Marco Freccero Autore indipendente (ma non basta più)


 

di Marco Freccero. Pubblicato il 18 novembre 2019.

 

 

 

A volte mi chiedo che cosa sono. Soprattutto mi domando se quello che faccio abbia un senso.

Ci rifletto su, poi concludo che non ne ha alcuno e, sollevato, procedo più o meno a tamburo battente.

Su questo blog mi definisco raccontastorie, o Autore indipendente che dir si voglia. Ma naturalmente non sono solo questo.

Ormai se decidi di raccontare le tue storie e di pubblicarle, devi fare molto di più.

Eclettico; o pasticcione?

Da anni oltre a scrivere racconti e romanzi che poi provvedo a pubblicare, aggiorno questo blog.

Provo a stare sulle reti sociali. Se sei per caso iscritto alla mia pagina Facebook, avrai notato che in queste ultime settimane sto tentando (disperatamente?) di proporre dei contenuti in maniera più puntuale.

Soprattutto esiste sempre il mio canale YouTube.

Di tanto in tanto butto un’occhiata a certi gruppi di autori in giro per la rete, e scopro che esistono ancora persone che hanno il libro pronto, ma… Ovviamente non hanno una pagina su Facebook, né un blog e nemmeno una “valida” presenza su una o due reti sociali.

E chiedono che cosa fare.

Chissà dove hanno vissuto sino a ora… Non hanno ancora compreso che cosa è la Rete, cosa può dare se ci si rimbocca le maniche per davvero. E se la fortuna ci ama allora…

Non credo di essere eclettico o poliedrico. Sono uno che ci prova.

Si arrangia. Che in questi anni ha commesso grossi errori e per fortuna continua (a commettere errori): sia vecchi che nuovi. Pure io vorrei passare più tempo a leggere e a scrivere. E invece mi tocca realizzare un video per lanciare il mio ultimo romanzo:

 

Eppure posso dire che se si affrontano questi impegni con la mentalità sbagliata alla fine anche il risultato ne risentirà. 

L’ho già scritto qui e altrove un mucchio di volte: ma se tu vuoi autopubblicarti devi piantarti in testa che parte del tuo tempo deve essere dedicata al marketing (o alla promozione delle tue opere, se “marketing” ti fa orrore). In caso contrario: boh. O pubblichi e non ti importa di vendere poco, perché quel poco è per te già tanto.

Oppure speri che qualche editore ti scopra: ma probabilmente l’editore ti scoprirà se tu hai qualche centinaia di migliaia di visualizzazioni su YouTube, oppure un sacco di follower su Twitter. Come dici? La qualità dell’opera? Sì, è importante; oppure no. L’essenziale è avere un forte seguito “da qualche parte”. E se il tuo scopo è agganciare un editore, devi fare marketing.

Però sto divagando. 

Questa tiritera nasce da un articolo di Marina Guarneri. Lei parlava di eclettismo, e di come molte persone tendano a mostrarsi eclettiche affiancando le loro attività più diverse, per presentarsi in questo modo al pubblico. Attività che non di rado hanno poco a che vedere con quella principale (vale a dire: scrivere). Col rischio, scriveva Marina, di lasciare confusi i potenziali lettori, perché alla fine avrebbero delle difficoltà a inquadrare quella persona. 

Sempre Marina, se non ho capito male, concludeva che pubblicizzare i propri lavori letterari con dei video (come faccio io), era del tutto lecito, e semmai rafforzava il mio ruolo, il mio essere autore indipendente.

Può darsi.

Oppure no.

Perché ormai questo genere di “eclettismo” è alla portata di un ragazzo di 10 anni; anzi. Sono certo che un ragazzo di 10 anni potrebbe fare di meglio.

Non sto dicendo che smetterò di farlo, al contrario. Dico solo che occorre diventare molto più che eclettici: artigianali. Anzi: artigiani.

Non eclettici ma artigiani

A ben vedere da anni si continua a ripetere che ormai il futuro del lavoro sarà sempre più tecnologico e artigianale. Perché non si può fare a meno della Rete e di tutti gli strumenti che ha portato con sé.

Ma occorre altresì (ma chi usa ancora “altresì”?), adottare un modo di lavorare artigianale, che faccia sentire agli altri la passione che ci guida.

Spesso certi guru invitano a osservare i grandi autori: King e compagnia. Però non sono affatto essi che dobbiamo seguire. Sono l’obiettivo sbagliato.

Guardati attorno: chi hai vicino a te, e che fa le cose divorato dalla passione? Un falegname; un calzolaio; un allevatore; che tu ci creda o no sono costoro le persone alle quali devi guardare per trarre ispirazione e riuscire, anche se il tuo ambito è distante anni luce dal loro.

Il nemico dell’autore indipendente

I nemici dell’autore indipendente sono parecchi, e il primo è di certo: se stesso.

Ma anche fissare il proprio sguardo su Camilleri o King è un errore che si rischia di pagare caro. Perché quello che non si dice mai è che “di rado” succede di realizzare quei numeri.

Di rado.

Che poi ci siano ricette e miracoli (chiusi dentro in webinar che costano assai), è quasi ovvio; fa parte del gioco. Ma se conosci un poco la letteratura tu sai che il successo è un avvenimento talmente aleatorio che non vale nemmeno la pena di soffermarcisi più di tanto. Ci sono grandi scrittori che non hanno e mai avranno successo; forse nemmeno dopo la loro morte. È così.

Ma questo non è una buona ragione per mollare (se la tua passione per la scrittura è genuina).

Quello che invece un autore indipendente dovrebbe seriamente considerare è qualcosa di concreto e tangibile, alla sua portata. Tra zero e un milione ci sono infinite possibilità. A tutti piacerebbe vendere a vagonate, ma non è possibile. E la Rete permette proprio di NON vendere a vagonate e riuscire comunque a ottenere dei risultati davvero interessanti. 

E credo che questo si realizzi solo se ci si libera da un sacco di fuffa, la fuffa messa in giro da tanti guru; e ci si dedica con passione alla propria scrittura. Con la passione tipica però di un artigiano. Che non pensa affatto ai grandi numeri perché in questo caso perderebbe proprio la sola cosa che lo rende unico (l’artigianalità), a vantaggio di qualcosa di davvero grande e grosso; ma che lo “ucciderebbe”.


 

Elaborazione in corso…
Fatto! Sei nell'elenco.

22 pensieri su “Marco Freccero Autore indipendente (ma non basta più)

  1. Marco mi hai fatto prendere un colpo! Non mi crollare tu che mi crolla tutto 😉
    Negli anni mi sono fatto l’idea che il cosiddetto content marketing (farsi pubblicità distribuendo robe sull’internet) abbia i suoi limiti. Comunque, l’altro giorno stavo parlando con un autore che è pubblicato presso alcuni dei migliori editori italiani. Anche ai suoi livelli, con mia grande sorpresa, il marketing (anche non content-) rimane una preoccupazione. Cosi, da qualche mese, mi sono messo a studiare marketing .Sui libri, da bravo scolaro.

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  2. Lo so, lo so! Quando scrivi questi articoli passo a leggerti con il capo già cosparso di cenere, per fare prima. Studiare marketing? @Celeste? Dove, come? Magari anche tu hai qualche titolo da suggerire, Marco. Comunque è una scusa per stare dietro ai libri e non fare quello che dovrei fare.

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  3. È quello che ho scritto anch’io poco tempo fa sulle diverse competenze richieste dalla scrittura oggi. E il marketing purtroppo è una di queste (anche a proporti verso una casa editrice devi sapere come proporti, ed è quel ramo del marketing che chiamano personal branding). Giusto ieri, nel nuovo giro di relazioni del nuovo lavoro, è cascato il discorso sul mio blog (mi hanno chiesto il link per curiosità). Le facce sbalordite di chi si occupa proprio del marketing quando gli ho dato un paio di numeri del blog, un blog di scrittura creativa poi, che non interessa a nessuno!! Quasi quasi pensano di spostarmi di ufficio… 😀

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