte. Recensioni ricevute: zero. Ma sono anche convinta che non lo abbia letto quasi nessuno. Il prezzo basso, invece, può essere una scelta dell’autore per convincere i lettori ad “assaggiarlo”. Io tengo basso il prezzo dell’ebook per questo, mentre il cartaceo ha un prezzo quasi normale. Una mia lettrice mi ha detto scandalizzata: “Ma il tuo romanzo non vale tre euro!”. Non ho saputo se ringraziarla o mettermi a ridere. O a piangere, magari. 😉

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