Leggendo Il Signore degli Anelli – Boromir


 

Di Marco Freccero. Pubblicato su YouTube il 14 novembre 2019. Ripubblicato su questo blog nel medesimo giorno

 

 

Ebbene sì.
Ho ripreso a leggere “Il Signore degli Anelli”, il secondo volume dal titolo: “Le due Torri” che inizia con la morte di Boromir.
Una riflessione veloce veloce su questo episodio.

Buona lettura e buona visione!

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Veloce riflessione sul Signore degli Anelli e in particolare sulla morte di Boromir, con cui si apre il secondo volume, “Le due torri”.
Sì, dopo una sosta piuttosto lunga ho ripreso la lettura di questo libro. Probabilmente mi accompagnerà sino alla fine dell’anno.

Certo: Boromir muore per una serie di sfortunate circostanze. Gli orchetti piombano su di lui e gli Hobbit, e succede quello che succede.

Ma in un certo senso lui appena in precedenza aveva incrinato la compattezza della Compagnia dell’Anello. Tutti sembravano decisi a offrire a Frodo il loro aiuto, dopo che Gandalf è scomparso. E invece che cosa succede?

Boromir cade in tentazione, la tentazione più pericolosa. Quella che di solito la logica ci conduce a fare.

Siamo in pericolo, e abbiamo in mano un’arma potentissima: l’anello del potere. Per quale ragione correre rischi enormi, mettere la propria vita in pericolo a ogni istante, quando usando l’anello del potere potremmo facilmente sbaragliare Sauron e tutti i suoi sgherri?
Perché distruggerlo, invece di usarlo per i nostri fini, che sono ottimi?

Perché sottoporsi a infinite minacce per distruggere quello che, impiegato bene, può solo farci del bene?
Tutto questo è molto logico, quindi molto pericoloso.

Il ragionamento di Boromir non fa una grinza, come si dice. Il potere è solo uno strumento, un mezzo: basta usarlo con intelligenza, contro le persone malvage, e a noi non potrà accadere nulla.

Lo scopo però di quest’opera è tutt’altro. Il male, ci suggerisce Tolkien, separa gli esseri umani, li rende spesso soli, isolati. Questo è sempre il primo passo che conduce il male a trionfare. La morte è in un certo senso inevitabile, è il prezzo da pagare per aver ceduto al male, anche se Boromir prima di morire comprende l’errore che ha commesso.

Ancora una volta però Tolkien ribadisce la sua idea forte, quella che costituisce probabilmente l’ossatura de “Il Signore degli Anelli”. Il potere è sempre male, e chi pensa di servirsene per scopi alti, nobili, finisce prima o poi per perdere la vita.

Può sembrare una posizione eccessiva, fuori dal mondo quella di questo scrittore. Davvero è possibile realizzare un mondo dove non esista il potere? Dove ci si tenga per mano e nessuno voglia prevaricare sull’altro (naturalmente a fin di bene)?

Non è possibile rispondere a una simile domanda naturalmente. Dirò di più: credo che Tolkien non volesse proprio offrire un’alternativa, un’utopia, una facile soluzione a questo dilemma.

Desiderava semmai ribadire un concetto che la maggior parte delle persone non accetta.
Quando usi il potere, è il potere che usa te.

Alla prossima e: non per la gloria, ma per il pane!

9 pensieri su “Leggendo Il Signore degli Anelli – Boromir

  1. Il concetto non poteva essere espresso meglio. 🙂 Ho scoperto Tolkien e le sue opere grazie al film e adoro entrambi. Ho letto per la seconda volta Il Signore degli Anelli proprio quest’estate.

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  2. A sentire il compianto (?) Andreotti, “Il potere logora chi non ce l’ha”.
    Ma davvero voglio buttarla in sfida? Tolkien vs Andreotti: si accettano scommesse 😀

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  3. Ho sempre amato Boromir perché rappresenta bene i dilemmi dell’uomo buono. Se il problema centrale fosse la malvagità, la realtà sarebbe meno problematica, perché i veri malvagi sono pochi; ma quante persone piene di buone intenzioni scelgono di usare strumenti sbagliati? La fiducia negli amici saggi avrebbe salvato Boromir, che comunque si è riscattato con la sua morte. Mi ha fatta piangere un bel po’, prima con il libro, poi con il film.

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  4. In questo senso Boromir è in contrapposizione con Aragorn: l’uno vorrebbe usare il potere a fin di bene (ma è l’inganno dello stesso anello, che lo chiama all’azione), l’altro dubiterà fino all’ultimo di poter essere un buon condottiero per la sua gente, temendo di ripercorrere le stesse orme del padre.

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