L’ambientazione: intervista alla scrittrice Giulia Mancini


 

Molto spesso si sottolinea come certi autori indipendenti decidano di ambientare le loro storie in città straniere (Stati Uniti?), in luoghi “esotici” insomma. Con tutti i rischi che ne possono derivare.
L’idea è che l’Italia, le nostre città, non siano lo scenario più adatto per le storie. Benché in questi ultimi tempi questo provincialismo stia per essere superato, ho pensato che fosse interessante rifletterci sopra.
Come?

Ho deciso di preparare alcune domande, e chiedere alla scrittrice Giulia Mancini di rispondere. Lei ambienta le sue storie in una città molto italiana (Bologna). Chissà che cosa ne dice, ne pensa. Ma soprattutto andiamo a scoprire che cosa ha di speciale questa città per meritare di essere lo scenario delle storie di Saverio Sorace.

Buona lettura!

Per te è naturale ambientare le tue storie (penso alla serie dedicata Saverio Sorace), a Bologna? È stata cioè una scelta ovvia, oppure hai avuto la tentazione di non nominarla mai?

Ciao Marco, intanto grazie per questa intervista che mi dà l’opportunità di parlare di questo argomento.

copertina l'ombra della sera

Ambientare le indagini di Sorace a Bologna è stata una scelta naturale, non solo perché conosco bene la città in quanto ci vivo, ma anche perché è un luogo pieno di misteri e di storie grazie ad alcuni portici stretti che conservano un’aria di inquietante ambiguità perfino in pieno giorno perché il sole fatica ad arrivare. 

Non si tratta però di una città cupa, anzi Bologna è piena di vita e densa di passioni, ma anche queste possono portare al delitto, no?

Che cosa ami di Bologna?

Bologna è una città che ti entra nella pelle, se ci vivi per un po’ dopo fai fatica a staccartene. È una città accogliente, aperta, viva e vivace, giovane e nottambula, è la città che non dorme mai. Di Bologna amo quasi tutto, ma quello che mi conquista sempre è la sensazione che trasmettono i suoi portici, i suoi chiaroscuri, la luce al crepuscolo su piazza Maggiore, la sensazione di essere libera, mai oppressa. È qualcosa che può capire solo chi, come me, ha vissuto in un piccolo centro di provincia del sud. 

Che cosa, invece, non sopporti?

Trovo che abbia un pessimo clima, troppo umido, che rende l’estate davvero soffocante, per me che non tollero molto il caldo diventa invivibile. Peccato perché in estate la città è piena di iniziative culturali molto piacevoli, come per esempio il cinema in Piazza Maggiore dove vengono riproposti film d’essai restaurati dalla cineteca di Bologna (una delle più importanti cineteche europee e riconosciuta a livello internazionale nel campo del restauro cinematografico), ne parlo anche nel primo libro della serie su Saverio Sorace.

Scrivere di Bologna: ma è facile? Oppure ci sono delle difficoltà (se sì: quali?)

Quando si scrive di un posto che si conosce, il vantaggio è quello di rendere bene certe atmosfere insite nei luoghi, ma c’è il rischio di dire troppo, focalizzarsi su particolari inutili o addirittura banalità, almeno questo è il mio timore quando descrivo Bologna. 

Sorace è un uomo del sud: puoi descrivere qual è stato l’impatto che la città di Bologna ha avuto su di lui?

Sorace viene da Napoli dove regna la solarità e il disordine partenopeo, quando arriva a Bologna ha la sensazione di essere in un luogo dove tutto funziona alla perfezione e dove la legalità sia la regola. Si renderà conto che anche qui non tutto è perfetto come sembra. 

Se Sorace avesse del tempo, e potesse portare una persona che non conosce Bologna in un luogo della città (e solo uno): quale sceglierebbe?

È una domanda difficile, un solo luogo, con tanti posti interessanti e belli che ci sono a Bologna! Credo che Sorace porterebbe il suo ospite nel ghetto ebraico, un quartiere molto suggestivo. Si arriva ad esso partendo dalla piazzetta sotto le due torri, Piazza di Porta Ravegnana, quindi è in pieno centro ma un po’ nascosto. È composto da un dedalo di viuzze molto carine. Ci si arriva imboccandoVia dei Giudei – una via breve ma molto animata – e seguendo la destra si arriva in Via dell’Inferno, un nome molto evocativo, sembra si chiami così perché in passato era considerata una zona pericolosa  

Il bello di Bologna è che i nomi delle strade raccontano una storia. Qui Sorace potrebbe raccontare la storia della comunità ebraica a Bologna dal IV al XVI secolo e di alcune gravi ingiustizie subite, oppure potrebbe raccontare, da buon commissario di polizia, una storia più recente quella del professore universitario ucciso dalle nuove brigate rosse mentre tornava a casa in bicicletta a due passi da via Valdonica dove c’è una piazzetta a lui intitolata, la piazzetta Marco Biagi. 

E tu? Indicheresti lo stesso luogo oppure un altro?

Io invece lo porterei in piazza del Baraccano, un luogo di Bologna molto particolare perché cammini sotto il portico di Via Santo Stefano, una delle strade più belle del centro, e all’improvviso guardando sulla tua destra appare questa piazza incredibile con al centro la chiesa del Baraccano circondata da uno splendido giardino. È un gioco prospettico di portici che stupisce sempre coloro che lo scoprono per la prima volta. Bologna è piena di portici di ogni tipo, di legno, cemento, altissimi o bassi, poveri o decorati di affreschi magnifici, ma il Baraccano è quello più particolare perché non ti aspetti che sbuchi su una piazza così, bellissima con la chiesa costruita a ridosso delle mura di cinta della città e circondata da aiuole verdi. 

Non sei di Bologna. Ti va di parlare del tuo primo impatto con questa città?

Bologna mi ha sempre dato un senso di libertà, forse perché provenivo da un piccolo e pettegolo centro del sud, dove ogni passo viene controllato dagli occhi curiosi della gente. Invece in questa città sentivo di poter passare inosservata senza il soffocante controllo della morbosità altrui. Nonostante questa apparente indifferenza i bolognesi sono sempre gentili e accoglienti e se chiedi un’informazione si fanno in quattro per darti tutte le istruzioni, soprattutto i bolognesi più anziani o, se vogliamo, i bolognesi di una volta.

Che cosa porteresti di Bologna nella tua città natale?

La sua socialità accogliente senza pregiudizi che mette in contatto esperienze e differenti stili di vita. 

Viceversa: che cosa della tua città natale porteresti a Bologna?

Forse il clima, perché il clima pugliese è più secco e piacevole nei mesi caldi. Bologna, come ho già detto, ha un clima molto umido che rende l’estate soffocante e l’inverno rigido e nebbioso. Anche se confesso che la nebbia, di cui si è quasi persa traccia negli ultimi anni, quando incombe su Piazza Maggiore le conferisce un certo fascino, molto adatto a un thriller…


Giulia Mancini nasce in Puglia ma si trasferisce giovanissima a Bologna dove vive e lavora. Ha sempre avuto la passione per la lettura e la scrittura e nel corso degli anni ha scritto a fasi alterne, romanzi e racconti brevi, ma solo per se stessa e per pochi amici. Ama leggere in genere i romanzi contemporanei, ma non ha pregiudizi di genere, un buon libro la conquista sempre.

Ha pubblicato nell’agosto del 2014 “La libertà ha un prezzo altissimo” e nell’agosto 2015 “Fine dell’estate“. Nel giugno 2016 era uscito in self il suo terzo romanzo “L’amore che ci manca” pubblicato in una nuova edizione dalla Buttefly Edizioni il 4 aprile 2017.

Il quarto romanzo genere thriller della serie di Saverio Sorace si intitola “Fragile come il silenzio” uscito il 7 giugno 2017.

Blog: liberamentegiulia.blogspot.it

Pagina Facebook: Giulia Mancini Autore

 

35 pensieri su “L’ambientazione: intervista alla scrittrice Giulia Mancini

  1. Che bella intervista! E Giulia ha descritto così bene la mia città.
    Come luogo importante vorrei aggiungere ‘san Luca’ con la sua basilica che svetta in alto e che, in autostrada, al rientro verso la città, ti fa dire “ecco, siamo a casa”. Mandiamoci Sorace 😉

    Sul clima stendo un velo, impietoso come l’umidità che abbiamo in questi giorni.

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  2. Grazie Marco per questa bella intervista che mi ha permesso di parlare di Bologna (vedo che anche Morena l’ha trovata calzante come descrizione). Portare Sorace a San Luca? In effetti il commissario non ci è ancora andato, devo portarlo lassù in uno dei prossimi episodi 😉

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  3. sempre incisive le tue domande ma altrettanto lo sono le risposte.
    Ambientare le proprie storie? Si devono scegliere posti che si conoscono per renderle credibili.
    Bologna? Una città che conosco bene e piena di vita.

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  4. Ottima intervista a una narratrice veramente interessante. Giulia è brava. Punto e basta. Bologna è una città che amo, non la conosco come vorrei ma l’ho adorata il paio di volte che mi è capitato di visitarla.
    Ancora complimenti per questo scambio interessantissimo.

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  5. Grazie a entrambi per questi squarci di una città che sembra davvero interessante. Purtroppo non l’ho mai visitata, mi ripropongo da tanto tempo di farlo ma non c’è stata occasione. Penso che gli occhi di uno scrittore abbiano sempre un’attenzione speciale per i luoghi, soprattutto quando sono familiari. E senz’altro questo Giulia lo ha dimostrato con i sui gialli su Sorace ^_^

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  6. Sono stata a Bologna di passaggio e credo di essermi persa qualcosa che questa intervista ha messo in evidenza. Complimenti a Giulia per le risposte e a Marco per le domande in merito alla personalizzazione di Sorace. Molto efficace, lo rende umano e dunque più vicino a noi comuni lettori

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  7. Bella intervista. Il punto di vista di chi a Bologna non è nato, ma ci si è trasferito, è particolarmente interessante. Quando in un posto ci nasci e ci vivi, a volte finisci con il perdere la sensibilità ai dettagli, alla bellezza. Complimenti a Giulia, e grazie a entrambi. 🙂

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    • Grazie carissima, sono felice di conoscere il tuo parere di bolognese nata a Bologna. Sai che è quello che mi dicevano molte mie amiche, che io vedevo aspetti della città a cui loro non facevano quasi caso. Credo sia normale che lo sguardo di chi arriva dall’esterno vada oltre. Purtroppo vivendo a Bologna da tanti anni mi sembra di aver perso quello sguardo, per ritrovarlo ho bisogno di perdermi nei vicoli in un momento di ozio e ricordare le prime sensazioni che la città mi ha donato anni fa, mentre la scoprivo trepidante.

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  8. Bologna è molto bella, me la sono goduta nonostante la pioggia lo scorso 22 settembre alla Race for the cure. La stazione dei treni è impressionante, con i suoi tre piani in salita e fa svergognare quasi Milano centrale! I giardini Margherita, da dove è partita la camminata, sono stupendi, ma poi ha ragione Giulia a dire che il bello della città sono i suoi portici, così diversi, maestosi lavori di architettura oppure piccoli scorci intimi, ma un ottimo riparo per chi corre e non vuole aprire l’ombrello… 😀 Ho ammirato anche la fontana del Nettuno dalla pietra della vergogna, su suggerimento di una peaker bolognese, e la differenza delle due aquile, una di Michelangelo e l’altra no. Ma una particolarità che davvero non conoscevo di Bologna è la sua incredibile rete di canali sotterranei, alcuni visitabili tra cui anche scavi archeologici, altri ad accesso limitato alla municipalità e forze dell’ordine. E’ parlando proprio di questo che quel giorno è stata fatta l’associazione con la leggenda del The Lone Piper di Edimburgo, da cui ho poi tratto ispirazione per il racconto di Halloween. E secondo me Giulia in quei sotterranei potrebbe nascondersi il prossimo caso del commissario Sorace, no? 😉

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    • In effetti i sotterranei di Bologna si presterebbero a un nuovo misterioso assassinio per Sorace, purtroppo non ci sono mai andata perché soffro di claustrofobia e l’idea di andare laggiù non mi sfagiola proprio, però Sorace non ha queste fobie quindi chissà…
      La fontana del Nettuno con le sue prospettive offre uno spunto simpatico su cui discutere e sorridere. I portici di Bologna sono proprio molto variegati, anche Padova però li ha, bella città.

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  9. Bella e interessante intervista su una città che ha una meritata fama di accoglienza e solarità. Conosco Bologna soltanto per la zona centrale, mentre ignoravo del tutto l’esistenza del Ghetto Ebraico. E che nomi evocativi! Di recente per fortuna si sono rivalutate le città italiane per ambientarvi dei gialli, sia romanzi che film; oltretutto, per paradosso (ma non è nemmeno tanto paradossale), c’è stato più interesse dall’estero che non in casa nostra. Anche Milano è una città molto adatta per ambientarvi dei noir. 🙂

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    • È vero Cristina, anche Milano è una città perfetta per ambientare un romanzo giallo (ma anche romantico, in fondo c’è la canzone “innamorarsi a Milano”). Secondo me in Italia abbiamo tante città interessati, belle e variegati che possono essere adatte a molte ambientazioni. Bologna da dei nomi alle vie sempre molto evocative, pensa che vicino casa mia ci sono delle strade con i nomi dei colori: via turchese, via smeraldo, via azzurra, via verde e sai dove finiscono tutte? In via dell’arcobaleno, io lo trovo fantastico (non sono riuscita a trovare l’origine della storia di queste strade in particolare, magari un giorno lo scoprirò).

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