Gli ebrei del mondo arabo – Una storia ignorata


 

di Marco Freccero. Pubblicato sul mio canale YouTube il 7 novembre 2019. Ripubblicato su questo blog nel medesimo giorno.

 

 

Il libro di uno storico che getta una luce inedita sui rapporti intercorsi tra ebrei e mondo arabo, nel corso dei secoli.

Buona lettura e ottima visione.

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C’è un’opinione piuttosto radicata, a tutti i livelli.
Questa opinione afferma che l’esistenza dello stato di Israele ha compromesso i rapporti tra ebrei e arabi in modo drammatico.
Prima, quando non c’era alcuno stato di Israele, tutto era amore e pace tra ebrei e arabi.
Ne siamo certi?

Per sapere come sono andate le cose tra ebrei e arabi nei secoli passati, è il caso di leggere questo libro: “Gli ebrei del mondo arabo” dello storico francese Georges Bensoussan. L’editore è Giuntina mentre la traduzione è di Vanna Lucattini Vogelmann.

Lo storico cita molti esempi, con tanto di fonti ovviamente. Nel XVI secolo un frate francescano, Francesco Suriano, è in visita a Gerusalemme e si compiace di come gli arabi opprimano e tiranneggino gli ebrei, li picchino e li tormentino senza posa. Questo tra l’altro ci ricorda che sì, c’era stata la diaspora, ma gli ebrei in quella zona del mondo continuarono a vivere attraverso i secoli, non si svuotò completamente.

E attenzione: qualcuno potrebbe credere che si tratti di episodi isolati, mentre in Europa i pogrom, le persecuzioni violente contro gli ebrei erano quasi all’ordine del giorno.

Niente del genere, afferma Bensoussan.
Quello che lui dimostra, sempre citando le fonti, è che gli ebrei nel mondo arabo, durante i secoli, furono la preda, l’obiettivo preferito per sfogare rabbia e rancori da parte del mondo arabo.

Le testimonianze dei viaggiatori inglesi, ma non solo, nel mondo arabo, sono ben presenti e inequivocabili. In Marocco è normale che un ragazzino prenda a sassate un ebreo, giovane o vecchio che sia. O che gli ebrei siano bloccati in mezzo alla strada e presi a schiaffi. Nello Yemen tutti gli uomini portano il coltello, tranne gli ebrei che sono come le donne, e pure lì li si copre di ingiurie.

Ancora negli anni Sessanta il marocchino Said Ghallab su una rivista ricorda con nostalgia la sua gioventù negli anni Trenta, quando per divertirsi oltre a rubare e a giocare a calcio, si dava noia agli ebrei.

I quartieri dove gli ebrei vivono sono i più miserabili, e devono restare tali perché sono esseri inferiori. Se un asino si imputa, lo si ingiuria dandogli dell’ebreo.

Durante la seconda guerra mondiale i nazisti occupano la Tunisia e incoraggiano le violenze contro gli ebrei. Ma il comandante tedesco deve intervenire per porre un freno perché si sta davvero esagerando. E quando i tedeschi si ritireranno, le violenze riprenderanno con vigore.

L’Algeria del Fronte di Liberazione Nazionale non dice nulla quando la sinagoga di Algeri viene assaltata e data alle fiamme, negli anni Sessanta.

È invece l’Occidente che a un certo punto corre in soccorso degli ebrei del mondo arabo. Nel 1860 a Parigi si fonda un’associazione che ha come scopo la scolarizzazione dei giovani ebrei del mondo arabo aprendo scuole nei quartieri malfamati delle cità arabe, dove sono ghettizzati gli ebrei.

Bensoussan afferma che è in quel momento che la spaccatura tra ebrei e mondo arabo si allarga sempre più. Non c’è mai stata una coesistenza pacifica. Gli ebrei sono sì il popolo del Libro, e come i cristiani bisogna rispettarli.

Ma devono sottomettersi, e questa sottomissione, ci dice lo storico, passa attraverso il pagamento della Dhimma. Chi paga viene quindi protetto, ma che cosa vuol dire “protezione” se non riconoscimento della propria incapacità a fare da sé? Non significa forse dichiarare la propria inferiorità a provvedere da sé alla propria protezione?

Quando gli ebrei del mondo arabo, grazie all’istruzione arrivata tra loro dall’Europa, iniziano a immaginare che il mondo non deve per forza essere sempre così, ma può essere diverso. Che il destino lo si può costruire con le proprie mani: la frattura tra mondo arabo e mondo ebraico diventa evidente.

La nascita dello stato di Israele non c’entra nulla. Semmai, agli occhi di larga parte del mondo arabo è intollerabile che gli ebrei, che sino a qualche generazione fa si potevano prendere a schiaffi in mezzo alla strada per farsi 2 risate, adesso abbiano uno Stato e provvedano loro a difendersi.

C’è però un problema che Bensoussan affronta.
Sono molti gli ebrei che parlano del passato come di un periodo felice. Il loro soggiorno nel mondo arabo sarebbe stato idilliaco, mentre in Europa le persecuzioni riprendevano incessantemente.

In realtà l’idillio partiva innanzitutto, ci dice questo storico, dall’accettazione serena della propria inferiorità (gli ebrei pagavano la dhimma per essere protetti. Ed erano protetti perché essendo considerati esseri inferiori da buona parte del mondo arabo, non potevano farlo da sé. Esattamente come accade alla donna).

Poi, c’è un meccanismo di difesa. Quando l’oppressione è generale, fa parte dell’istituzione così come della vita di ogni giorno, essa non è più oppressione. Diventa un elemento naturale del proprio paesaggio quotidiano, e viene quindi svuotata del suo elemento scandaloso.
Le piccole o grandi ingiustizie che si subiscono, le umiliazioni, non si vedono più. Né si ricordano perché significherebbe non essere riconoscenti verso l’oppressore che comunque qualcosa garantisce.

Viceversa, riconoscere le ingiustizie e le violenze vorrebbe dire minacciare le basi di quella società, col rischio che la violenza passi a un livello superiore.

Insomma: tra oppressore e oppresso si instaura a lungo andare una complicità di ferro. I documenti che attestano i fatti, vale a dire le violenze perpetrate contro gli ebrei nel mondo arabo attraverso i secoli, non sono più importanti.
Importa solo la narrazione, la bella narrazione di un’età dell’oro: che non è mai esistita.

Un libro da leggere.

Alla prossima e: Non per la gloria, ma per il pane!

9 pensieri su “Gli ebrei del mondo arabo – Una storia ignorata

  1. Molto interessante questo libro, in pratica gli ebrei sono sempre stati oppressi. Nel mondo arabo forse era la contrapposizione tra due religioni (che poi anche in occidente dove imperava il cattolicesimo la religione ebraica non era ben vista).

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